ADDIS ABEBA – Il risveglio etiope di Giorgia Meloni è agrodolce. Ad Addis Abeba ha in agenda un summit dell’Onu sulla sicurezza alimentare, ma l’urgenza politica sono i dazi, dopo l’accordo Trump-von der Leyen sulle tariffe al 15% per i prodotti europei. Il comparto produttivo italiano è in fibrillazione. L’opposizione da ieri notte martella, parlando di “disfatta” e di un “disastro sociale” alle viste. Alle nove di mattina, ore otto in Italia, la premier si ferma con i cronisti che l’aspettano all’uscita dell’hotel Sheraton e spiega che il patto scozzese Usa-Ue non ha contorni ancora definitivi, che bisogna ancora “battersi” per graziare alcuni prodotti dalla falce dei dazi targati Maga. E un po’ le suona all’Europa, che avrebbe “perso tempo” su alcune riforme e che dovrebbe stanziare a stretto giro un pacchetto di aiuti per i settori più scombussolati dalle politiche commerciali dell’altro lato dell’Atlantico.
ADDIS ABEBA – Il risveglio etiope di Giorgia Meloni è agrodolce. Ad Addis Abeba ha in agenda un summit dell’Onu sulla sicurezza alimentare, ma l’urgenza politica sono i dazi, dopo l’accordo Trump-von der Leyen sulle tariffe al 15% per i prodotti europei. Il comparto produttivo italiano è in fibrillazione. L’opposizione da ieri notte martella, parlando di “disfatta” e di un “disastro sociale” alle viste. Alle nove di mattina, ore otto in Italia, la premier si ferma con i cronisti che l’aspettano all’uscita dell’hotel Sheraton e spiega che il patto scozzese Usa-Ue non ha contorni ancora definitivi, che bisogna ancora “battersi” per graziare alcuni prodotti dalla falce dei dazi targati Maga. E un po’ le suona all’Europa, che avrebbe “perso tempo” su alcune riforme e che dovrebbe stanziare a stretto giro un pacchetto di aiuti per i settori più scombussolati dalle politiche commerciali dell’altro lato dell’Atlantico.
In premessa Meloni ripete di non avere ancora elementi “sufficienti” per dare un giudizio complessivo sul patto di Turnberry. Aggiunge che non ha ancora “avuto modo di sentire” von der Leyen. Però manda messaggi rassicuranti, su quota 15%: per Meloni, se la tariffa base “ricomprende i dazi precedenti che di media erano intorno al 5%-4,8%, differentemente da quello che prevedeva un possibile accordo al 10% che sommava i dazi precedenti, secondo me è una base sostenibile». Dopodiché, la presidente del Consiglio lascia intendere che il negoziato non è ancora concluso. Il patto scozzese a suo dire è “un accordo giuridicamente non vincolante, di massima. Nei dettagli su alcune cose c'è ancora da battersi. Bisogna essere certi che ci siano alcuni settori che erano particolarmente sensibili, penso alla farmaceutica, le auto”, accertarsi che “siano al 15%” ma “mi pare che su questo la presidente della Commissione sia stata chiara”. Soprattutto, tocca “verificare quali sono le esenzioni, in particolare su alcuni prodotti agricoli”. Gli acquisti di gas e armi? “Non so ancora esattamente a cosa ci si riferisca”. Italia e Ue, aggiunge, “adesso devono sedersi, continuare a lavorare per ottenere un accordo che sia il migliore possibile”.
Al mondo delle imprese crucciato, Meloni promette sostegni. Non solo italiani, anche da Bruxelles. “Bisognerà a livello nazionale ed europeo lavorare per aiutare quei settori che dovessero essere particolarmente coinvolti da questa decisione. È il lavoro che faremo nelle prossime ore anche parlando con le nostre associazioni degli imprenditori con il nostro mondo industriale”. Segue frecciata all’Ue, che dovrebbe muoversi “non tanto e non solo in termini di aiuti, ma anche rispetto a quello che noi possiamo fare per noi stessi: il tema delle semplificazioni, del mercato unico. C’è tutto un lavoro su cui l’Unione europea non può più perdere tempo, bisogna accelerare e cercare di compensare quelli che possono essere i possibili limiti”.