Di Giuseppe, il meloniano d’America che andrà al funerale di Kirk: “A sinistra oggi i veri fascisti”
di Serena RiformatoÈ l’uomo “americano” di Giorgia Meloni, iscritto al partito repubblicano ancor prima che a FdI. E al funerale dell’attivista trumpiano Charlie Kirk, il 21 settembre in Arizona, Andrea Di Giuseppe – eletto alla Camera nella circoscrizione America centrale e settentrionale per la forza politica della premier – potrebbe essere l’unico deputato italiano: “Andrò a titolo personale”, risponde da Miami Beach, Florida, dove vive, cittadino degli Stati Uniti dal 2011, doppio passaporto, “una delle sue più grandi realizzazioni”, scrive nella presentazione del suo sito. Una geografia che ha un valore politico nell’èra Trump.
E infatti, se non proprio amico-amico di The Donald, com’è stato descritto (“definizione un po’ eccessiva”, precisa), certo Di Giuseppe è un frequentatore di Mar-a-Lago, la residenza-corte del tycoon: “Abito a mezz’ora da lì, ci vado sia quando c’è il presidente che quando non c’è”. Consuetudine che gli è valsa, soprattutto prima della rielezione del magnate, il ruolo di amb…
È l’uomo “americano” di Giorgia Meloni, iscritto al partito repubblicano ancor prima che a FdI. E al funerale dell’attivista trumpiano Charlie Kirk, il 21 settembre in Arizona, Andrea Di Giuseppe – eletto alla Camera nella circoscrizione America centrale e settentrionale per la forza politica della premier – potrebbe essere l’unico deputato italiano: “Andrò a titolo personale”, risponde da Miami Beach, Florida, dove vive, cittadino degli Stati Uniti dal 2011, doppio passaporto, “una delle sue più grandi realizzazioni”, scrive nella presentazione del suo sito. Una geografia che ha un valore politico nell’èra Trump.
E infatti, se non proprio amico-amico di The Donald, com’è stato descritto (“definizione un po’ eccessiva”, precisa), certo Di Giuseppe è un frequentatore di Mar-a-Lago, la residenza-corte del tycoon: “Abito a mezz’ora da lì, ci vado sia quando c’è il presidente che quando non c’è”. Consuetudine che gli è valsa, soprattutto prima della rielezione del magnate, il ruolo di ambasciatore informale tra i Fratelli e i Maga: “Sono qua negli Usa da più di vent'anni, milito nel partito repubblicano, ovviamente ho delle conoscenze. Però, sia chiaro, Meloni è talmente in gamba da cavarsela anche senza Di Giuseppe, ha avuto tutte le capacità per poter creare un rapporto fortissimo con Donald Trump”.
Domenica, quindi, sarà nell’enorme stadio State Farm di Glendale in Arizona – 63mila posti, una capienza da Super Bowl – per il rito religioso e laico che ricorderà, tra discorsi e sermoni, il 31enne influencer Maga, ucciso da un colpo d’arma da fuoco il 10 settembre in un campus dello Utah: “Non lo conoscevo personalmente perché siamo generazioni diverse, ma lo seguivo da anni, è una sciagura”. Sciagura attribuita da Di Giuseppe - come del resto già hanno fatto la premier italiana e il presidente Usa - all’odio dei progressisti di ogni latitudine: “Tolgono la libertà di parola agli esponenti conservatori. Succede un po' in tutto il mondo. Si sono dimenticati che cos’è il free speech”. Anzi, di più, rilancia: “A sinistra oggi sono i veri fascisti”. Gente che “gioisce, brinda, semina veleno” per la morte di Kirk, scriveva l’altro giorno su Instagram. Commenti da non lasciare impuniti nemmeno online per il deputato italo-americano: “Presenterò un esposto formale contro chi pensa di potersi nascondere dietro uno schermo per sputare odio e fomentare violenza”.