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Cirielli: “Kiev non può arrendersi, bisogna trovare una mediazione”

(ansa)

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Il viceministro agli Affari esteri: “Trump è un pragmatico, riuscirà a mediare. La guerra non la vince nessuno. Faremo di tutto per arrivare alla fine”
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ROMA – «Certo, non si può fare pace costringendo l’Ucraina ad arrendersi. Non sarebbe pace, se non fosse giusta. Ma sono fiducioso che Trump sappia tenere in equilibrio tutto ciò che c’è in gioco: il diritto, le ragioni, gli interessi». Netto, Edmondo Cirielli. Viceministro agli Affari esteri, ma anche il meloniano in predicato di correre per il centrodestra come governatore della Campania, rivendica con orgoglio che «il nostro Paese con Giorgia Meloni non ha mai avuto sbandamenti: siamo con l’Ucraina e per la sicurezza dell’Europa, anche se faremo di tutto per arrivare alla fine di questo assurdo conflitto».

Viceministro Cirielli, dopo le illusorie mediazioni di Trump, negli scorsi mesi, ripone fiducia nel summit di Ferragosto in Alaska?

«Difficil…

ROMA – «Certo, non si può fare pace costringendo l’Ucraina ad arrendersi. Non sarebbe pace, se non fosse giusta. Ma sono fiducioso che Trump sappia tenere in equilibrio tutto ciò che c’è in gioco: il diritto, le ragioni, gli interessi». Netto, Edmondo Cirielli. Viceministro agli Affari esteri, ma anche il meloniano in predicato di correre per il centrodestra come governatore della Campania, rivendica con orgoglio che «il nostro Paese con Giorgia Meloni non ha mai avuto sbandamenti: siamo con l’Ucraina e per la sicurezza dell’Europa, anche se faremo di tutto per arrivare alla fine di questo assurdo conflitto».

Viceministro Cirielli, dopo le illusorie mediazioni di Trump, negli scorsi mesi, ripone fiducia nel summit di Ferragosto in Alaska?

«Difficile dirlo. Ma il tema vero è che la guerra non la sta vincendo nessuno. Anche se politicamente l’ha persa il gigante Putin, su questo non ci piove. E vanno sostenute, incoraggiate le strade che portano a una trattativa responsabile, razionale».

Ma Mosca pretenderebbe per il cessate il fuoco, oltre alla Crimea già annessa, anche le regioni orientali.

«Non si può decidere in casa d’altri, specie quando i massacri gravano sui territori. E non mi riferisco solo alle vittime innocenti dell’Ucraina, ma anche ai soldati, ucraini e anche russi: ne muoiono 200 al giorno, quelli chiamati a difendere il proprio Paese e quelli mandati da Mosca a morire. Perché guardi, sono un generale, e per me le vite dei militari, come dei miei uomini, non sono mai state di serie B. Ma si può e si deve decidere nel solco delle norme che tutelano la sicurezza degli Stati e l’indipendenza dei popoli. Cedere oggi significherebbe aprire domani ad altri conflitti».

Quindi la pace sì, ma a patto di non cancellare le ragioni e la resistenza dell’Ucraina?

«Non si può fare pace calpestando il diritto internazionale. D’altro canto, non credo che il presidente degli Stati Uniti, leader così pragmatico, intelligente uomo d’affari, non metta in conto che bisognerà mediare tra le due posizioni. Non credo che partirà con l’idea di dare il 90 a Mosca e il 10 a Kiev. Magari potrà arrivare al 55 e 45, al massimo al 60 contro il 40».

E se fosse una finzione? Putin punterebbe, più o meno esplicitamente, al 100 per cento: non rinuncerebbe a nessuna delle altre quattro Lugansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia.

«Difficile entrare nella dettagliata conta dei territori e delle aree in gioco, ma non credo che Zelensky possa cedere a pretese vaste e tassative. Innanzitutto perché sarebbe ingiusto, poi ne va anche della sua sopravvivenza politica. Nella nazione democratica dell’Ucraina si tornerà a votare, prima o poi, e dubito abbiano tutti una gran voglia di arrendersi, con la resistenza e il durissimo prezzo che stanno pagando. Poi esistono le ragioni della diplomazia e del compromesso, ma funzionano in un contesto di equilibrio. In ogni caso, sono comunque ottimista, questa strada va battuta a ogni costo».

Macron ha ridetto: il futuro dell’Ucraina si decide con Kiev e con l’Ue. E’ anche una sveglia a Roma? Siete troppo sbilanciati su Trump?

«Non lo penso assolutamente. Grazie a Meloni l’Italia si è comportata in maniera impeccabile con l’Ucraina, tenendo uno scambio sempre leale con gli Stati Uniti. E quindi, sì, abbiamo un atteggiamento di grande apertura rispetto all’iniziativa di Trump: per noi è impensabile dividerci dall’America. Ma sul piano del diritto internazionale, Kiev ha ragioni da vendere e, anche dal punto di vista del mondo del futuro, la sconfitta dell’Ucraina per via diplomatica aprirebbe a un mondo di guerre, dove ogni prepotente potrebbe aprire conflitti, pensando che poi la comunità internazionale si limiterà a prendere atto».

Su Putin, tuttavia, il suo governo sembra avere un occhio di riguardo. Il ministro Nordio ha congelato il mandato della Corte penale internazionale.

«Non credo le cose stiano così. Non se n’è parlato, al governo, non mi risulta. Personalmente penso che un tale “congelamento” potrebbe essere possibile solo nel caso fosse d’accordo anche Zelensky, in vista di un incontro e di trattative in Italia, per portare alla pace».

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