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Milano, assessore e costruttore insieme nella chat “Pirellino”

Milano, assessore e costruttore insieme nella chat “Pirellino”

A colpire è l’identità e la diversità di ruoli dei partecipanti

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La chat di gruppo si chiama “Pirellino”, come uno dei progetti-simbolo al centro dell’inchiesta. Il primo messaggio è del 12 luglio 2023, l’ultimo del 14 luglio scorso, due giorni prima che esplodesse l’indagine sul mattone a Milano. A colpire è l’identità e la diversità di ruoli dei tre partecipanti: l’imprenditore Manfredi Catella da una parte e coloro che i pm definiscono con durezza i suoi «dipendenti privati», cioè l’ex assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi e il direttore generale del Comune Christian Malangone.

Tutti insieme virtualmente, come si legge dai 309 messaggi trascritti in 125 pagine agli atti, tra idee, suggerimenti, complimenti reciproci e preoccupazioni. Nel febbraio 2024 tutti sperano infatti nel “Salva Milano”, la legge per sanare i presunti abusi edilizi sui quali indaga la procura. Catella informa la ristretta platea. «Dalle nostre relazioni istituzionali: Salvini proporrà un decreto- legge (con alcuni condoni /sanatorie) a quanto pare per sanare diverse situazioni di non conformità. Non c’è ancora testo e timing ma stiamo monitorando per avere un quadro più chiaro, utile per Milano». Tancredi: «Bene, cerchiamo di capire». Anche perché, riflette l’assessore, «il “caso Milano” può essere la miccia che innesca un riordino strutturale e strategico dell’urbanistica (...). Ma sinceramente non nutro grandi speranze, e come al solito, caro Manfredi, dovremo ingegnarci con le nostre idee ed energie». Amara replica: «Come sempre caro Giancarlo». E infatti si mette male. «Sta cosa del Salva Milano finita così ci mette in una situazione...», riflette Malangone. Nel 2023 l’imprenditore pubblica in chat un «documento interno riservato» sui progetti di Coima. «Gran progetto», commenta Tancredi con otto punti esclamativi. E il patron del colosso: «Quando il Comune funzionava alla grande e lo lasciavano lavorare». Tancredi annuisce: «Touchè». Del resto è l’imprenditore a sostenere: «Lascerei politica a parte che purtroppo non mi sembra nobile da nessuna parte in questo periodo storico». La collaborazione è proficua. Il direttore generale chiede: «Manfredi dobbiamo fare da soli. Hai qualche linea». Certo: «Stiamo rivedendo elenco di idee che potrebbero definirsi a livello comunale come avevate ipotizzato».

È in questa chat che Tancredi chiede ironicamente a Catella «Mi confermi come assessore?», e l’altro dice «Voi siete i best ever», i migliori di sempre. In una conversazione privata, invece, il costruttore si lamenta degli inciampi per un progetto fermo in commissione per il Paesaggio e l’assessore quasi si scusa: «Purtroppo i miei non mi hanno informato della seduta se no sarei intervenuto prima. Vediamo...». Tornando alla chat, lo scorso aprile i toni si fanno più aspri. Il privato auspica «di non avere ulteriori ritardi che come condiviso non sono sostenibili». Lo stesso messaggio – senza risposta – lo manda a Beppe Sala.

Stamattina Tancredi sarà davanti ai giudici del Riesame per chiedere la revoca dei domiciliari. Stessa richiesta che faranno il manager Federico Pella e l’ex presidente della commissione per il Paesaggio Giuseppe Marinoni. Per Catella l’appuntamento è il 20 agosto. Nel frattempo sono già usciti dal carcere e dai domiciliari il costruttore Andrea Bezziccheri e l’architetto Alessandro Scandurra. Anche loro presunti componenti del «sistema» che pilotava l’urbanistica in città. Oggi sono liberi, entro 45 giorni si saprà il perché delle motivazioni: solo assenza di esigenze cautelari o dubbi sui gravi indizi? C’è attesa per le decisioni sugli altri arrestati.

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