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Occhiuto indagato lascia e si ricandida: “Decidono i calabresi”

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Dopo l’inchiesta per corruzione, la decisione annunciata a Meloni, Tajani e Salvini. “Non ce l’ho con i pm ma con gli odiatori”
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ROMA – L’annuncio arriva con un video lanciato sui social nel pomeriggio di ieri. Cantiere della metropolitana di Catanzaro sullo sfondo, «ma avrebbe potuto essere Sibari, o il nuovo ospedale di Vibo», in primo piano il presidente di Regione Calabria Roberto Occhiuto che, a poco più di un mese dall’avviso di garanzia per corruzione che la procura di Catanzaro gli ha recapitato, comunica: «Mi dimetto, ma mi ricandido».

Una mossa a sorpresa, ufficialmente, ma non per tutti: i vertici romani dei partiti del centrodestra già sapevano. Antonio Tajani, ovviamente, che nella mattinata di oggi interverrà agli Stati generali del Sud organizzati da Forza Italia a Reggio Calabria proprio subito dopo Occhiuto, che probabilmente proprio da lì ha intenzione di dare il via alla nuova cam…

ROMA – L’annuncio arriva con un video lanciato sui social nel pomeriggio di ieri. Cantiere della metropolitana di Catanzaro sullo sfondo, «ma avrebbe potuto essere Sibari, o il nuovo ospedale di Vibo», in primo piano il presidente di Regione Calabria Roberto Occhiuto che, a poco più di un mese dall’avviso di garanzia per corruzione che la procura di Catanzaro gli ha recapitato, comunica: «Mi dimetto, ma mi ricandido».

Una mossa a sorpresa, ufficialmente, ma non per tutti: i vertici romani dei partiti del centrodestra già sapevano. Antonio Tajani, ovviamente, che nella mattinata di oggi interverrà agli Stati generali del Sud organizzati da Forza Italia a Reggio Calabria proprio subito dopo Occhiuto, che probabilmente proprio da lì ha intenzione di dare il via alla nuova campagna elettorale. Ma anche Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Maurizio Lupi - fanno subito filtrare dalla Capitale - sono stati informati e avrebbero dato luce verde all’operazione, che aggiunge una nuova tessera alla complicata partita delle regionali d’autunno. «Ha fatto bene», commenta a caldo Salvini, che aggiunge «chiede la fiducia non ai magistrati, ma ai cittadini».

Calabria, Occhiuto: "Mi dimetto e mi ricandido. Ce l'ho con gli odiatori, non con i magistrati"

In realtà, nel lungo videomessaggio con cui spiega la decisione di mollare e subito rilanciare, Occhiuto più che prendersela con le toghe che «in una Regione complicata come la Calabria i magistrati devono fare il loro lavoro serenamente», sembra avercela con i suoi. «Nella mia amministrazione oggi - dice testualmente - sta succedendo che è tutto bloccato: nessuno si assume la responsabilità di firmare niente». E chissa se fra i «politici di secondo piano», gli «odiatori», «questi che utilizzano l’inchiesta giudiziaria come una clava per indebolire o per uccidere politicamente il presidente della Regione» non ci sia anche qualcuno che siede fra i banchi della sua maggioranza.

Occhiuto non lo dice, ma con le sue parole sembra ammettere il progressivo isolamento, forse iniziato anche prima dell’avviso di garanzia per corruzione che a metà giugno lo ha raggiunto. Da mesi rumors romani e mugugni calabri suggeriscono nomi alternativi, magari in quota FdI, per la prossima legislatura. Già prima di sapersi indagato, Occhiuto aveva risposto autoricandidandosi pubblicamente. Adesso accorcia i tempi e su se stesso indice una sorta referendum, soprattutto fra i suoi.

Una mossa rischiosa ma calcolata. I tempi sono stretti, troppo per aprire tavoli di confronto e discussioni: le liste vanno depositate nel giro di un mese, di mezzo c’è anche la pausa estiva e con le elezioni plausibilmente fissate tra fine settembre e inizio ottobre, non ci sono neanche troppe settimane di campagna elettorale. Un timing da incubo anche per il Pd calabrese, impantanato in beghe e faide interne, ma che prova ad attaccare: «È un messaggio subliminale rivolto ai suoi e ha voluto nascondere i riflessi delle sue vicende giudiziarie». Si fa sentire il deputato di Avs, Angelo Bonelli: «È sotto inchiesta per corruzione e accusa la politica di bloccarlo. Ma non è lui il presidente?».

Sullo sfondo, ci sono le inchieste che hanno travolto molti degli uomini di fiducia di Occhiuto, voci su nuovi fascicoli, spifferi su nuovi avvisi di garanzia che lo avrebbero raggiunto, «ma io - insiste lui - ho chiarito ogni cosa, non ho nulla da temere». Almeno per il momento.

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