Primo sì all’immunità di Salis, la Lega contro il Ppe: “Traditori”. L’Ungheria: “È una criminale”
di Viola GiannoliLa commissione Juri (Affari giuridici) del Parlamento europeo ha bocciato per un voto la revoca dell’immunità a Ilaria Salis. I contrari sono stati 13 e i favorevoli 12. Decisivi, dunque, nonostante non vi siano tabulati disponibili, sarebbero stati i voti dei Popolari.
Si tratta del primo giudizio per l’eurodeputata di Avs che domani, 24 settembre, terrà una conferenza stampa a Strasburgo. È una prima vittoria per Salis che esulta e posta foto sorridenti: «Sono felice, non era scontato. È un segnale importante e positivo».
Ora la palla passa al Parlamento europeo che il 7 ottobre dovrà esprimersi in seduta plenaria. «Ho piena fiducia che il Parlamento confermerà questa scelta, affermando la centralità dello stato di diritto e delle gara…
La commissione Juri (Affari giuridici) del Parlamento europeo ha bocciato per un voto la revoca dell’immunità a Ilaria Salis. I contrari sono stati 13 e i favorevoli 12. Decisivi, dunque, nonostante non vi siano tabulati disponibili, sarebbero stati i voti dei Popolari.
Si tratta del primo giudizio per l’eurodeputata di Avs che domani, 24 settembre, terrà una conferenza stampa a Strasburgo. È una prima vittoria per Salis che esulta e posta foto sorridenti: «Sono felice, non era scontato. È un segnale importante e positivo».
Ora la palla passa al Parlamento europeo che il 7 ottobre dovrà esprimersi in seduta plenaria. «Ho piena fiducia che il Parlamento confermerà questa scelta, affermando la centralità dello stato di diritto e delle garanzie democratiche – aggiunge Salis – Difendere la mia immunità non significa sottrarmi alla giustizia, ma proteggermi dalla persecuzione politica del regime di Orbán. È per questo che la sua tutela è essenziale. Le autorità italiane restano libere di aprire un procedimento a mio carico, come io stessa auspico e chiedo con forza».
E difatti i suoi legali, Eugenio Losco e Mauro Traini, chiedono al ministro della Giustizia Carlo Nordio di «fare un passo, la richiesta di procedere per sottoporre Salis a un processo rispettoso dei principi basilari del fair trial. Il nostro codice penale, all'articolo 9, prevede infatti la giurisdizione italiana anche nel caso di fatti di reato avvenuti all'estero a determinate condizioni che sono sussistenti nel caso della signora Salis».
Giosce intanto Roberto Salis, il papà di Ilaria che per lunghi mesi, mentre la figlia era in carcere a Budapest, ne è stato la voce e si è speso per la tutela dei suoi diritti: «Siamo un pochino più sereni ma molto felici, ma il voto ufficiale sarà a ottobre».
Mentre da Budapest interviene, ancora una volta, il portavoce del governo Orban, Zoltan Kovasc, che su X scrive: «È incomprensibile e scandaloso che l’Europarlamento legittimi il terrorismo di estrema sinistra. Non dimenticheremo e non ci arrenderemo. Ilaria Salis è una pericolosa criminale che merita di stare in prigione».
I Popolari divisi in commissione: decisivi due voti
L’esito, come detto, era appeso alla decisione dei popolari che avrebbero pesato. Il voto era a scrutinio segreto. Ma basta fare due conti. La commissione è composta da 25 membri: 11 tra socialisti, verdi, sinistra e democratici, già contro la revoca dell’immunità; 7 tra sovranisti, conservatori e patrioti, che hanno votato a favore; 7 popolari, che si sarebbero dunque divisi sul voto.
Tanto da scatenare l’ira della Lega che parla di «eurovergogna targata sinistra e traditori del centrodestra. I deputati del Ppe dovranno spiegare ai propri elettori il perché di un voto miseramente politico». Alla polemica tutta interna alla maggioranza si accoda anche Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d'Italia al Parlamento europeo: «Il Ppe colga l'opportunità di rimediare nella votazione in plenaria a ottobre».
Gli unici due italiani votanti in commissione, Mario Mantovani (Fratelli d'Italia/Ecr) e Mario Furore (Movimento 5 Stelle/The Left), avrebbero votato uno a favore e l’altro contro la revoca, secondo le indicazioni dei loro gruppi.
La stessa commissione ha bocciato, sempre oggi, altre due richieste di revoca di immunità e in particolare quella per il principale oppositore di Viktor Orban, Peter Magyar, un popolare.
“Ungheria verso il ricorso”
Da Budapest arriva intanto la reazione dura di Balazs Orban, direttore politico dell'ufficio del premier ungherese, che in un post su X ha scritto: «Il Pe ha fatto la sua scelta: non difendere la giustizia, ma proteggere i propri alleati ideologici». E ha ribadito la decisione magiara di bollare gli “Antifa” come «organizzazione terroristica», includendo tra questi anche Salis.
