PARIGI – Volodymyr Zelensky arriva in Francia e punta a incassare garanzie di sicurezza «precise e operative», che dovrebbero includere l’invio di truppe occidentali nell’ipotesi di uno scenario postbellico che però si allontana. Mentre la speranza di un incontro bilaterale con Vladimir Putin è ormai svanita e Donald Trump minaccia di ritirarsi dai negoziati, Zelensky partecipa giovedì a un nuovo vertice simbolico a Parigi, venti giorni dopo quello a Washington che sembrava prefigurare una svolta che alla fine non c’è stata.
Emmanuel Macron e Keir Starmer copresiederanno a Parigi l’incontro della coalizione dei volenterosi «in formato ibrido» riunendo, in presenza e da remoto, una trentina di Paesi alleati militarmente di Kiev. È certa la presenza del presidente ucraino, dei leader di Francia e Regno Unito, e quella della presidente della Commissione Ursula von der Leyen e del segretario della Nato Mark Rutte che ieri ha avuto un colloquio con Macron. «Avanzeremo con i nostri partner…
PARIGI – Volodymyr Zelensky arriva in Francia e punta a incassare garanzie di sicurezza «precise e operative», che dovrebbero includere l’invio di truppe occidentali nell’ipotesi di uno scenario postbellico che però si allontana. Mentre la speranza di un incontro bilaterale con Vladimir Putin è ormai svanita e Donald Trump minaccia di ritirarsi dai negoziati, Zelensky partecipa giovedì a un nuovo vertice simbolico a Parigi, venti giorni dopo quello a Washington che sembrava prefigurare una svolta che alla fine non c’è stata.
Emmanuel Macron e Keir Starmer copresiederanno a Parigi l’incontro della coalizione dei volenterosi «in formato ibrido» riunendo, in presenza e da remoto, una trentina di Paesi alleati militarmente di Kiev. È certa la presenza del presidente ucraino, dei leader di Francia e Regno Unito, e quella della presidente della Commissione Ursula von der Leyen e del segretario della Nato Mark Rutte che ieri ha avuto un colloquio con Macron. «Avanzeremo con i nostri partner, in collegamento con la Nato, per definire garanzie di sicurezza solide per l’Ucraina, che sono un prerequisito necessario per procedere in modo credibile verso la pace» ha sottolineato il presidente francese dopo la telefonata. La partecipazione al summit di altri leader della coalizione, a cominciare dalla premier italiana Giorgia Meloni e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, potrebbe avvenire solo in remoto, salvo sorprese.
Il fronte degli alleati di Kiev diventa meno compatto quando si comincia a parlare in concreto di “boots on the ground”. Fonti diplomatiche francesi si limitano a spiegare che il vertice servirà a trarre conclusioni dai lavori condotti nelle ultime settimane sulle garanzie di sicurezza per Kiev e a esprimere una valutazione sulle conseguenze dell’atteggiamento di Mosca, accusata di ostinarsi a rifiutare la pace. Un eventuale viaggio di Trump a Parigi non è stato confermato dall’Eliseo. Il leader americano ha lanciato segnali contraddittori negli ultimi giorni. Dopo aver promesso di dare supporto logistico al piano europeo di garanzie di sicurezza, il suo entourage ha fatto filtrare irritazione contro alcuni leader europei accusati di incoraggiare Zelensky a «richieste massimaliste», sabotando così gli sforzi di pace del presidente Usa. Non è quindi ancora chiaro come e se gli americani saranno rappresentati a questo vertice parigino.
È stata la presidente della Commissione, in un’intervista al Financial Times, a rivelare che il vertice di giovedì a Parigi dovrebbe accelerare sulla costruzione di una forza multinazionale di pace con l’invio di truppe. Von der Leyen ha spiegato che saranno annunciati «piani piuttosto precisi» «con il backstop degli Stati Uniti». Parole, le sue, che non sono piaciute a tutti, innanzitutto a Berlino. Sulla fuga in avanti di von der Leyen si è abbattuta ieri l’ira funesta di Boris Pistorius: il ministro della Difesa tedesca ha ricordato alla capa dell’esecutivo europeo che «non ha alcuna competenza sull’invio di truppe», facendo presente che «ci sono molte variabili e discuterne adesso per me è totalmente sbagliato». Secondo indiscrezioni raccolte a Berlino, la sicumera con cui von der Leyen ha svelato al Ft che ci sarebbe un piano per inviare decine di migliaia di soldati europei in Ucraina avrebbe suscitato l’irritazione anche di Merz.