«Quando si crea un clima di odio c’è sempre un ebete pronto a menare le mani e a sfasciare tutto. I cattivi maestri riconoscano le colpe e abbassino i toni, prendendo le distanze con parole non formali ma inequivocabili da questi atti di teppismo», dice Edmondo Cirielli, circa la guerriglia alla stazione centrale di Milano. Il viceministro degli Esteri, big di FdI, non mette «in dubbio la buona fede della maggioranza dei manifestanti ma la mia solidarietà va solo alle forze dell’ordine, non a chi finisce per manifestare contro l’Italia e non lavora di fatto per la pace».
Viceministro, guardando però oltre l’azione dei violenti, condannata pure dai leader dell’opposizione, non vede nelle piazze anche una fetta di opinione pubblica legittimamente indignata per il massacro in Palestina, per l’occupazione che sta mettendo in atto il governo israeliano? O sono tutti “estremisti di sinistra”, come dice Salvini?
«Sicuramente la sinistra italiana, fallimentare in ogni sua opposizione, cerca d…
«Quando si crea un clima di odio c’è sempre un ebete pronto a menare le mani e a sfasciare tutto. I cattivi maestri riconoscano le colpe e abbassino i toni, prendendo le distanze con parole non formali ma inequivocabili da questi atti di teppismo», dice Edmondo Cirielli, circa la guerriglia alla stazione centrale di Milano. Il viceministro degli Esteri, big di FdI, non mette «in dubbio la buona fede della maggioranza dei manifestanti ma la mia solidarietà va solo alle forze dell’ordine, non a chi finisce per manifestare contro l’Italia e non lavora di fatto per la pace».
Viceministro, guardando però oltre l’azione dei violenti, condannata pure dai leader dell’opposizione, non vede nelle piazze anche una fetta di opinione pubblica legittimamente indignata per il massacro in Palestina, per l’occupazione che sta mettendo in atto il governo israeliano? O sono tutti “estremisti di sinistra”, come dice Salvini?
«Sicuramente la sinistra italiana, fallimentare in ogni sua opposizione, cerca di sfruttare questa evidente difficoltà in cui ci troviamo cavalcando l’indignazione dell’opinione pubblica. Negare questa indignazione mi sembra un errore. Tanta gente in buona fede, anche di destra, è sconcertata da tutte queste morti di civili».
Perché il governo ancora non riconosce la Palestina? Meloni non ha partecipato alla conferenza sui due Stati promossa da Macron...
«Meloni ha sempre condiviso questa indignazione e lo ha testimoniato con dichiarazioni e prese di distanza pubbliche, ma anche con azioni diplomatiche forti con il governo israeliano. E con il sostegno umanitario, primo tra tutti gli europei, per la popolazione palestinese. Il punto è un altro: il riconoscimento ora di uno stato che non c’è rischia di essere una vittoria per l’azione di Hamas e una giustificazione per il massacro compiuto da questi terroristi il 7 ottobre».
Giudica quindi un errore il riconoscimento annunciato in questi giorni dai governi di Regno Unito, Francia, Canada e di altri paesi occidentali?
«Sì, un errore perché va contro gli accordi di Oslo firmati anche dai palestinesi, che prevedevano il reciproco riconoscimento al termine di un percorso negoziale tra le due parti».
È solo un problema procedurale?
«Ma no, provocherà una radicalizzazione della posizione di Israele e della guerra, quindi provocherà solo più vittime civili».
Che voterà il governo in sede Ue sulle sanzioni commerciali contro Israele? C’è un coordinamento con la Germania di Merz, per portare a Bruxelles una posizione comune?
«Stiamo lavorando ad azioni comuni in Europa. Speriamo che si giunga a un compromesso. Misure radicali non fanno bene né alla pace né ai civili palestinesi, forse servono solo a lucrare qualche voto per le sinistre europee che per anni non hanno fatto nulla per sminare questa crisi. La sinistra dovrebbe dire cosa ha fatto negli anni in cui ha governato per arrivare a una soluzione del conflitto arabo-israeliano. Noi da prima del 7 ottobre avevamo iniziato a lavorare alla soluzione due Stati-due popoli, ma Hamas ha sabotato tutto».