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Le piazze si mobilitano: “I cittadini reagiscano”. Delia e gli attivisti contro il gverno Meloni

La portavoce italiana della Flotilla Maria Elena Delia

 (ansa)

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Al Viminale è allarme: fino al 6 ottobre ci sarà una stretta permessi e congedi
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ROMA – «Israele ci attaccherà, ma il governo non è in grado di garantire la protezione dei suoi cittadini in acque internazionali perché teme una ritorsione da parte di Israele». È metà giornata quando Maria Elena Delia, la portavoce della Global Sumud Flotilla, usa i social per chiamare alla mobilitazione. Alla premier Meloni, che ha puntato il dito contro gli equipaggi, ribatte: «Non siamo noi il pericolo, ma l’assedio israeliano». E fa un appello: «Le donne e gli uomini di questo Paese ci hanno sostenuto, a loro chiediamo di reagire».

Il governo non ha cambiato linea, oltre le pressioni diplomatiche «perché non ci siano incidenti» non andrà. Dai ministri Tajani e Crosetto sono arrivati nuovi appelli a fermarsi, ma sulle 46 barche della Flotilla non è ipotesi che venga presa in considerazione.

Flotilla verso Gaza: segui la diretta di oggi

Non quando la fregata Alpino fa sapere di essere disposta a prendere a bordo chi non voglia andare fino in fondo. Non quando l’Idf fa sapere di e…

ROMA – «Israele ci attaccherà, ma il governo non è in grado di garantire la protezione dei suoi cittadini in acque internazionali perché teme una ritorsione da parte di Israele». È metà giornata quando Maria Elena Delia, la portavoce della Global Sumud Flotilla, usa i social per chiamare alla mobilitazione. Alla premier Meloni, che ha puntato il dito contro gli equipaggi, ribatte: «Non siamo noi il pericolo, ma l’assedio israeliano». E fa un appello: «Le donne e gli uomini di questo Paese ci hanno sostenuto, a loro chiediamo di reagire».

Il governo non ha cambiato linea, oltre le pressioni diplomatiche «perché non ci siano incidenti» non andrà. Dai ministri Tajani e Crosetto sono arrivati nuovi appelli a fermarsi, ma sulle 46 barche della Flotilla non è ipotesi che venga presa in considerazione.

Flotilla verso Gaza: segui la diretta di oggi

Non quando la fregata Alpino fa sapere di essere disposta a prendere a bordo chi non voglia andare fino in fondo. Non quando l’Idf fa sapere di essere pronta a intervenire anche con il reparto d’élite per le intercettazioni a mare Shayetet 13, né quando Esercito e Difesa di Tel Aviv fanno filtrare timori di «scontri e un possibile incidente».

A bordo si ragiona sugli scenari, si cerca un assetto per proteggere le barche più piccole e instabili, si spera che le operazioni non siano violente. In mare, di notte, basta un’onda anomala provocata da una manovra pericolosa per perdere alberi, vele, persone. E poi c’è il panico che un attacco violento potrebbe scatenare: variabile incalcolabile, nemico vero. Nessuno però vuole cedere.

«Abbiamo un bel vento in poppa che ci spinge verso Gaza, anche lui vuole farci arrivare», dice Luca Poggi, al timone della Grande Blu. «L’unico rischio deriva dalle violazioni del diritto internazionale che la comunità internazionale consente a Israele», spiega lo skipper Tony La Piccirella. Le precedenti flotille «sono state illegittimamente fermate e sequestrate», ragiona l’eurodeputata Annalisa Corrado, «ma noi continuiamo con lo stesso spirito: la nostra è una missione pacifica, pacifista, non violenta». Con lei sulla Karma, la barca di Arci, c’è il presidente dell’Ucoii Yassin Lafram: «Tenete gli occhi aperti», è l’appello che rivolge a chi è a terra, dove la mobilitazione è già partita.

Da Alessandria a Lamezia Terme, presidi e cortei non si contano. In scuole e università — l’ultima è la Federico II di Napoli — si moltiplicano le occupazioni e anche i lavoratori si muovono. «Sono in discussione valori costituzionali, un’intercettazione sarebbe un atto di pirateria e di guerra», attacca il segretario della Cgil Maurizio Landini, pronto a dichiarare lo sciopero generale. Lo stesso farà Usb. È la prima volta che i due sindacati si muovono allineati e ieri a Livorno hanno fatto le prove generali: quando la nave israeliana Zim è arrivata, i portuali di entrambe le sigle hanno incrociato le braccia finché non ha lasciato il porto. «Vittoria», hanno rivendicato. A Roma e Milano intanto, si organizzano “veglie” in piazza, a cui partecipano anche artisti, volti noti, cantanti come Samuel dei Subsonica, Ambra Angiolini, Kento, Negramaro. Già oggi nella Capitale potrebbe esserci un corteo.

Al Viminale è allarme: fino al 6 ottobre ci sarà una stretta permessi e congedi. Si temono le piazze, soprattutto — recita una circolare — le «iniziative estemporanee» ma per le quali si prevede «una considerevole partecipazione di persone». Su di loro, chi è a bordo conta: «Ogni testimone è importante, ogni mobilitazione è importante».

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