COPENAGHEN – Non funziona bene neanche il wi-fi, nel cortile del palazzo reale di Copenaghen. Le interferenze antidrone necessarie a scudare i leader europei da eventuali incursioni aeree, spiegano, rallentano la connessione. Giorgia Meloni riesce a comunicare comunque con Roma. Chatta con Guido Crosetto, ragiona più volte dello scenario in rapida evoluzione con Antonio Tajani. Attraverso il consigliere diplomatico Fabrizio Saggio, si tiene aggiornata in tempo reale su quanto accade a bordo della Flotilla. Una spedizione che contesta ormai da giorni. E che sceglie di dipingere con un aggettivo indiscutibilmente spietato: «Irresponsabile».
La strategia è ormai chiara, va avanti da più di una settimana: delegittimare la missione navale. Schiacciarla su posizioni estreme. Un modo per svuotare il consenso che si registra attorno alla Flotilla, come fotografato da tutti i sondaggi. «Irresponsabile insistere con la missione», dice dunque al mattino la premier, appena mette piede sul gelido …
COPENAGHEN – Non funziona bene neanche il wi-fi, nel cortile del palazzo reale di Copenaghen. Le interferenze antidrone necessarie a scudare i leader europei da eventuali incursioni aeree, spiegano, rallentano la connessione. Giorgia Meloni riesce a comunicare comunque con Roma. Chatta con Guido Crosetto, ragiona più volte dello scenario in rapida evoluzione con Antonio Tajani. Attraverso il consigliere diplomatico Fabrizio Saggio, si tiene aggiornata in tempo reale su quanto accade a bordo della Flotilla. Una spedizione che contesta ormai da giorni. E che sceglie di dipingere con un aggettivo indiscutibilmente spietato: «Irresponsabile».
La strategia è ormai chiara, va avanti da più di una settimana: delegittimare la missione navale. Schiacciarla su posizioni estreme. Un modo per svuotare il consenso che si registra attorno alla Flotilla, come fotografato da tutti i sondaggi. «Irresponsabile insistere con la missione», dice dunque al mattino la premier, appena mette piede sul gelido suolo danese, mentre le barche si trovano ancora a 150 miglia nautiche da Gaza.
In Italia, nelle stesse ore, si muove la propaganda meloniana. Il dossier dell’ufficio studi di Fratelli d’Italia rilancia una nota informativa che titola così: «Le denunce sui presunti legami tra Hamas e la Global Sumud Flotilla». E d’altra parte, a quegli attivisti la presidente del Consiglio dedica da giorni almeno due accuse, alternandole. La prima, resa pubblica già durante il viaggio negli Stati Uniti, è quella di agire per mettere in difficoltà il suo esecutivo (in realtà le delegazioni provengono da 44 nazioni, non tutte presumibilmente interessate al dibattito politico interno in Italia). Dall’altro ieri, però, Meloni sostiene anche un’altra tesi: gli attivisti avrebbero la forza di boicottare gli sforzi di pace in Medio Oriente, condizionando un conflitto che va avanti da due anni. «È una vicenda - sostiene la leader - che assume dei contorni incredibili, perché è in corso un negoziato’». Peggio: «In questa fase di equilibri estremamente delicati, e di fronte a una possibilità che sarebbe storica, insistere in una iniziativa che ha dei margini di pericolosità e di irresponsabilità, ecco: io continuo a non capirlo».
Non la pensa così, pare, Guido Crosetto. Chiedono al ministro della Difesa se la vicenda possa influenzare la trattativa sul piano di pace, lui replica: «No, non penso». La battaglia politica, intanto, è pronta a trasferirsi anche in Parlamento. Oggi la Camera affronta il voto sulle risoluzioni su Gaza, voluto dalla presidente del Consiglio. Fino a ieri sera il testo del centrodestra prevedeva il riconoscimento dello Stato di Palestina, subordinato all’estromissione di Hamas dai futuri governi e al rilascio degli ostaggi israeliani. Nella premessa, si apprende, anche un richiamo critico all’azione della Flotilla: che resti o venga invece espunto prima dell’approdo in Aula dipenderà dagli eventi della notte. E sempre per incunearsi tra le minoranze, Palazzo Chigi ha chiesto ai partiti di governo di presentare un secondo testo dedicato al sostegno del piano di pace di Trump, con l’obiettivo politico di ottenere il voto favorevole di Azione e - questo il tentativo - di almeno una porzione del Pd.
Dopo gli abbordaggi, l’enorme incognita è però legata soprattutto alla reazione delle piazze.
Meloni ha messo da giorni la testa sul problema. Da quando l’intelligence ha avvertito l’esecutivo che manifestazioni, cortei, occupazioni di università e scuole potrebbero accendere il Paese, la sfida è diventata quella di studiare le contromisure. Palazzo Chigi sembra determinato a descrivere i partecipanti alla spedizione navale – e le opposizioni – come radicali disinteressati alle ragioni dei civili palestinesi. «È una fase nella quale tutti quanti dovrebbero capire che attendere mentre c’è un negoziato di pace è forse la cosa più utile che si può fare per alleviare le sofferenze dei palestinesi - scandisce - Ma forse le sofferenze di quel popolo non erano la priorità».