ROMA – Non giriamoci attorno: quella di Stefano Beltrame a Mosca è una nomina in quota Lega. E segna il ritorno a una forte tendenza alla lottizzazione politica. Non è sempre stato così, soprattutto nel caso dei diplomatici chiamati a rappresentare il Paese. Ed è sempre stato un segno di rispetto nei confronti delle Istituzioni. Indicare una persona così vicina a Matteo Salvini non è un bel segnale». Non ha dubbi Riccardo Magi, segretario di +Europa, che sgrana gli occhi a fronte della nomina del diplomatico indicato dalla Farnesina.
Perché pensa che non sia un bel segnale?
«Voglio ricordare che Beltrame era il consigliere del leader leghista ai tempi della massima vicinanza di Salvini e della Lega con la Russia di Putin. Erano gli stessi anni, prima ancora della nascita del governo …
ROMA – Non giriamoci attorno: quella di Stefano Beltrame a Mosca è una nomina in quota Lega. E segna il ritorno a una forte tendenza alla lottizzazione politica. Non è sempre stato così, soprattutto nel caso dei diplomatici chiamati a rappresentare il Paese. Ed è sempre stato un segno di rispetto nei confronti delle Istituzioni. Indicare una persona così vicina a Matteo Salvini non è un bel segnale». Non ha dubbi Riccardo Magi, segretario di +Europa, che sgrana gli occhi a fronte della nomina del diplomatico indicato dalla Farnesina.
Perché pensa che non sia un bel segnale?
«Voglio ricordare che Beltrame era il consigliere del leader leghista ai tempi della massima vicinanza di Salvini e della Lega con la Russia di Putin. Erano gli stessi anni, prima ancora della nascita del governo gialloverde, del patto — mai rescisso — tra il partito di Putin e la Lega di Salvini».
In cosa si traduce?
«È un segnale che si manda a Mosca, di certo non è una nomina sgradita al Cremlino, mettiamola così. Sebbene si tratti di un ambasciatore rispettabilissimo: non ne faccio una questione personale, ma politica. È un segnale sbagliato mentre Putin sta prendendo in giro tutti e anche il segretario della Nato dice di fare attenzione a non essere ingenui, con la Russia che gioca a fare la pacifista mentre continua a massacrare civili in Ucraina».
Lo ha detto anche la premier: le bombe su Kiev dimostrano chi non ha intenzione di trattare.
«Il problema è che l’Italia da una parte accarezza la mano di Trump, dall’altra invia a Mosca un ambasciatore gradito a Putin. Come se il nostro governo pensasse già a un domani di pacificazione, ma questo domani non si vede perché Putin non vuole la pace. Noi non dimentichiamo l’immagine di Salvini dalla piazza Rossa con la maglietta di Putin, indossata anche a Strasburgo, sostenendo che preferiva mezzo Putin a due Mattarella. È chiaro che il vero nemico di Putin non è l’Ucraina ma l’Ue, per i valori che rappresenta. E che Meloni e i suoi amici sovranisti di mezza Europa hanno contribuito a indebolire».