Passano le mozioni sul piano Usa per Gaza, Pd-Avs-M5S si astengono
di Giovanna VitaleNon sono caduti nel tranello, stavolta. Per una volta, dinnanzi all’immane tragedia di Gaza, le opposizioni in Parlamento scelgono di lasciare la porta socchiusa, anziché sbatterla come di consueto sul muso del governo.
La tentazione era forte, dopo l’ennesima provocazione lanciata da Giorgia Meloni proprio mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in aula per le comunicazioni sulla crisi mediorientale, invitava tutte le forze politiche a condividere lo stesso obiettivo: fermare il conflitto. Ma l’accordo raggiunto nella notte tra Pd, M5S e Avs, in fondo a una faticosissima mediazione, regge sino alla fine: anche all’onda d’urto della premier. E il giochetto della maggioranza di presentare due diverse risoluzioni per mettere in difficoltà gli avversari, accusati di voler non aiutare bensì boicottare il processo di pace, non va a segno.
I tre principali partiti del “campo largo” si astengono sul piano Trump — peraltro inserito pure nella loro mozione unitaria su pressione dei rif…
Non sono caduti nel tranello, stavolta. Per una volta, dinnanzi all’immane tragedia di Gaza, le opposizioni in Parlamento scelgono di lasciare la porta socchiusa, anziché sbatterla come di consueto sul muso del governo.
La tentazione era forte, dopo l’ennesima provocazione lanciata da Giorgia Meloni proprio mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in aula per le comunicazioni sulla crisi mediorientale, invitava tutte le forze politiche a condividere lo stesso obiettivo: fermare il conflitto. Ma l’accordo raggiunto nella notte tra Pd, M5S e Avs, in fondo a una faticosissima mediazione, regge sino alla fine: anche all’onda d’urto della premier. E il giochetto della maggioranza di presentare due diverse risoluzioni per mettere in difficoltà gli avversari, accusati di voler non aiutare bensì boicottare il processo di pace, non va a segno.
I tre principali partiti del “campo largo” si astengono sul piano Trump — peraltro inserito pure nella loro mozione unitaria su pressione dei riformisti dem — ma bocciano il testo in cui il centrodestra torna a prospettare il riconoscimento condizionato dello Stato di Palestina, che per la minoranza va invece fatto subito e senza condizioni, seguendo l’esempio di oltre 150 paesi nel mondo. Proposta, quest’ultima, rispedita al mittente. E ancor più abile si mostra Matteo Renzi, che riesce a strappare il sì dell’intero centrodestra sulla risoluzione di Iv che impegna il governo «a lavorare perché sia accolto il piano Blair per Gaza, condiviso dalla Casa Bianca e da molti Paesi arabi ed europei». Mentre Azione si accoda tout court alla maggioranza. I cui documenti vengono approvati con numeri più ampi del solito, grazie allo scambio di voti coi centristi all’opposizione. Non è l’unanimità auspicata dalla presidente del Consiglio, ma almeno sulla pace in Palestina il Parlamento non si è spaccato.
Sia alla Camera sia al Senato Tajani rivendica il lavoro dell’Italia «che ha fatto per i gazawi più di qualunque altra nazione» e usa parole severe nei confronti di Israele: «La crisi umanitaria nella Striscia è inaccettabile. Questa carneficina deve finire». Apre alle sanzioni individuali per «alcuni ministri» di Netanyahu, ma non a quelle commerciali proposte dalla Commissione Ue: «Il governo è pronto a valutarle insieme agli altri paesi, a cominciare dalla Germania», afferma il titolare della Farnesina, «nella consapevolezza però che non debbano esserci ricadute negative sulla popolazione civile israeliana». Per poi stigmatizzare le proteste di piazza: «È giusto manifestare, ma senza degenerare. Se devo scegliere tra i violenti e i poliziotti scelgo i poliziotti, come diceva Pasolini i figli di papà contro i figli del popolo».
Ma la minoranza non ci sta. «Giù le mani dal diritto di sciopero. L’Italia è migliore di chi la governa», avverte alla Camera Elly Schlein. «Presidente Meloni, molli la clava e provi a fare la premier», lancia la sfida la segretaria del Pd, citando gli attacchi alla Flotilla, ai sindacati, alle opposizioni. «Con quale ipocrisia venite qui a fare finti appelli all’unità, mentre ci accusate di essere contro la pace? Dove si parla di pace noi ci siamo. Voi per parlare di pace avete aspettato il permesso di Trump». Duro anche Giuseppe Conte che bolla come «disonorevole e sconcia» la politica estera del governo, subalterna agli Usa e per questo ondivaga. «Imbelle e codardo» l’esecutivo che non ha espresso «nessuna condanna» nei confronti di Netanyahu, né messo in atto «misure concrete sul genocidio» in corso a Gaza. «Avete continuato a fornire armi a Israele, non avete stracciato il memorandum di cooperazione militare». Anche per questo la Flotilla va ringraziata: «Ha smascherato l’ipocrisia di questo governo», salvando «l’onore dell’Italia. Ma quando capirete che ci state portando dalla parte sbagliata della Storia?» urla il capo del M5S. In sintonia decibel con Nicola Fratoianni: «Vede ministro, noi vi rimproveriamo il fatto che siete complici. Complici perché avete fatto del diritto internazionale uno strumento da utilizzare à la carte, un po’ sì e un po’ no. Complici ogni volta che vi opponete al riconoscimento dello Stato palestinese. Complici quando dite “no” allo stop dell’accordo Ue-Israele».
In Senato persino Carlo Calenda, che pure ha sottoscritto le mozioni del centrodestra, pone qualche obiezione: «Il blocco della Flotilla in acque internazionali è illegale. Il governo ha fatto cose giuste, ma allora perché nelle dichiarazioni siete così violenti?». Soddisfatto Renzi: «Il piano voluto da Blair e fatto proprio da Trump è l’unica possibilità concreta perché i bambini di Gaza smettano di morire. Non ci sono alternative a questo piano». Che infine passa, senza nessun voto contrario.