ROMA – «Penso che sbaglieremmo se perdessimo di vista un elemento di queste elezioni d’autunno», avverte Stefano Bonaccini, eurodeputato e presidente del Pd. «Nelle tre regioni governate dal centrosinistra non dobbiamo solo fare il lavoro giusto per rivincere, ma coltivare l’obiettivo di rivincere bene».
Facile a dirsi, presidente. Partiamo dalla Puglia, che è in stallo da settimane. Decaro sbaglia a porre veti?
«Ma tutti stanno aspettando Antonio: ha caratura da leader nazionale, ha preso mezzo milione di preferenze alle Europee , ama la sua terra in maniera viscerale. Tant’è che la destra non saprebbe nemmeno chi schierargli contro».
Quindi, Emiliano deve capire e farsi da parte?
«Da presidente del Pd non interferisco, sia chiaro. Ma poiché stimo Michele, gli dico: m…
ROMA – «Penso che sbaglieremmo se perdessimo di vista un elemento di queste elezioni d’autunno», avverte Stefano Bonaccini, eurodeputato e presidente del Pd. «Nelle tre regioni governate dal centrosinistra non dobbiamo solo fare il lavoro giusto per rivincere, ma coltivare l’obiettivo di rivincere bene».
Facile a dirsi, presidente. Partiamo dalla Puglia, che è in stallo da settimane. Decaro sbaglia a porre veti?
«Ma tutti stanno aspettando Antonio: ha caratura da leader nazionale, ha preso mezzo milione di preferenze alle Europee , ama la sua terra in maniera viscerale. Tant’è che la destra non saprebbe nemmeno chi schierargli contro».
Quindi, Emiliano deve capire e farsi da parte?
«Da presidente del Pd non interferisco, sia chiaro. Ma poiché stimo Michele, gli dico: meglio sentirci utili, che indispensabili. Dopo aver guidato, e bene, per dieci anni la Puglia, si può cambiare esperienza e svolgere ruoli altrettanto importanti ancorché, come nel suo caso, meritati».
Altra spina, la Campania.
«Per onestà va fatta una premessa. Vincenzo De Luca è stato un ottimo presidente: lascia la Campania molto meglio di come l’aveva presa, e se il centrosinistra starà unito ha fortissime chance di vincere bene...».
Ma dare la segreteria regionale al figlio del governatore uscente, Piero, non è stato un “patto” troppo generoso?
«Guardi, Piero potrebbe essere un buon segretario regionale, ma io dico non in quanto figlio di: per competenze e capacità».
E Ruotolo e Sarracino, tra l’altro i più vicini a Schlein, adirati per questa soluzione?
«Deciderà il Pd campano. Una cosa è certa: dopo anni di commissariamento, è comunque giusto, necessario avere un congresso e un segretario eletto».
Il dualismo Conte-Schlein che riaffiora ogni volta: si viaggia in armonia almeno sulle regionali?
«No, non ricaschiamoci, le Regionali saranno appunto un test nazionale: ci vivono 20 milioni di cittadini, e due terzi di questi sono nelle tre regioni governate dal centrosinistra. Che appunto, vanno confermate e consolidate. Mentre combattiamo nelle altre a testa alta».
Lei spera anche nelle Marche?
«Ma certo, Ricci può replicare l’Umbria: le Marche guidate dalla destra sono in forte crisi economica e con la sanità pubblica in costante peggioramento. E anche in Veneto, Calabria e Val d’Aosta vogliamo giocarcela fino in fondo. Ma guai a riproporre competizioni tutte interne al centrosinistra, per poi divederci e regalare come tre anni fa la vittoria alle destre».
Siamo all’incognita Calenda. Azione in Puglia sta col Pd, ma in Campania, Toscana, Calabria è contro.
«Francamente, non capisco quale sia il vero orizzonte, l’idea-guida, di Calenda. A volte mi chiedo se davvero si ritenga alternativo, come dice, a chi sta col peggio del mondo, in questo momento. Cioè a una destra sovranista che si sente vicina a Trump, a Orban, a Le Pen, a Netanyahu».
Cosa gli direbbe?
«Una cosa elementare: Carlo, ci sono momenti della storia in cui bisogna avere il coraggio e la forza di mettere da parte qualche differenza, qualche divisione, se si condividono valori comuni. Mi auguro che da qui al 2027 ci si possa ritrovare per battere assieme queste destre».
Anche perché ci sarebbe quel mantra sul centro da ricostruire, sui cattolici da convincere.
«Ecco, io mi reputo orgogliosamente di sinistra. Ma sappiamo tutti che milioni di cittadini e di elettori, al netto della grande astensione, che non si dichiareranno di sinistra, mica tutti vogliono acconciarsi a una destra così sovranista e populista. Tocca a noi convincerli che si può aver fiducia in un nuovo centrosinistra».
E le elezioni politiche che verranno? Saranno anti-Meloni?
«Intanto, partiamo dal presupposto che a Meloni vanno riconosciute solo due cose: bravissima a tenere unita la coalizione, a farla galleggiare nonostante le fratture tra loro, e pure senza alcuna riforma né visione di futuro. Anzi, l'Italia sta arretrando e gli italiani stanno peggio di prima. Il Paese conta sempre meno sulla scena internazionale, mentre sul versante interno stanno peggiorando sia la situazione economica che quella sociale: non c'è un solo provvedimento che abbia migliorato la condizione di famiglie o imprese, i cittadini faticano sempre più a curarsi e la sanità pubblica non era mai stato portata così in basso».
In compenso, si spenderanno più soldi per le armi. E da eurodeputato Pd, ammetta che siete divisi anche voi.
«Voglio essere chiaro di nuovo: il Pd è a favore della difesa comune, l’ombrello americano, per come lo abbiamo conosciuto per ottant'anni, non ci sarà più. Ma l'Europa ha bisogno di costruire un proprio sistema di difesa e deterrenza. Invece, l'aumento di spese di difesa al 5% imposto da Trump e che Meloni ha supinamente accettato, è semplicemente folle: significherebbe investire 80 miliardi di euro in più e smantellare lo stato sociale del Paese. Meloni ha firmato un'ipoteca impossibile, non a caso balbetta su come e dove trovare quelle risorse. Bravo invece il socialista Sanchez, che ha mostrato la schiena dritta a questi sovranisti da operetta».
Non aveva detto che il centrosinistra non dovrebbe solo parlare contro Meloni?
«Difatti. Come centrosinistra, che non può non rilevare contraddizioni e cadute di questa destra, noi dobbiamo costruire quella che io chiamo Alternativa, cioè una proposta per un'Italia più giusta, sostenibile e competitiva. E lo dobbiamo fare con la forza, le energie, le capacità di tutto il centrosinistra: unito».