ROMA – Medici, infermieri, soccorritori si preparavano da giorni a sbarcare per dare il cambio ai colleghi di Gaza che «chiedono una pausa anche solo di un paio d’ore». Oltre una tonnellata di farmaci era già stata inventariata, inscatolata, pronta ad essere messa a disposizione di reparti in cui mancano anche le garze e si opera senza anestesia. E invece anche la seconda flotta umanitaria che tentava di raggiungere Gaza è stata intercettata, abbordata e bloccata dall’esercito israeliano. Gli attivisti a bordo — 145 persone in tutto, fra cui due israeliani — tutti trasferiti contro la loro volontà in Israele. «È l’ennesimo atto di pirateria», dice Michele Borgia, della sezione italiana della Freedom Flotilla Coalition.
È l’associazione che ha organizzato e messo in piedi la Conscience, nave ospedale con a bordo oltre 90 fra medici, infermieri, soccorritori, volontari, l’ammiraglia della flotta. Fino alla notte fra 7 e 8 ottobre, le hanno navigato accanto le otto vele della ThousandMad…
ROMA – Medici, infermieri, soccorritori si preparavano da giorni a sbarcare per dare il cambio ai colleghi di Gaza che «chiedono una pausa anche solo di un paio d’ore». Oltre una tonnellata di farmaci era già stata inventariata, inscatolata, pronta ad essere messa a disposizione di reparti in cui mancano anche le garze e si opera senza anestesia. E invece anche la seconda flotta umanitaria che tentava di raggiungere Gaza è stata intercettata, abbordata e bloccata dall’esercito israeliano. Gli attivisti a bordo — 145 persone in tutto, fra cui due israeliani — tutti trasferiti contro la loro volontà in Israele. «È l’ennesimo atto di pirateria», dice Michele Borgia, della sezione italiana della Freedom Flotilla Coalition.
È l’associazione che ha organizzato e messo in piedi la Conscience, nave ospedale con a bordo oltre 90 fra medici, infermieri, soccorritori, volontari, l’ammiraglia della flotta. Fino alla notte fra 7 e 8 ottobre, le hanno navigato accanto le otto vele della ThousandMadleens. Poi, una dopo l’altra, tutte sono state intercettate in acque internazionali, ancor prima di raggiungere la cosiddetta zona di rischio, il tratto di mare dove negli quasi tutte le navi umanitarie sono state bloccate.
Le prime a “cadere” sono state le vele. Attorno alle 2.30 di notte, i gommoni da incursione le hanno abbordate una dopo l’altra. A bordo lo si temeva, da ore sciami di droni volavano sempre più bassi, per questo l’equipaggio della Sunbird con un cartello mostrato alla telecamera di bordo ha chiesto agli equipaggi di terra: «Mobilitatevi». L’ultima immagine registrata è il volto di un militare israeliano armato che la distrugge a colpi di mitra.
La Conscience ha resistito fino alle 4.30 del mattino. Quando l’attività dei droni è aumentata e l’allarme è scattato, ha tentato di mettersi al riparo in acque territoriali egiziane. E ci era quasi riuscita, mancavano poche miglia, quando un elicottero d’assalto ha calato una squadra di incursori sul ponte.
Un’operazione subito rivendicata dal ministero degli Esteri israeliano, che usa i social per bollare la missione umanitaria come «inutile tentativo» di violare un blocco navale che rivendica come «legittimo». Insorge subito la Turchia, che a bordo ha anche tre parlamentari: «Pura pirateria», tuona Ankara. Si muove la Francia da dove arrivano molti dei 145 attivisti, il ministro Tajani assicura che «stiamo monitorando la situazione» e «assistenza consolare».
In missione c’erano nove italiani, fra cui tre medici, Riccardo Corradini, Francesco Prinetti e Lorenzo Bresciani, l’infermiere Stefano Argenio, la pedagogista Elisabeth Di Luca, l’ex docente di filosofia diventato monaco buddista Claudio Torero, il giornalista Lorenzo Mollicone e la marittima Beatrice Lio, oltre a Vincenzo Fullone, storico attivista che della delegazione era portavoce. Italiana era anche una delle barche intercettate, con a bordo la deputata spagnola Gimena Gonzalez Gomez. «Per la legge del mare, si è trattato di un rapimento su territorio italiano», tuonano gli attivisti di Ultima generazione.
«L’ennesima violazione chiara del diritto internazionale, Roma intervenga», dicono opposizioni e sindacati in Italia. Al Senato, Pd, Avs e M5s chiedono che la premier si presenti per un’informativa urgente, alla Camera i dem depositano un’interrogazione, la leader dem Elly Schlein non esista a parlare di «sequestro illegale in acque internazionali», mentre Nicola Fratoianni si rivolge direttamente alla premier: «Quando finirà l’impunità del governo di Israele?». La risposta — dicono tutti — deve arrivare in modo celere e nelle sedi competenti, l’incolumità degli equipaggi va tutelata, il genocidio fermato, così come deve finire il perdurante appoggio a Netanyahu. E nelle piazze, da Nord a Sud si torna a “bloccare tutto”.