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Giudici e avvocati uniti nel nome di Gaza: “In udienza leggiamo l’appello per fermare i massacri”

(franceschi)

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Si tratta del “preambolo” alla creazione della Corte penale internazionale sui crimini da perseguire contro l’umanità
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Non la solita petizione. Né il sit-in plateale. Loro restano fuori dalle piazze, ma sanno che una protesta esiste solo se ha voce. Non oggi o domani, ma “ogni giorno”. Così una particolare denuncia sui massacri di Gaza promette di entrare – pacatamente, codici alla mano – nel cuore dei Palazzi di giustizia per farsi parola e gesto simbolico.

Si tratta di un breve testo da leggere prima delle udienze. Una pagina di peso che dice tutto senza dire Gaza: è il “preambolo” alla creazione della Corte penale internazionale sui crimini da perseguire contro l’umanità. Un piccolo rito che magistrati e avvocati, stavolta dalla stessa parte della barricata, intendono dividere insieme: di fronte ai cittadini, nella comunità degli operatori del diritto. “Di fronte alle notizie sulla violazione sistematica e protratta del diritto alla vita e degli altri diritti fondamentali della popolazione civile di Gaza, il silenzio ha smesso da tempo di essere un’opzione”, è l’incipit del documento.

Una mobilitaz…

Non la solita petizione. Né il sit-in plateale. Loro restano fuori dalle piazze, ma sanno che una protesta esiste solo se ha voce. Non oggi o domani, ma “ogni giorno”. Così una particolare denuncia sui massacri di Gaza promette di entrare – pacatamente, codici alla mano – nel cuore dei Palazzi di giustizia per farsi parola e gesto simbolico.

Si tratta di un breve testo da leggere prima delle udienze. Una pagina di peso che dice tutto senza dire Gaza: è il “preambolo” alla creazione della Corte penale internazionale sui crimini da perseguire contro l’umanità. Un piccolo rito che magistrati e avvocati, stavolta dalla stessa parte della barricata, intendono dividere insieme: di fronte ai cittadini, nella comunità degli operatori del diritto. “Di fronte alle notizie sulla violazione sistematica e protratta del diritto alla vita e degli altri diritti fondamentali della popolazione civile di Gaza, il silenzio ha smesso da tempo di essere un’opzione”, è l’incipit del documento.

Una mobilitazione che, lanciata da una pattuglia di toghe bolognesi (in primis, il pm Marco Imperato e la giudice Valeria Bolici), d’intesa con la collega Ida Teresi, sostituto procuratore antimafia in Dna, oggi in Anm, è letteralmente esplosa in poche ore. Da 40 a 200 adesioni. Poi 600, poi 900 firme. Saltato l’account Google, e dopo anche il gruppo Whatsapp. Ora sono intorno ai mille: pm, giudici, avvocati, professori universitari. E tra loro: da nord a sud, procuratori generali e principi del foro, Camere penali, consiglieri del Consiglio superiore ed esponenti apicali dell’Associazione nazionale magistrati. Ciascuno aderisce, naturalmente, a titolo personale: il procuratore di Perugia Raffaele Cantone e il professore Glauco Giostra, emerito di procedura penale alla Sapienza. La giudice Clementina Forleo o l’ordinario della Federico II, Antonio Cavaliere. Il pg di Firenze Ettore Squillace Greco, i togati del Csm Basilico o Morello, la presidente di Md Serena Albano o il numero 2 dell’Anm, Rocco Maruotti.

Ecco l’impianto dell’appello: “Come giuristi, sentiamo il dovere di ricordare che lo Stato italiano, per Costituzione e per legge, e con l’adesione a trattati e convenzioni, ha scelto la tutela dei diritti fondamentali e la persecuzione dei crimini internazionali”. Si tratta di ragioni “compendiate nello Statuto della Corte Penale Internazionale, firmato a Roma nel 1998, sottoscritto da 125 Paesi, e ratificato con legge dello Stato nel 1999”. Ed è proprio quella spinta radicale e inesauribile, che muove il diritto verso i calpestati, che oggi spinge chi si occupa di giustizia a rileggere in aula quella promessa, un vincolo. “Vogliamo ricordare queste ragioni, unitamente ai rappresentanti dell’Avvocatura e dell’Università che vorranno aderire, leggendo ogni giorno - nelle aule d’udienza e in quelle universitarie - il preambolo allo Statuto della Corte Penale Internazionale”.

Sono parole che in tanti non possono ricordare. “Consapevoli che tutti i popoli sono uniti da stretti vincoli”, un patrimonio “da tutti condiviso, un delicato mosaico che rischia in ogni momento di essere distrutto; memori che nel corso di questo secolo, milioni di bambini, donne e uomini sono stati vittime di atrocità inimmaginabili che turbano profondamente la coscienza dell'umanità; riconoscendo che crimini di tale gravità minacciano la pace, la sicurezza ed il benessere del mondo” e determinati “a porre termine all'impunità degli autori di tali crimini contribuendo in tal modo alla prevenzione di nuovi crimini”, il testo ricorda che “è dovere di ciascuno Stato esercitare la propria giurisdizione penale nei confronti dei responsabili di crimini internazionali’. E si chiude così: “Procediamo con la trattazione dell'odierna udienza”

Un tam tam ha attraversato l’intero Paese. Da Palermo a Trieste, da Catania a Torino. Nelle settimane della più aspra contrapposizione sulla separazione delle carriere, ecco un fronte che compatta – oltre correnti e sensibilità culturali - tutti gli operatori della giustizia.

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