ROMA – Restare «al fianco di Trump», dunque sostenerne gli sforzi nelle trattative con Putin. «Ma dev’essere Kiev a decidere del suo destino», conservando un esercito pienamente operativo. È questa la linea equilibrista che consegna Giorgia Meloni ai vertici del governo e della diplomazia, prima che l’ambasciatore Fabrizio Saggio, suo consigliere diplomatico, s’imbarchi per la Gran Bretagna, destinazione Chevening House nel Kent. Nelle ore che precedono il summit convocato da JD Vance, la premier (dalla vacanza in Grecia) sente alcuni partner internazionali. Si ragguaglia con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Soprattutto, ha un lungo scambio con il cancelliere tedesco, Friedrich Merz. Ed è con Berlino, dopo l’iniziativa su Gaza, che prova a fare asse Palazzo Chigi. Viste anche le dichiarazioni di Emmanuel Macron, il più ruvido nell’esporsi di fronte all’iniziativa americana in Alaska.
ROMA – Restare «al fianco di Trump», dunque sostenerne gli sforzi nelle trattative con Putin. «Ma dev’essere Kiev a decidere del suo destino», conservando un esercito pienamente operativo. È questa la linea equilibrista che consegna Giorgia Meloni ai vertici del governo e della diplomazia, prima che l’ambasciatore Fabrizio Saggio, suo consigliere diplomatico, s’imbarchi per la Gran Bretagna, destinazione Chevening House nel Kent. Nelle ore che precedono il summit convocato da JD Vance, la premier (dalla vacanza in Grecia) sente alcuni partner internazionali. Si ragguaglia con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Soprattutto, ha un lungo scambio con il cancelliere tedesco, Friedrich Merz. Ed è con Berlino, dopo l’iniziativa su Gaza, che prova a fare asse Palazzo Chigi. Viste anche le dichiarazioni di Emmanuel Macron, il più ruvido nell’esporsi di fronte all’iniziativa americana in Alaska.
Meloni, rispetto al presidente francese, insiste su un punto, nelle interlocuzioni di queste ore tribolate. E lo stesso farà l’Italia nella riunione in Gran Bretagna. L’Europa deve restare agganciata agli Stati Uniti, in questo tornante della storia. Dunque la svolta negoziale di Trump, è la linea, va appoggiata. Anche nel faccia a faccia con Putin, che resterà comunque «a due», ripetono fonti dell’esecutivo. E l’Europa? Nel summit del Kent si discute del ruolo del Vecchio continente.
L’Ue preme per essere parte delle trattative. Meloni è convinta che «gli europei» debbano essere ai tavoli. Non è una sfumatura. Più che l’Unione - ma l’Italia su questo non è isolata - sembra farsi largo l’ipotesi che sia il nucleo di Paesi che guida l’Ue a doversi accomodare al negoziato, avere un ruolo. Non subito, nel faccia a faccia tra il tycoon e l’autocrate del Cremlino della prossima settimana. Ma nei round successivi. Secondo fonti diplomatiche italiane, una soluzione potrebbe essere la formula E4, che comprende oltre a Roma i leader di Parigi, Berlino e Londra. Ma è ancora presto per questo livello di dettagli. In Italia anche su questo la Lega dà già battaglia: «L’Ue di Von der Leyen ha già dato prova di non essere capace di negoziare, si è visto sui dazi - attaccava ieri il vice di Salvini, Roberto Vannacci - Meglio dunque che sia Trump».
Anche per Meloni, comunque, è fondamentale arrivare a un cessate il fuoco, accelerare sul negoziato. Nonostante le diversità di vedute tra le due sponde dell’Atlantico, con gli europei che chiedono di mantenere alta la pressione con le sanzioni, posizione condivisa dall’Italia, e gli americani che vorrebbero evitare inasprimenti prima dell’incontro Trump-Putin di Ferragosto.
Restano alcune discordanze con la Francia, ma per Meloni, ottenuti i briefing sull’esito del vertice di Chevening, è comunque positivo che sia emerso uno «spirito costruttivo», la volontà di tracciare «un percorso comune con gli Stati Uniti» per arrivare a una pace il più possibile «giusta». Ed è un fatto che l’Europa si stia ricompattando, ponendosi quasi come filtro a Zelensky tra gli Usa e la Russia.
Restano diversi punti irrisolti. Come il tipo di garanzie da offrire a Kiev, per tutelarla da una nuova offensiva russa dopo un eventuale cessate il fuoco. Più che un’adesione al patto atlantico, l’idea italiana, da tempo, è quella di estendere al paese di Zelensky lo scudo dell’articolo 5 della Nato.
In generale le garanzie, si discute nel Kent, potrebbero essere estese in parallelo con la cessione di territori. Nel vertice inglese, sostengono fonti italiane, non si parla invece di contingenti di soldati con funzioni di peace keeping, pallino franco-britannico a lungo osteggiato da Meloni.