Rimini – La frustata che Mario Draghi ha dato alle istituzioni europee in apertura del Meeting, spronandole a riformarsi pena l’irrilevanza, produce ancora scosse telluriche. La presidente dell’Eurocamera, la popolare Roberta Metsola, da Rimini mostra di condividere l’analisi e l’allarme dell’ex premier italiano: «La forza economica, che è il soft power dell’Unione europea, non è più sufficiente: lo status quo non può bastare. Noi siamo davanti a un bivio: o cambiamo – ammette - o siamo destinati all’irrilevanza».
Ma da Metsola, come anche dal vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto che interviene in un altro panel, arrivano anche puntute e persino stizzite (e il caso di Fitto) repliche alle analisi più pessimistiche di Draghi. Per dire, la stoccata su un’Europa che sarebbe stata mera «spettatrice» sulla guerra a Gaza e in Ucraina, vede Metsola dissentire platealmente: «L’Unione europea non è mai stata spettatrice e non lo deve diventare mai». Kiev, «se è ancora libera è gra…
Rimini – La frustata che Mario Draghi ha dato alle istituzioni europee in apertura del Meeting, spronandole a riformarsi pena l’irrilevanza, produce ancora scosse telluriche. La presidente dell’Eurocamera, la popolare Roberta Metsola, da Rimini mostra di condividere l’analisi e l’allarme dell’ex premier italiano: «La forza economica, che è il soft power dell’Unione europea, non è più sufficiente: lo status quo non può bastare. Noi siamo davanti a un bivio: o cambiamo – ammette - o siamo destinati all’irrilevanza».
Ma da Metsola, come anche dal vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto che interviene in un altro panel, arrivano anche puntute e persino stizzite (e il caso di Fitto) repliche alle analisi più pessimistiche di Draghi. Per dire, la stoccata su un’Europa che sarebbe stata mera «spettatrice» sulla guerra a Gaza e in Ucraina, vede Metsola dissentire platealmente: «L’Unione europea non è mai stata spettatrice e non lo deve diventare mai». Kiev, «se è ancora libera è grazie all’intervento europeo», quanto a Gaza, «ci sarà una posizione molto forte del Parlamento europeo», assicura tra gli applausi dei ciellini.
Lo scatto d’orgoglio contro le critiche di Draghi è invece del meloniano Raffaele Fitto, che guida da vicepresidente esecutivo la Commissione Ursula: «Non vedo un’Europa spettatrice – replica all’ex presidente della Bce - vedo anzi un’Europa che sta facendo alle condizioni date il lavoro migliore possibile». Come esempio Fitto cita l’accordo sui dazi siglato con Trump, «perché come sappiamo l’Europa ha avuto un accordo migliore rispetto a tutti gli altri interlocutori, l’alternativa sarebbe stata una guerra commerciale. Bisogna lavorare semmai in questa direzione per migliorarlo ancora». Quindi, «va benissimo dire di spronare l’Europa, ma dico di spronarci tutti. In un momento così delicato e difficile per l’Unione europea, il tema non è solo dire, ma fare cose concrete e contribuire a trovare soluzioni».
Passa quindi in secondo piano il fatto che Draghi le sue soluzioni le abbia indicate e messe anche per iscritto in un corposo report commissionato proprio da Ursula von der Leyen. Un altro che ha lasciato in eredità alla Commissione un piano per rilanciare la competitività Ue è Enrico Letta, oggi presidente dell’istituto Jacques Delors, che invita Fitto a sfidare e incalzare gli Stati membri: «Dobbiamo aiutare la Commissione ad essere ambiziosa e a mettere gli Stati membri davanti alle loro responsabilità. Se faremo così, incalzando per avere delle date certe entro cui compiere delle azioni concrete, avremo degli importanti risultati. Altrimenti gli Stati non faranno nulla». E attenzione, ricorda Letta, «veniamo da anni di grandi investimenti extrabudget ma stiamo tornando a bilanci magri, pre-Covid, e sarà una situazione da allarme rosso perché aumentano anche le richieste politiche all’Ue da parte dei cittadini».
È proprio Fitto a lanciare infatti il suo warning anche nei confronti di quanti, in Italia, ancora si cullano nell’idea che il Pnrr possa essere prorogato oltre la sua naturale scadenza. «Una proroga del Pnrr – avverte non è possibile. La scadenza è quella nota ed è agosto del 2026». Ma siccome anche in Europa qualche scappatoia si trova sempre, il vice di von der Leyen la suggerisce ai ritardatari: «Quello che è possibile sono gli strumenti finanziari, già previsti all’interno dei Piani nazionali di ripresa, che non hanno l’obbligo di completare la spesa entro agosto del ‘26 ma di individuare solo il beneficiario finale prima di quella data. Successivamente possono essere utilizzate queste risorse».
Oggi torna al Meeting, per la prima volta da presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Il discorso, dicono i suoi, sarà lungo e impegnativo, e sarà in gran parte dedicato alle crisi internazionali, all’intesa sui dazi, con alcune anticipazioni sulle direttrici della legge di bilancio. Sarà anche l’occasione per qualche promessa sulle politiche a favore della famiglia, che vedono il popolo di cielle abbastanza in freddo per l’inazione del governo. Dopo di lei parlerà Matteo Salvini e chissà se i due si faranno fotografare insieme per mostrare una concordia che in questa agosto - vedi il caso Macron- sembra del tutto evaporata.