Leo: “Nessun dumping fiscale, vantaggi introdotti da altri Paesi. La Ue ora deve armonizzare”
di Giuseppe ColomboIl viceministro dell'Economia, Maurizio Leo
Viceministro Maurizio Leo, il premier francese François Bayrou ha accusato l’Italia di fare dumping fiscale. Cosa risponde?
“Fare dumping fiscale significa portare avanti politiche distorsive, con regimi privilegiati volti ad attrarre in modo sleale capitali e imprese. È una cosa che l’Italia non sta assolutamente facendo”.
Secondo Parigi, però, l’Italia ottiene vantaggi a discapito di altri Paesi perché offre condizioni fiscali più favorevoli ai super ricchi.
“Non è così. In questi due anni abbiamo costruito un sistema equo e trasparente, basato sulla certezza del diritto e sulla semplificazione. Penso, ad esempio, al rafforzamento dell’adempimento collaborativo. Il nostro obiettivo principale è ridurre la pressione fiscale complessiva e creare un rapporto più sano tra Stato e contribuente, non penalizzare altri Paesi”.
Viceministro Maurizio Leo, il premier francese François Bayrou ha accusato l’Italia di fare dumping fiscale. Cosa risponde?
“Fare dumping fiscale significa portare avanti politiche distorsive, con regimi privilegiati volti ad attrarre in modo sleale capitali e imprese. È una cosa che l’Italia non sta assolutamente facendo”.
Secondo Parigi, però, l’Italia ottiene vantaggi a discapito di altri Paesi perché offre condizioni fiscali più favorevoli ai super ricchi.
“Non è così. In questi due anni abbiamo costruito un sistema equo e trasparente, basato sulla certezza del diritto e sulla semplificazione. Penso, ad esempio, al rafforzamento dell’adempimento collaborativo. Il nostro obiettivo principale è ridurre la pressione fiscale complessiva e creare un rapporto più sano tra Stato e contribuente, non penalizzare altri Paesi”.
Come?
“In Italia esistono due importanti regimi fiscali pensati per le persone fisiche. Il primo è quello degli impatriati, che agevola, a determinate condizioni, i redditi prodotti in Italia per chi trasferisce la residenza da noi. Il secondo è il regime dei neo-residenti, che prevede una tassazione forfettaria, solo sui redditi di fonte estera, per i soggetti che negli ultimi 10 anni non sono stati residenti in Italia”.
Non rischiano di essere regimi troppo vantaggiosi per pochi contribuenti?
“No. In entrambi casi, la fruizione richiede un reale nesso con il territorio Italiano. E, in ogni caso, non siamo i soli. Strumenti simili esistono anche in altri Paesi Ue. Questi regimi, poi, sono stati disciplinati dieci anni fa da altri governi. Noi ci siamo limitati a semplificarli e razionalizzarli”.
Palazzo Chigi sostiene che l’Italia è penalizzata dai paradisi fiscali europei. A quali Paesi vi riferite?
“Credo sia un errore puntare il dito contro qualcuno in particolare. Faremmo lo stesso errore dei francesi. Ci sono varie nazioni in Europa che applicano tassazioni molto contenute, in combinazione con l’applicazione di convenzioni contro le doppie imposizioni estremamente vantaggiose. E questo chiaramente ci penalizza. Come penalizza tanti altri Paesi. Forse è arrivato il momento di porre il tema a livello più ampio”.
La soluzione può essere un intervento dell’Europa?
“Sì. Da tempo l’Italia chiede un’armonizzazione fiscale per arrivare a una Ue sempre più integrata. Anzi, paradossalmente possiamo essere contenti che la Francia abbia sollevato il tema, seppure in maniera non corretta. Il vero dumping fiscale non deriva tanto dai regimi agevolati dei singoli Paesi, quanto dagli stessi regimi agevolativi utilizzati in combinazione con le singole convenzioni. Alcuni Paesi Ue, infatti, le hanno stipulate stimolando le imprese a delocalizzare per ottenere importanti vantaggi fiscali”.
Lo scontro con la Francia avrà ripercussioni sui rapporti economici tra i due Paesi?
“Credo e spero di no. Italia e Francia hanno rapporti economici molto importanti e radicati per essere condizionati da una polemica politica, da superare. Il dialogo è sempre aperto e deve restare costruttivo. Le nostre economie sono complementari e sinergiche: l’obiettivo deve essere sempre quello di rafforzare la collaborazione, non indebolirla”.
L’economia italiana registra segnali positivi. Di chi è il merito?
“I dati confermano che l’Italia oggi è percepita come una nazione stabile. Il governo ha superato i mille giorni di vita e abbiamo sempre guardato all’equilibrio dei conti pubblici in questi anni, dimostrando affidabilità. Sono aspetti che hanno contribuito a creare un clima di fiducia intorno all’Italia. E questo ci ha reso anche più attrattivi. È questo il motivo che ha spinto persone e imprese a scegliere l’Italia: non certo per “scorciatoie fiscali”.
Veniamo alla manovra. È la volta buona per il taglio dell’Irpef per il ceto medio?
“Se ci sarà spazio per farlo, sempre tenendo conto degli equilibri di bilancio, è chiaro che intendiamo ridurre e rimodulare il peso fiscale che grava su questa fascia di lavoratori. Ora il nostro sforzo si concentra sulla fascia di reddito tra 28 mila e 60 mila euro. Non possiamo pensare che chi guadagna 40-60 mila euro sia una persona ricca”.
Si farà anche una nuova rottamazione come chiede la Lega?
“Il magazzino fiscale contiene attualmente cartelle per circa 1.300 miliardi di euro. Al momento è oggetto di un’analisi approfondita da parte di una Commissione ministeriale di esperti che darà suggerimenti tecnici su come procedere”.
Come interverrete?
“La priorità è distinguere i crediti effettivamente esigibili da quelli che di fatto non si possono recuperare, evitando di favorire coloro i quali hanno utilizzato le diverse rottamazioni fino ad oggi previste, con l’esclusivo intento doloso di sottrarsi al pagamento delle imposte”.