"Gli elementi acquisiti nel corso delle indagini non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna, limitatamente alla posizione della sola presidente del Consiglio Giorgia Meloni, tanto per il reato" di peculato quanto per quello di favoreggiamento: la premier era informata ma non esistono prove di una sua "reale partecipazione nella fase ideativa o preparatoria del reato (...) con le attività poste in essere dagli altri concorrenti". Con queste motivazioni il Tribunale dei ministri ha archiviato la posizione della premier Giorgia Meloni sul caso Almasri.
La vicenda
Per la vicenda del generale libico accusato di crimini di guerra, prima arrestato e poi rilasciato e rimpatriato dalle autorità italiane lo scorso gennaio, risultano ancora indagati per gli stessi reati il sottosegretario Alfredo Mantovano e il ministro degli Interni Matteo Piatendosi. Il Guardasigilli Carlo Nordio, oltre che per il favoreggiamento, è accusato anche di omissione di atti d'ufficio.
"Gli elementi acquisiti nel corso delle indagini non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna, limitatamente alla posizione della sola presidente del Consiglio Giorgia Meloni, tanto per il reato" di peculato quanto per quello di favoreggiamento: la premier era informata ma non esistono prove di una sua "reale partecipazione nella fase ideativa o preparatoria del reato (...) con le attività poste in essere dagli altri concorrenti". Con queste motivazioni il Tribunale dei ministri ha archiviato la posizione della premier Giorgia Meloni sul caso Almasri.
La vicenda
Per la vicenda del generale libico accusato di crimini di guerra, prima arrestato e poi rilasciato e rimpatriato dalle autorità italiane lo scorso gennaio, risultano ancora indagati per gli stessi reati il sottosegretario Alfredo Mantovano e il ministro degli Interni Matteo Piatendosi. Il Guardasigilli Carlo Nordio, oltre che per il favoreggiamento, è accusato anche di omissione di atti d'ufficio.
Archiviazione per Meloni
Sulla premier Meloni il tribunale dei ministri ha chiesto l’archiviazione raccogliendo il parere del procuratore Francesco Lo Voi, inviato il 7 luglio scorso. A “salvare” la presidente del Consiglio il fatto che poteva non sapere: «L’assunzione di responsabilità politica è distinta e retta da principi diversi rispetto a quelli della responsabilità penale» dicono le magistrate Maria Teresa Cialoni, Donatella Cesari e Valeria Cerulli. «Gli elementi indiziari non sono dotati di gravità, precisione e concordanza tali da consentire di affermare in che termini e quando la presidente del Consiglio sia stata preventivamente informata e abbia condiviso la decisione assunta nelle riunioni, rafforzando con questa adesione il programma criminoso» scrivono. Per poi concludere: «Gli elementi acquisiti non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna».
Ad alleggerire la posizione della premier ci sono state le dichiarazioni di Giovanni Caravelli, il numero uno dell’Aise, il nostro servizio estero, che nel ricostruire la vicenda ha spiegato come la presidente del Consiglio «era stata sicuramente informata» ma che «non compare alcun dettaglio o elemento circa la portata, natura e finalità dell’informazione, specie sotto la condivisione delle “decisioni” adottate». Due in particolare: la scelta di non sanare la situazione con la Corte di appello di Roma, non inviando quei documenti che pure erano stati preparati dagli uffici di via Arenula (e rimasti sul tavolo della capa di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, la cui posizione è all’attenzione della procura) e che avrebbero evitato la scarcerazione di Almasri. E la decisione di espellere immediatamente, per ragioni di sicurezza interna, il torturatore libico. Accompagnandolo addirittura a casa con un aereo di Stato. Circostanza sostanzialmente senza precedenti.
I ministri coinvolti
Il provvedimento di archiviazione notificato alla premier lascia intendere che per i due ministri e lo stesso Mantovano si apra la strada dell'autorizzazione a procedere al Parlamento, ovvero la richiesta di un processo. A precedere questo passaggio potrebbe essere, anche solo formalmente, l'invio degli atti dell'inchiesta alla Procura di Roma per un parere. Al momento, secondo fonti parlamentari, nessun documento sarebbe giunto alle Camere: per Mantovano e Piantedosi, non eletti in quanto mai candidati alle elezioni politiche, l'autorizzazione a procedere dovrà essere votata al Senato. Per Nordio, che invece è stato eletto, l'eventuale richiesta di autorizzazione giungerebbe alla Camera.