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Salis attende il primo verdetto: “Voglio il processo ma in Italia”

Ilaria Salis (ansa)

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Voto molto incerto in commissione sulla revoca dell’immunità chiesta dall’Ungheria. Poi la parola all’aula
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Comunque andrà, oggi Ilaria Salis sarà al lavoro, impegnata nella commissione Libe del parlamento europeo in cui si occupa di diritti e libertà civili. «Ma sono ore durissime», confida a chi le sta accanto. Rischia Salis il primo via libera alla revoca dell’immunità parlamentare, ottenuta nel giugno del 2024 con le 176mila preferenze conquistate alle Europee con Avs e ora appesa appena a un paio di voti.

Martedì 22 settembre, dalle 10, la commissione “Juri” (Affari legali) si riunirà a porte chiuse a Bruxelles e si esprimerà sulla relazione dello spagnolo Adrian Vazquez Lazara, popolare, poco incline, secondo indiscrezioni mai smentite, a salvare l’eurodeputata. Sarebbe per lui un precedente rischioso utile agli indipendentisti catalani nella stessa situazione di Salis. E sarebbe anche quel che non vuole che sia, e cioè un “no” politico. La commissione, spiega, non entra nel merito dei processi né dei sistemi giuridici. «Davanti alla richiesta di un organo giudiziario» — che nel caso …

Comunque andrà, oggi Ilaria Salis sarà al lavoro, impegnata nella commissione Libe del parlamento europeo in cui si occupa di diritti e libertà civili. «Ma sono ore durissime», confida a chi le sta accanto. Rischia Salis il primo via libera alla revoca dell’immunità parlamentare, ottenuta nel giugno del 2024 con le 176mila preferenze conquistate alle Europee con Avs e ora appesa appena a un paio di voti.

Martedì 22 settembre, dalle 10, la commissione “Juri” (Affari legali) si riunirà a porte chiuse a Bruxelles e si esprimerà sulla relazione dello spagnolo Adrian Vazquez Lazara, popolare, poco incline, secondo indiscrezioni mai smentite, a salvare l’eurodeputata. Sarebbe per lui un precedente rischioso utile agli indipendentisti catalani nella stessa situazione di Salis. E sarebbe anche quel che non vuole che sia, e cioè un “no” politico. La commissione, spiega, non entra nel merito dei processi né dei sistemi giuridici. «Davanti alla richiesta di un organo giudiziario» — che nel caso Salis arriva da quell’Ungheria che vuole processarla e rispedirla in carcere dopo 15 mesi di detenzione preventiva già scontati in condizioni disumane — «raccomandiamo di non revocare l’immunità solo in due casi — illustra Lazara — se c’è un fumus persecutionis, ovvero un intento di persecuzione di un deputato, oppure se i reati sono lievi».

Salis è accusata di aver picchiato, con altri, tre neonazisti durante un raduno in Ungheria di nostalgici delle Ss nel febbraio 2023. Lesioni «guaribili in 6-8 giorni» secondo i referti medici ma «potenzialmente mortali» per la procura magiara che la ritiene per di più parte di una pericolosa organizzazione antifascista dai contorni fumosi e ha chiesto per lei una condanna fino a 24 anni di carcere. «Una pena spropositata. Se i miei colleghi cederanno alla vendetta di Orbán, mi attende un processo senza garanzie democratiche, la possibile richiesta di un mandato di cattura europeo, l’estradizione e una nuova prigionia con trattamenti degradanti anche peggiori viste le mie posizioni critiche sul regime ungherese. Voglio essere processata, ma in Italia», aveva spiegato Salis in un’intervista a Repubblica quattro giorni fa. Ora l’eurodeputata si appella anche al «governo italiano affinché intervenga». D’altronde, ricorda, «il portavoce dell’esecutivo, Zoltan Kovacs, ha creato una mia immagine con l’IA già dietro le sbarre, ha annunciato pene esemplari, mi ha bollata come terrorista, ha persino risposto a un mio tweet indicando le coordinate di un carcere».

La partita si gioca tutta su un paio di voti. E l’ago della bilancia è il Ppe. Sono 25 i deputati in commissione Juri: 11 socialisti, democratici, di sinistra e Verdi che voteranno contro la revoca dell’immunità; 7 i patrioti, conservatori e sovranisti che si esprimeranno a favore; 7 i popolari. Basta che due di loro votano oggi con la sinistra per salvare Salis. Non impossibile, anche perché in parallelo si vota l’immunità di Peter Magyar, l’oppositore di Orban che milita nel Ppe, per preservare il quale servono i voti della sinistra. Ma difficile: significherebbe ratificare il fatto che c’è un Paese in Europa, l’Ungheria appunto, in cui non ci si può fidare dello stato di diritto. Esattamente quel che con Salis sostiene la vicepresidente del Parlamento Ue, Pina Picierno: «Opporsi alla revoca dell’immunità a Salis non significa solo tutelare una collega, ma difendere l’autonomia delle istituzioni europee dalla morsa illiberale e ribadire che i principi di un giusto processo, di pene proporzionate, di una giustizia indipendente sono pilastri irrinunciabili nell’Unione».

Se la commissione darà l’ok alla revoca, i giochi si chiuderanno nella plenaria del 7 ottobre a Strasburgo. Lì, con voto segreto, sarebbe potenzialmente più facile arrivare a un accordo per non rispedire Salis in catene e guinzaglio fino a Budapest.

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