Se anche il Parlamento bocciasse la revoca dell’immunità a Salis, si apre l’ipotesi di un ricorso ungherese. Lo ricorda il relatore in commissione Juri del caso Salis, il popolare spagnolo Adrian Vazquez Lazara, secondo il quale «questo voto rappresenta un pericoloso e brutto precedente. La posizione giudiziaria di Salis è più debole di prima. Prevedo che l'Ungheria presenterà ricorso alla Corte di giustizia europea e che l'immunità finisca per essere revocata dal tribunale Ue in Lussemburgo».
Le accuse a Salis
Ilaria Salis era stata arrestata l’11 febbraio del 2023 a margine di una manifestazione antifascista organizzata per contrapporsi al Giorno dell’Onore che ogni anno richiama a Budapest centinaia di nostalgici delle Ss da tutta Europa. Da quel giorno trascorrono 15 mesi di detenzione preventiva in un carcere che Salis racconterà prima nelle sue lettere e poi nel diario dal carcere, pubblicato in esclusiva da Repubblica e Tg3, denunciando le condizioni di prigionia disumane e degradanti.
Nel giugno del 2024, Avs decide di candidare Ilaria Salis alle elezioni europee per tirarla fuori da quel «pozzo», come lo aveva metaforicamente chiamato nel suo fumetto dedicato a Salis Zerocalcare. Salis era stata eletta al parlamento di Strasburgo con 176mila preferenze.
La richiesta di revoca dell’immunità e l’iter in commissione
Il 10 ottobre dello stesso anno, il giorno dopo un duro intervento in aula dell’eurodeputata contro il governo Orban, le autorità ungheresi avevano trasmesso al parlamento europeo la richiesta di revoca della sua immunità. A dicembre la richiesta era stata affidata alla commissione Juri che aveva designato come relatore il deputato Adrian Vazquez Lazara. Dopo le audizioni, il relatore ha redatto un report su cui la commissione è stata chiamata a votare.
Le reazioni politiche: l’ira leghista, l’abbraccio di Pd e Avs e la polemica su Calenda
Chi non perde tempo a bocciare la commissione Juri è il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, che su X ha scritto: «Chi sbaglia non paga». Quasi le stesse parole del generale leghista Roberto Vannacci: «Vergogna. Chi sbaglia paga ma non in Europa».
Mentre la vicepresidente del Parlamento europeo in quota Pd, Pina Picierno, dichiara: «Una decisione auspicata e importante, in difesa dello stato di diritto e del giusto processo». Anche Giuseppe Conte, leader del Movimento Cinque Stelle interviene: "Salis non si può sottrarre alla giustizia, ma è assolutamente necessario sottrarla a quella ungherese».
E tra l'altro l'Ungheria è in procedura di infrazione proprio perché non rispetta lo stato di diritto. Sarebbe una follia offrire un nostro concittadino a una giustizia che non offre le garanzie costituzionali di un giusto processo". Lo dice Giuseppe Conte, presidente del M5s, a margine di un evento pubblico ad Ancona
Una piccola bufera solleva invece il post di Carlo Calenda: «Il problema è Orban ma è anche candidare una persona che va in giro a spaccare teste. Un poco di silenzio ci starebbe bene», scrive il leader di Azione. «Parole ignobili», reagisce da Avs Angelo Bonelli, «Calenda condanna Salis prima di un processo». Su tutte le furie anche il padre dell’eurodeputata, Roberto Salis: «Chieda scusa per l'ignobile diffamazione che ha fatto perché altrimenti saremo costretti a farle rimpiangere ogni secondo dedicato a partorire questa ignobile diffamazione», scrive a Calenda. «Una minaccia» per il leader di Azione. «Le sue parole sono già agli atti», avvisa Salis annunciando querela.
Chi ringrazia la commissione Juri è Nicola Fratoianni di Avs, il primo con Bonelli a decidere di candidare Salis: «Per noi – dice – quella di Ilaria è stata ed è una battaglia per lo stato di diritto e la democrazia in Europa».
Manda «un abbraccio a Ilaria» Nicola Zingaretti, capodelegazione Pd al Parlamento europeo, convinto che «l'Italia, l'Europa e tutte le democrazie hanno il dovere di difendere i propri cittadini da ogni pericolo. Anche dagli abusi di potere e da quei paesi che non garantiscono lo stato di diritto». Ecco perché il sì all’immunità, secondo l’eurodeputato di Renew Europe Sandro Gozi, «smaschera le violazioni dello stato di diritto del regime di Victor Orban». In commissione, intervenuto per i sociali senza diritto di voto perché membro sostituto, c’era anche Alessandro Zan, che ora dice: «Un bel risultato per la democrazia e un segnale forte: