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Almasri, il precedente di Alemanno per lo scudo a Bartolozzi

Giustizia:Giusi Bartolozzi (S) e il ministro della giustizia Carlo Nordio (D).Palermo 20-07-2025.Mike Palazzotto
Giustizia:Giusi Bartolozzi (S) e il ministro della giustizia Carlo Nordio (D).Palermo 20-07-2025.Mike Palazzotto 
La destra ripesca un caso del 2006 sull’ex ministro An e Tanzi. Le frasi mendaci della “zarina” segnalate ai pm

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Quella volta che Gianni Alemanno e Calisto Tanzi... Per “scudare” la capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, nel caso in cui finisse indagata nell’affaire Almasri, il centrodestra ripesca un precedente del 2006, governo Berlusconi III. L’ex aennino, all’epoca ministro dell’Agricoltura, fu indagato insieme al patron di Parmalat e al di lui collaboratore, Romano Bernardoni. Era in soldoni accusato di avere ricevuto da Tanzi, attraverso Bernardoni, un finanziamento alla sua rivista Area, dopo un intervento su Parmalat, inchiesta che per l’ex sindaco di Roma si risolse nel nulla. Ma alla maggioranza questa storia vecchia di quasi vent’anni serve a mostrare un principio: la richiesta di autorizzazione a procedere spedita a Montecitorio riguardava sia il ministro che due privati cittadini, privi d’incarichi pubblici. Dunque lo scudo parlamentare può estendersi anche a Bartolozzi, è la tesi. Anche se i casi non sono simmetricamente sovrapponibili: per dire, Alemanno in quell’occasione chiese al Parlamento di non avere l’immunità. Dunque non fu scudato nessuno.

Ma è un appiglio che il governo potrebbe sfruttare, se Bartolozzi venisse coinvolta nell’inchiesta. La capo di gabinetto di Nordio ad oggi non è indagata. Ma le sue «dichiarazioni mendaci» sono state segnalate dal tribunale dei ministri alla Procura di Roma, che le sta valutando. La fattispecie sarebbe false dichiarazioni ai pm. Se come appare certo la maggioranza affosserà a fine settembre la richiesta di autorizzazione a procedere per Nordio, Piantedosi e Mantovano, per i due ministri e per il sottosegretario non ci sarà alcun processo. E dunque sarebbe un’eventuale indagine su Bartolozzi a tenere in piedi il filone giudiziario, che cruccia Meloni. Per questo da giorni si ragiona su come mettere comunque al riparo la capo di gabinetto, che l’esecutivo non vuole, forse non può, scaricare, magari visti anche i «segreti» che l’interessata vanta di conoscere, persino davanti alle toghe. E a proposito di segreti, secondo fonti di maggioranza in queste ore lo stesso Nordio sarebbe tornato a premere per tutelare la sua fedelissima. Con il segreto di Stato. Ma va convinta Meloni, finora arci-contraria.

Quanto allo scudo penale, l’opposizione già protesta. Per Matteo Renzi «la guarentigia costituzionale vale per la premier e i ministri, non per Bartolozzi». Il punto è il perimetro della legge del 1989 sulle autorizzazioni a procedere, che possono essere richieste per chi ha agito «in concorso» con esponenti di governo, «anche se non ministro né parlamentare». Ma non vale in ogni caso. Per il costituzionalista Stefano Ceccanti, «quando si tratta di reati ministeriali, vengono pacificamente attratti nella stessa procedura i cosiddetti imputati “laici” che concorrono alle stesse ipotesi di reato. L’unico modo per far sì che non siano attratti è che abbiano commesso reati in modo autonomo, ma dalle carte del caso Almasri gli stessi magistrati descrivono un sistema senza autonomia dei singoli».

C’è anche il nodo dei tempi. Se Bartolozzi fosse indagata dopo il voto del Parlamento sui ministri, sarebbe comunque scudata? «Si rischia un conflitto di attribuzione, che porrebbe la Camera». Ma in questo caso «non ci sono precedenti identici». E se la capo di gabinetto non fosse indagata per un reato “in concorso” con Nordio, ma per false dichiarazioni? «La Camera potrebbe forse comunque sollevare il conflitto, sostenendo che sia un’interpretazione forzata». Lo scontro con le toghe salirebbe di livello.

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