BRUXELLES – “Io non ho mai picchiato quella persona. Sono stufa delle diffamazioni del governo ungherese”. Il fuori programma durante la conferenza stampa di Ilaria Salis al Parlamento europeo era inevitabile. E infatti dai posti riservati ai giornalisti chiede la parola un esponente della stampa magiara, chiaramente vicino a Viktor Orban, e dirigendosi verso l’eurodeputata di Avs con un ipad in mano chiede: “Questo lo riconosce?”. Sullo schermo la foto di un uomo con il volto tumefatto. La risposta di Salis è netta: “Non ho mai picchiato nessuno. Nemmeno la magistratura ungherese mi ha mai accusato di aver fatto queste cose”.
“Io - è stato il racconto dell’eurodeputata - ero andata a Budapest per partecipare alla contro manifestazione anti…
BRUXELLES – “Io non ho mai picchiato quella persona. Sono stufa delle diffamazioni del governo ungherese”. Il fuori programma durante la conferenza stampa di Ilaria Salis al Parlamento europeo era inevitabile. E infatti dai posti riservati ai giornalisti chiede la parola un esponente della stampa magiara, chiaramente vicino a Viktor Orban, e dirigendosi verso l’eurodeputata di Avs con un ipad in mano chiede: “Questo lo riconosce?”. Sullo schermo la foto di un uomo con il volto tumefatto. La risposta di Salis è netta: “Non ho mai picchiato nessuno. Nemmeno la magistratura ungherese mi ha mai accusato di aver fatto queste cose”.
“Io - è stato il racconto dell’eurodeputata - ero andata a Budapest per partecipare alla contro manifestazione antifascista. Perché quella era la giornata dell’onore con simboli delle SS e slogan a favore dell’Olocausto. Ma sono stata tirata giù da un taxi da persone che solo dopo ho capito essere poliziotti. E da quel momento è iniziato il calvario”.
Salis ha poi confermato di non volersi sottrarre alla giustizia ma chiede di essere processata in Italia. Non parla di appello al governo Meloni e al Guardasigilli Nordio, ma di una richiesta basata sul diritto. Con lei ha partecipato alla conferenza stampa il co-capogruppo di Left Martin Schirdewan e Cuno Tarfusser, magistrato ex membro della corte penale internazionale. È stato lui a ricordare il principio stabilito al consiglio europeo di Tampere nel 1999 dell’equal treatment in tutti gli Stati membri. Principio che dovrebbe permettere di svolgere il processo in Italia.
“Chiedo di non revocare l’immunità - ha proseguito - per difendermi dalla vendetta ungherese. Lì non esistono le garanzie democratiche”. Ed è stato rammentato che il Parlamento europeo ha votato a favore del rapporto della Commissione Ue in cui si denunciava il mancato rispetto dello stato di diritto in quel Paese e in particolare nella magistratura controllata dall’esecutivo. “Per questo - ha sottolineato Salis - anche il Parlamento è sotto attacco. Con il tipico metodo delle democrature. I sovranisti vogliono sfasciare l’Europa”.
Non ha voluto commentare l’aiuto ricevuto dal Ppe ma si è detta “fiduciosa che anche in aula, al momento del voto finale, prevarrà al di là delle diverse posizioni politiche, il rispetto dello Stato di diritto e dei principi democratici”.