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Attacco alla Flotilla, sit-in a Montecitorio. I sindacati valutano un nuovo sciopero per Gaza

(agf)

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A poche ore dall’attacco in 300 si presentano davanti a Montecitorio per pretendere che il governo italiano sanzioni Israele e si dicono pronti a “bloccare tutto” di nuovo. In piazza anche le opposizioni
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ROMA – “Don’t worry, be happy” e giù risate. Mentre a piazza Montecitorio inizia a sciogliersi il presidio convocato dopo gli attacchi di stanotte alla Global Sumud Flotilla, aerei e droni volano bassi sulle 43 barche che navigano al largo di Creta. Dalle radio di emergenza che stanotte, prima che gli ordigni venissero sganciati, pompavano gli Abba a tutto volume, arriva il reggae di Bob Marley accompagnato da risate. La notizia corre veloce per le chat, arriva ai cellulari di chi è in piazza, la rabbia monta. Il presidio è stato convocato in fretta, ma in piazza c’erano comunque almeno 300 persone, ma soprattutto le varie anime che lunedì 22 hanno sfilato per Roma e per l’Italia per “bloccare tutto”.

Parola d’ordine ribadita oggi e trasformata in promessa di mobilitazione permanente. Da venerdì, annuncia Usb in Italia ci saranno più di cento presidi fissi nelle piazze di tutta Italia, forse di più, che terranno un collegamento diretto con la Flotilla e saranno pronti a mobilitarsi su…

ROMA – “Don’t worry, be happy” e giù risate. Mentre a piazza Montecitorio inizia a sciogliersi il presidio convocato dopo gli attacchi di stanotte alla Global Sumud Flotilla, aerei e droni volano bassi sulle 43 barche che navigano al largo di Creta. Dalle radio di emergenza che stanotte, prima che gli ordigni venissero sganciati, pompavano gli Abba a tutto volume, arriva il reggae di Bob Marley accompagnato da risate. La notizia corre veloce per le chat, arriva ai cellulari di chi è in piazza, la rabbia monta. Il presidio è stato convocato in fretta, ma in piazza c’erano comunque almeno 300 persone, ma soprattutto le varie anime che lunedì 22 hanno sfilato per Roma e per l’Italia per “bloccare tutto”.

Parola d’ordine ribadita oggi e trasformata in promessa di mobilitazione permanente. Da venerdì, annuncia Usb in Italia ci saranno più di cento presidi fissi nelle piazze di tutta Italia, forse di più, che terranno un collegamento diretto con la Flotilla e saranno pronti a mobilitarsi subito in caso di nuovi attacchi. A Roma sarà a piazza da Cinquecento, da dove è partito il gigantesco corteo di 200mila persone che lunedì ha bloccato tutta la città.

“E se sarà necessario siamo pronti a rifarlo”, dice Guido Lutrario, che apre a un nuovo sciopero generale, da convocare anche in tempi strettissimi. “L’articolo 2 – ricorda – non prevede limitazioni né preavvisi in caso di astensione dal lavoro in difesa dell'ordine costituzionale, o di protesta per gravi eventi lesivi dell'incolumità e della sicurezza dei lavoratori”. Salvini da lontano attacca: “Irresponsabili, non impediremo che blocchino il Paese e lo portino nel caos”. In piazza si fanno spallucce. La decisione del ministro Crosetto di spedire una fregata per “accompagnare” la flotilla viene vista come una vittoria, ma non è ancora sufficiente, dicono. “E poi va lì a fare cosa? A proteggere o a raccogliere morti e feriti”, è la domanda a cui né il ministro, né il governo hanno ancora risposto. In presidio c’è anche la Cgil, quando si presenta a parlare con una dei suoi, si prende i fischi. E tanti. In molti non hanno perdonato la convocazione di una manifestazione e mobilitazione alternativa alla piazza di lunedì, come il ritardo nel parlare di genocidio. Solo quando “con umilità”, si sottolinea all’inizio dell’intervento della Fiom, si chiede una mobilitazione condivisa “perché tutti siamo orgogliosi delle nostre bandiere, ma oggi ce n’è una sola, che è quella della Palestina”, la piazza si scioglie in un applauso. Se sarà sciopero generale, si farà insieme, lasciano intendere entrambe le sigle, a margine degli interventi dal “palco”, un gradino sotto l’obelisco.

Per il governo Meloni arriva “un avviso di sfratto”. Lo promettono studenti di medie e superiori, che annunciano scioperi e occupazioni di tutte le scuole e le facoltà – e a Roma, Milano, Genova si è cominciato - “fin quando non saranno rescissi tutti gli accordi con Israele”. Lo dicono sindacati, comitati di quartiere, collettivi, le associazioni, i sanitari contro Gaza che rivendicano: “noi da due anni diciamo che Israele è uno Stato terrorista, perché è terrorismo bombardare gli ospedali, le ambulanze, fare il doppio per colpire prima i civili poi chi soccorre, ammazzare i medici, gli infermieri, i sanitari, i giornalisti, i civili. Basta”.

Sanzioni, embargo, rottura di ogni relazione con Israele, fine del genocidio, riconoscimento dello Stato di Palestina “non lo chiediamo per favore, lo rivendichiamo come diritto”: tutte le realtà che nella mobilitazione del 22 si sono riconosciute e chi, in ritardo, si è aggregato sono comuni nelle richieste. “Quelle piazze hanno dimostrato che l’Italia sta con i palestinesi, il governo non le rappresenta e deve andare a casa”. Le “Donne di borgata”, comitato delle periferie romane, si rivolgono direttamente alle “signore della guerra”, come Meloni, Von der Leyen, “non ci rappresentate, adesso basta”.

In piazza ci sono anche le opposizioni: deputati e senatori di Avs, Pd, Cinque Stelle, +Europa si presentano in forze, dopo aver occupato l’aula alla Camera. Fanno un passo di lato, ascoltano gli interventi ma al presidio sono ospiti e chi chiede la parola parla solo in coda. Nel frattempo, al Parlamento europeo, i Cinque Stelle, con una lettera aperta che vede come primo firmatario Danilo Della Valle e già sottoscritta da una colleghi di diversi gruppi e Paesi si chiede alla presidente Von der Leyen “di intervenire con urgenza per attivare i mezzi di Frontex al fine di prevenire nuovi attacchi e garantire protezione immediata a tutti i cittadini presenti nelle imbarcazioni applicando in maniera estensiva il regolamento che istituisce Frontex. Le navi dell'Agenzia europea devono scortare le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla così da garantire protezione ai cittadini europei presenti e prevenire nuovi e probabili aggressioni da parte della marina israeliana”.

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