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Meloni accusa gli attivisti della Flotilla: “Iniziativa irresponsabile. Aiuti con la Cei a Cipro”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni a New York

 

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La premier: “Dicono che ho le mani sporche di sangue. E se qualcuno che non ha tutte le rotelle a posto decide di risolvere questo problema?”
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NEW YORK – La notte è tormentata. Giorgia Meloni la trascorre nella sua stanza dell’hotel Peninsula, trecento metri da Central Park. Deve evitare che il caso Flotilla le esploda tra le mani. Parla al telefono con Guido Crosetto. E incarica Antonio Tajani, che la accompagna a Manhattan per le Nazioni Unite, di telefonare ai big delle opposizioni: Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni. Lei stessa aveva parlato con i leader del centrosinistra nei giorni precedenti. Il messaggio del titolare della Farnesina è secco: dovete convincere i vostri parlamentari a bordo delle imbarcazioni ad accettare una mediazione. Quale? Gli aiuti possono essere dirottati a Cipro, la Cei garantirebbe il compromesso. C’è il via libera, assicura, del ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, per tre ragioni: Benjamin Netanyahau si fida del patriarcato di Gerusalemme, si fida dei ciprioti e i loro porti sono accessibili, a differenza di quello di Gaza.

NEW YORK – La notte è tormentata. Giorgia Meloni la trascorre nella sua stanza dell’hotel Peninsula, trecento metri da Central Park. Deve evitare che il caso Flotilla le esploda tra le mani. Parla al telefono con Guido Crosetto. E incarica Antonio Tajani, che la accompagna a Manhattan per le Nazioni Unite, di telefonare ai big delle opposizioni: Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni. Lei stessa aveva parlato con i leader del centrosinistra nei giorni precedenti. Il messaggio del titolare della Farnesina è secco: dovete convincere i vostri parlamentari a bordo delle imbarcazioni ad accettare una mediazione. Quale? Gli aiuti possono essere dirottati a Cipro, la Cei garantirebbe il compromesso. C’è il via libera, assicura, del ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, per tre ragioni: Benjamin Netanyahau si fida del patriarcato di Gerusalemme, si fida dei ciprioti e i loro porti sono accessibili, a differenza di quello di Gaza.

La mattina è addirittura peggiore. La presidente del Consiglio sente di nuovo il ministro della Difesa. Sa come la pensa Netanyahu, perché ha avuto modo di confrontarsi con lui sabato scorso. Adesso, comunque, ha di fronte un dilemma: autorizzare o meno la fregata della Marina militare a raggiungere Flotilla, difendendola da eventuali nuovi attacchi, siano di droni o di altra natura? Ci ragiona, ma la decisione è quasi obbligata: non può consentire che un italiano finisca vittima di un attacco, pagherebbe un prezzo di popolarità enorme perché l’opinione pubblica è schierata senza tentennamenti contro le politiche di Netanyahu. Dunque, acconsente. E si presenta di fronte ai cronisti, in una saletta dell’albergo newyorkese. «La mia condanna di quello che è accaduto nella notte - premette, parlando dell’intimidazione subita dagli attivisti - è totale. Stiamo facendo le nostre indagini, per avere certezze sulle responsabilità». Ciò detto, rende pubblica la trattativa con gli equipaggi: «Tajani sta lavorando a una mediazione che prevede la consegna degli aiuti a Cipro». I beni di soccorso per la Striscia sarebbero affidati, aggiunge, al patriarcato latino di Gerusalemme. In campo c’è il cardinale Pierbattista Pizzaballa, la regia “politica” è del presidente della Cei Matteo Zuppi. «Ora stiamo aspettando una risposta dalla flottiglia». Subito dopo, però, parte l’assalto alle opposizioni: «Mi appello alla responsabilità di tutti, è un teatro di guerra. Non si può rischiare l’incolumità delle persone per fare iniziative che sembrano fatte per creare problemi al governo».

È la chiave politica imposta da Palazzo Chigi. Meloni la svela con una certa veemenza: «Tutto questo è gratuito, pericoloso, irresponsabile. Non sono una stupida, vedo quello che accade. Si cerca la causa per attaccare il governo e, non trovandola in patria, la si cerca in Palestina?». La premier non sembra valutare il valore politico del gesto, volto a rompere simbolicamente l’assedio di Gaza. O, in ogni caso, pensa che la situazione sia già andata oltre: «Richiamo alla responsabilità i parlamentari italiani. Sono pagati per lavorare nelle istituzioni, non per far lavorare le istituzioni per loro».

Sottotraccia, i vertici dell’esecutivo e dell’intelligence provano a gestire l’emergenza. L’intervento della fregata apre scenari di complessa soluzione. Meloni, ad esempio, sostiene che la missione della nave della Marina miri al «soccorso necessario e all’assistenza di chi dovesse essere in pericolo». Mentre «non è previsto - aggiunge - l’uso della forza militare». In realtà, soltanto come extrema ratio – e comunque solo in acque internazionali - i marinai italiani potrebbero intervenire. Seguiranno però Flotilla a distanza, pronti a muoversi soltanto se obbligati. L’obiettivo resta soprattutto la deterrenza, comunque. Lo lascia intendere la premier: «L’opposizione ritiene che l’Italia dovrebbe mandare le navi e dichiarare guerra a Israele? Mi aspetto una risposta chiara dai leader del centrosinistra. Non stiamo giocando a bocce, parliamo di una guerra».

La priorità, adesso, è convincere gli attivisti a desistere. Dovesse fallire, il governo potrebbe trovarsi di fronte a uno scenario estremo: quello che passa dal tentativo di sfondamento del blocco navale israeliano. In quel caso e solo in linea teorica, la Marina potrebbe chiedere agli israeliani il permesso di intervenire nei loro confini marittimi per bloccare Flotilla, evitando guai peggiori per mano di Israele. Opzioni sul filo. E poi: cosa assicura che “Bibi” accetti?

Il resto del punto stampa vola via veloce. La premier condanna le «provocazioni» dei russi all’Europa a colpi di droni e sconfinamenti dei caccia, invitando però gli alleati a mantenere il «sangue freddo». Certo, ammette che un velivolo militare che viola lo spazio aereo «si abbatte», ma che questo non rende obbligata una guerra. E comunque, «un’escalation conviene solamente a Putin». Infine, l’omicidio di Charlie Kirk. C’è un «deterioramento» del clima in Italia. Le chiedono: faccia i nomi, il centrosinistra ha condannato l’omicidio. E la leader replica: «Dicono che sono complice di quanto accade a Gaza e che ho le mani sporche di sangue. E se qualcuno che non ha tutte le rotelle a posto decide di risolvere questo problema?».

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