✕

L’ovazione, le promesse, gli attacchi. Giorgia Meloni conquista la platea del Meeting

Ascolta l'audio

La premier tocca tutti i temi più cari ai cattolici di Comunione e liberazione: la famiglia, le scuole paritarie, la maternità surrogata. E promette battaglia sull’immigrazione
2 minuti di lettura

RIMINI – Tra slogan di facile presa (“la droga fa schifo”) e strizzatine d’occhio alla platea ciellina, come le promesse sulla parità scolastica, Giorgia Meloni conquista la platea del Meeting con un discorso a tratti duro, all’attacco, soprattutto sull’immigrazione, avendo come bersaglio l’opposizione – era scontato – e soprattutto la magistratura. Molti applausi, folla come mai si era vista, due standing ovation, giornalisti tenuti alla larga: missione compiuta.

“Andremo avanti con riforma della giustizia – promette - nonostante le invasioni di campo di una minoranza di giudici politicizzati che provano a sostituirsi al parlamento e alla volontà popolare”. La premier respinge le critiche dell’Associazione nazionale magistrati alla riforma Nordio e il sospetto che il fine ultimo sia la sottomissione dei pm all’esecutivo. “Andremo avanti – dice - non per sottomettere il potere giudiziario a quello politico, ma per rendere la giustizia più efficiente per i cittadini e meno condizionata…

RIMINI – Tra slogan di facile presa (“la droga fa schifo”) e strizzatine d’occhio alla platea ciellina, come le promesse sulla parità scolastica, Giorgia Meloni conquista la platea del Meeting con un discorso a tratti duro, all’attacco, soprattutto sull’immigrazione, avendo come bersaglio l’opposizione – era scontato – e soprattutto la magistratura. Molti applausi, folla come mai si era vista, due standing ovation, giornalisti tenuti alla larga: missione compiuta.

“Andremo avanti con riforma della giustizia – promette - nonostante le invasioni di campo di una minoranza di giudici politicizzati che provano a sostituirsi al parlamento e alla volontà popolare”. La premier respinge le critiche dell’Associazione nazionale magistrati alla riforma Nordio e il sospetto che il fine ultimo sia la sottomissione dei pm all’esecutivo. “Andremo avanti – dice - non per sottomettere il potere giudiziario a quello politico, ma per rendere la giustizia più efficiente per i cittadini e meno condizionata dalla mala pianta delle correnti politiche, per liberarla dalla politica”. Ma l’attacco ai magistrati arriva anche sul passaggio contro l’immigrazione clandestina, visto che il piano del governo – con il costoso centro di detenzione in Albania – si è rivelato fin qui inutile. La minaccia di Meloni è pesante, i toni si alzano: “Voglio dire con chiarezza che ogni tentativo che verrà fatto di impedirci di governare il fenomeno” dell'immigrazione illegale “verrà rispedito al mittente: non c'è giudice, politico o burocrate che possa impedirci di fare rispettare la legge dello Stato italiano, di garantire la sicurezza dei cittadini, di combattere gli schiavisti del terzo millennio”.

Il Meeting si era aperto una settimana fa con un intervento, molto apprezzato da Cl, di Mario Draghi sul rischio “irrilevanza” dell’Unione Europea. Meloni condivide l’analisi, ma poi irride chi criticava il suo sovranismo e i suoi no all’euro e all’Ue. “L'Europa- ammette - sembra sempre più condannata all'irrilevanza geopolitica, incapace di rispondere efficacemente alle sfide di competitività poste dalla Cina e dagli Stati Uniti, come ha giustamente rilevato Mario Draghi qualche giorno fa da questo palco. Ora io che sono passata dall'essere un'impresentabile per aver collocato il mio partito all'opposizione del governo Draghi all'essere definita una draghiana di ferro.... domani mi divertirò a leggere i giornali su dove mi collocheranno, ma mi interessa il fatto che molte delle critiche che ho sentito rispetto all'attuale condizione dell'Ue le condivido così tanto da averle formulate molto spesso nel corso degli anni, tanto da venire criticata aspramente anche da chi oggi si spella le mani. Sapevo che prima o poi tutti avrebbero dovuto fare i conti con la realtà”.

L’opposizione viene sbertucciata, attacca più volte per i suoi “ideologismi”, ma la parte più forte è forse quella contro il centrosinistra sul tema Israele-Hamas. Dopo aver rivendicato di essere “il primo paese non musulmano per evacuazioni sanitarie da Gaza”, la premier affonda: “C'è chi urla slogan o scrive le mozioni e chi salva bambini. Io sono fiera di fare parte dei secondi”.

Nessuno parola sui dazi e la guerra commerciale scatenata dall’amico Trump, nulla sulle tensioni della maggioranza che hanno animato l’estate. Però con Matteo Salvini, atteso al Meeting nel pomeriggio, Meloni farà in modo di non incrociarsi. Complice un’inattesa “visita privata” a San Patrignano, la premier corre via da Rimini appena scesa dal palco, quando Salvini ancora non è arrivato. Dalla Lega fanno sapere che i due si sono sentiti al telefono per parlare del “piano casa” e che non ci sono problemi: “Non si sono salutati di persona solo per problemi di agenda, alla luce della visita a San Patrignano della premier e del programma di Salvini, che visiterà gli stand prima del panel delle 15”.

Leggi i commenti