Il Pd: Chiocci smentisca o lasci subito. I vertici Rai restano spiazzati ma preparano la successione
Giovanna VitaleA sentir loro, nessuno ne sapeva niente. In Rai persino i fedelissimi sono stati tenuti all’oscuro delle manovre delle sorelle Meloni che, come di consueto ogni fine estate, riservano sorprese a mezzo stampa per una ripresa col botto. L’altr’anno era la separazione di Arianna dal ministro Francesco Lollobrigida. Quest’anno, il divorzio di Gian Marco Chiocci dal Tg1 per contrarre un nuovo matrimonio (professionale): stavolta con la premier in persona, che due anni orsono lo aveva imposto direttore della testata ammiraglia e adesso lo vuole ancora più vicino, a palazzo Chigi.
E se anche se le ricostruzioni sulla manina che ha svelato la trattativa divergono — c’è chi dice diffusa ad arte per preparare il terreno, perché non è normale passare senza soluzione di continuità dal più importante telegiornale pubblico alla sede del governo, e chi invece per bruciare Chiocci e far saltare l’operazione — fatto sta che la notizia ha gettato scompiglio ai piani alti di Viale Mazzini, dove la lott…
A sentir loro, nessuno ne sapeva niente. In Rai persino i fedelissimi sono stati tenuti all’oscuro delle manovre delle sorelle Meloni che, come di consueto ogni fine estate, riservano sorprese a mezzo stampa per una ripresa col botto. L’altr’anno era la separazione di Arianna dal ministro Francesco Lollobrigida. Quest’anno, il divorzio di Gian Marco Chiocci dal Tg1 per contrarre un nuovo matrimonio (professionale): stavolta con la premier in persona, che due anni orsono lo aveva imposto direttore della testata ammiraglia e adesso lo vuole ancora più vicino, a palazzo Chigi.
E se anche se le ricostruzioni sulla manina che ha svelato la trattativa divergono — c’è chi dice diffusa ad arte per preparare il terreno, perché non è normale passare senza soluzione di continuità dal più importante telegiornale pubblico alla sede del governo, e chi invece per bruciare Chiocci e far saltare l’operazione — fatto sta che la notizia ha gettato scompiglio ai piani alti di Viale Mazzini, dove la lotta fra i clan della destra imperversa ormai da un triennio. Tutti convinti che non si tratti di un ballon d’essai. A dispetto dell’imbarazzata smentita del diretto interessato. Che ha finito per confermare l’esistenza di un negoziato sul probabile trasloco, sopraggiunto in un momento in cui le continue tensioni con l’ad Giampaolo Rossi hanno superato il livello di guardia. Con il Tg1 in crisi d’ascolti al punto da subire ieri l’altro il clamoroso sorpasso del Tg5, imputato dal direttore allo scarso traino dello show condotto da Pino Insegno, mentre per i vertici Rai la colpa ricadrebbe per intero sulla testa di chi confeziona un notiziario senza appeal.
Sia quel che sia, quanto sta accadendo ha scatenato gli appetiti dei papabili alla successione. E innescato il toto-direttore. Al momento concentrato su una quaterna di nomi: due esterni e due interni, questi ultimi più accreditati dei primi, anche per evitare di turbare i precari equilibri di un’azienda già ostaggio di ricatti e liti fra alleati. Con un’unica certezza: il Tg1 resterà appannaggio di FdI. Gli esterni in campo sono Mario Sechi, l’ex direttore dell’agenzia Agi chiamato nel 2023 a guidare la comunicazione della premier e dopo qualche mese dirottato alla direzione di Libero, uno dei quotidiani della galassia Angelucci, deputato leghista ormai attratto nell’orbita meloniana. L’outsider è invece Tommaso Cerno, ex direttore dell’Espresso e senatore Pd, folgorato sulla via del sovranismo militante sino a scalare la vetta del Tempo e ora pure i palinsesti Rai. Più probabile che a contendersi la poltrona siano due “dipendenti” di rango: Gennaro Sangiuliano che preme per rientrare da Parigi, dove è stato trasferito dopo le dimissioni da ministro a causa del Boccia-gate, e Nicola Rao, appena nominato alla cloche della Radio. È lui il prediletto dell’ad: il Tg1 gli era stato promesso due anni fa, quando fu costretto a cedere la guida del Tg2 al forzista Antonio Preziosi. Poi però la premier scelse Chiocci e lui dovette fare un passo indietro. Adesso potrebbe arrivare la rivincita.
Comunque vada, ce n’è abbastanza per denunciare una vicenda a dir poco scabrosa per la Rai. Che «perde ascolti perché non è più autorevole, non rappresenta tutti gli italiani», accusa il Pd. «Già con Sangiuliano si è consumata una caduta di credibilità: un direttore del Tg2 che lascia la guida del telegiornale per entrare nel governo Meloni. Ora le voci su Chiocci aggravano la situazione», punta il dito Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria Schlein. «Se davvero è destinato a diventare portavoce della premier, il direttore del Tg1 ha due strade: smentire questa ipotesi o dimettersi subito«. Ancora più esplicito il consigliere Roberto Natale: «Qualunque decisione prenda, il danno che Chiocci ha arrecato alla testata e alla Rai è grave. Ha certificato che la definizione di TeleMeloni non è solo uno slogan degli avversari, ma la fotografia di un rapporto patologico fra servizio pubblico e governo». L’unico a tacere è Giuseppe Conte: non solo il M5S in Cda ha votato a favore del direttore del Tg1, ma ne è amico dichiarato, ospite fisso delle sue celebri feste di compleanno.