È salito sulla Conscience consapevole di essere un target, un obiettivo. Ma determinato ad andare fino in fondo. Fra i nove italiani a bordo della seconda Flotilla e sulle vele che la scortavano, ce n’è uno particolarmente a rischio e la cui sorte tiene con il fiato sospeso i comitati a terra. Lui si chiama Vincenzo Fullone, è stato la voce e il volto che ha raccontato all’Italia la “seconda ondata”, la nuova flotta umanitaria che ha tentato di raggiungere Gaza e per Israele è un target, un obiettivo. «Per lui come per altri che in Palestina abbiano una storia, siamo preoccupati — spiegava ieri in serata il rappresentante italiano della Freedom Flotilla Zaher Darwish — lo abbiamo fatto presente alla Farnesina, chiedendo che tuteli in maniera reale ed effettiva l’incolumità di tutti».
Cinquantatré anni, ex studente di filosofia e teologia all’Università Pontificia di Roma, a Gaza ci arriva nel 2013 da «migrante al contrario». Si lascia alle spalle percorso accademico, l’Italia, e anco…
È salito sulla Conscience consapevole di essere un target, un obiettivo. Ma determinato ad andare fino in fondo. Fra i nove italiani a bordo della seconda Flotilla e sulle vele che la scortavano, ce n’è uno particolarmente a rischio e la cui sorte tiene con il fiato sospeso i comitati a terra. Lui si chiama Vincenzo Fullone, è stato la voce e il volto che ha raccontato all’Italia la “seconda ondata”, la nuova flotta umanitaria che ha tentato di raggiungere Gaza e per Israele è un target, un obiettivo. «Per lui come per altri che in Palestina abbiano una storia, siamo preoccupati — spiegava ieri in serata il rappresentante italiano della Freedom Flotilla Zaher Darwish — lo abbiamo fatto presente alla Farnesina, chiedendo che tuteli in maniera reale ed effettiva l’incolumità di tutti».
Cinquantatré anni, ex studente di filosofia e teologia all’Università Pontificia di Roma, a Gaza ci arriva nel 2013 da «migrante al contrario». Si lascia alle spalle percorso accademico, l’Italia, e ancor più indietro rimane la sua Calabria. Nella Striscia fonda insieme a diversi giornalisti palestinesi Ayn Media, una delle prime agenzie di notizie che abbia rapporti con testate internazionali, ha organizzato festival del cinema per bambini e di cultura palestinese per gli adulti, ha insegnato “media relation” all’Università islamica.
E inevitabilmente questo ha significato relazionarsi con le autorità locali, in mano ad Hamas ed è bastato per farlo diventare un target. «Anche per organizzare una festa di paese devi chiedere i permessi al sindaco, quindi non vedo cosa ci sia di strano», spiegava giorni fa dal ponte della Conscience, con la voce impastata di nostalgia per quella terra in cui da anni non gli è consentito tornare. Israele gli ha imposto un denial, un divieto di ingresso a vita. «Per loro sono persona sgradita, me lo hanno detto chiaramente l’ultima volta che mi hanno interrogato».
Ma non si è tirato indietro quando gli hanno proposto di salire a bordo della Conscience. «La Palestina occupata l’ho già vissuta — spiegava qualche giorno fa a Repubblica — la brutalità, la violenza dell’Idf le conosco». Ma non chiederà aiuto o supporto al governo Meloni. «Sono vittima di un atto di pirateria in acque internazionali, tu governo li lasci fare perché “il diritto internazionale vale fino a un certo punto” e io dovrei chiedere a loro di essere liberato?», aveva anticipato, mentre la nave puntava verso Gaza.
«Non firmerò la procedura di espulsione accelerata — aveva aggiunto — Ognuno si assuma le proprie responsabilità, anche per aver permesso continue violazioni del diritto internazionale».