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Tajani evoca Calabresi: “Clima da Brigate Rosse? Ricordiamo quel delitto”

(ansa)

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Il vicepremier: “Il commissario fu criminalizzato e poi assassinato”. Attacchi all’opposizione da Salvini e Vannacci. La replica: vittimismo
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La macchina della propaganda meloniana detta la linea e l’intendenza segue. Dopo l’attacco ad alzo zero della presidente del Consiglio contro le opposizioni di sinistra — accusate di fomentare l’odio politico prendendo a pretesto l’omicidio dell’attivista Maga Charlie Kirk nello Utah per evocare il ritorno in Italia degli anni di piombo — sono i due vicepremier a incaricarsi di suonare lo stesso spartito.

A partire da Antonio Tajani che, a dispetto dell’abito moderato sempre esibito per distinguersi dallo scalmanato collega leghista, sceglie stavolta di alzare i toni. «Ricordiamo la storia del commissario Calabresi», esordisce il ministro degli Esteri a margine di una iniziativa pubblica: «Contro di lui venne orchestrata tutta una campagna per criminalizzarlo» e alla fine «Calabresi venne assassinato». Un paragone azzardato, che offende la memoria della vittima e persino la biografia recente della nazione. Ma Tajani non se ne cura: «Bisogna stare attenti ad aizzare l’opinione pubblica…

La macchina della propaganda meloniana detta la linea e l’intendenza segue. Dopo l’attacco ad alzo zero della presidente del Consiglio contro le opposizioni di sinistra — accusate di fomentare l’odio politico prendendo a pretesto l’omicidio dell’attivista Maga Charlie Kirk nello Utah per evocare il ritorno in Italia degli anni di piombo — sono i due vicepremier a incaricarsi di suonare lo stesso spartito.

A partire da Antonio Tajani che, a dispetto dell’abito moderato sempre esibito per distinguersi dallo scalmanato collega leghista, sceglie stavolta di alzare i toni. «Ricordiamo la storia del commissario Calabresi», esordisce il ministro degli Esteri a margine di una iniziativa pubblica: «Contro di lui venne orchestrata tutta una campagna per criminalizzarlo» e alla fine «Calabresi venne assassinato». Un paragone azzardato, che offende la memoria della vittima e persino la biografia recente della nazione. Ma Tajani non se ne cura: «Bisogna stare attenti ad aizzare l’opinione pubblica perché non è detto che sia per forza un militante politico a colpire». Ce l’ha con «i cattivi maestri», il segretario forzista, quelli che negli anni ‘70 fornirono supporto ideologico alle Brigate rosse, ora tornati sotto le mentite spoglie dei leader d’opposizione: «Dicendo cose magari non con obiettivi violenti possono toccare alcune menti malate che possono reagire chissà come, abbiamo visto cosa è successo negli Stati Uniti». Qualcosa che rischia di ripetersi a Roma: complice «un clima di odio che mi preoccupa assai».

Parole che suggeriscono un parallelo senza alcuna aderenza né con l’Italia di oggi né con la realtà americana. Chiaro l’obiettivo: azzoppare gli avversari alla vigilia di elezioni cruciali. E non farsi scavalcare da professionisti del ramo alla Roberto Vannacci, che ieri ha ribadito: «La violenza viene sempre da sinistra», prova ne sarebbero «le espressioni veramente esecrabili di chi sostiene che Kirk l’omicidio se lo sia andato a cercare o che ci siano valori della vita differenziati in base alle idee che si propongono: qualcuno ha detto che uccidere lui non è come uccidere Martin Luther King. Una vergogna». Non fa nomi né cognomi, l’ex generale, pure perché non c’è un solo politico di centrosinistra ad aver mai pronunciato affermazioni del genere. Ma a Matteo Salvini tanto basta per rincarare: «Sono incattiviti e arrabbiati perché sanno che non torneranno al governo per i prossimi anni» e perciò fomentano l’odio.

Una strumentalizzazione che fa ribollire i progressisti: «Ma davvero Salvini si permette di dare lezioni di democrazia e di civiltà? Lui che ha costruito la sua carriera sulla violenza verbale e la divisione del Paese?», attacca il verde Angelo Bonelli. Allibito anche Riccardo Magi di +Europa: «Anni a vomitare odio contro ogni tipo di minoranza, invocando l’uso delle armi, definendo anormali le persone Lgbti+, chiedendo la ruspa per i rom e l’affondamento dei barconi con i bimbi sopra, e ora accusano noi di alzare i toni? Noi non l’abbiamo mai fatto. Se davvero c’è un allarme, Meloni venga in Parlamento e faccia gli esempi dell’odio della sinistra. Altrimenti — conclude — è solo becero vittimismo per gettare benzina sul fuoco». E mentre il Pd segnala le minacce no vax sui muri di Pistoia contro l’ex ministro Speranza, esortando FdI a condannare, Matteo Renzi è lapidario: «La premier semina zizzania e crea tensione per evitare di parlare di stipendi e sicurezza. Ma soprattutto per evitare che nasca un vero movimento a destra che le fa concorrenza. Occhio: se Vannacci fa come Farage, lei va a casa. Come il suo amico Sunak in Uk. La politica è più semplice di quel che si creda. Meloni alimenta la paura perché lei ha paura».

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