✕

Bucci: “Io, sopravvissuta, in quei viaggi ad Auschwitz ricordo che il regime fu complice”

Tatiana Bucci con Sergio Mattarella 

Ascolta l'audio

“Ho fatto più di 40 viaggi e ho sempre trovato studenti preparati. Oggi l’antisemitismo è diffuso anche a sinistra ma è colpa di Netanyahu”
2 minuti di lettura

ROMA – Tatiana Bucci, 88 anni, cosa ricorda del lager?

«Se chiudo gli occhi vedo il fumo del camino. Ce ne erano quattro. Io e mia sorella Andra arrivammo il 4 aprile 1944 a Birkenau, provenienti da Fiume. Io avevo sei anni e mezzo, Andra quattro e mezzo. Mio padre, Giovanni Bucci, cattolico, era stato costretto a cambiare nome, da Bucich a Bucci, su ordine del fascismo. La mamma ebrea, originaria di Kiev, perdette la cittadinanza. I suoi fratelli e sorelle il lavoro. Un mio cugino, Mario, 10 anni, non poté più andare a scuola».

A cosa sono servite le gite ad Auschwitz, si domanda adesso la ministra Roccella.

«A far capire alle nuove generazioni cos’è stato il nazifascismo, direi».

Lei quante ne ha fatte?

«Più di quaranta. La prima nel 2004, con la Regione Toscana. Di recente con mia sorella abbiamo accompagnato anche il presidente Mattarella».

Pensa siano state utili?

«Sì, ho sempre trovato giovani preparati. Molti magari erano partiti convinti di fare una gita, ma poi una volta lì s…

ROMA – Tatiana Bucci, 88 anni, cosa ricorda del lager?

«Se chiudo gli occhi vedo il fumo del camino. Ce ne erano quattro. Io e mia sorella Andra arrivammo il 4 aprile 1944 a Birkenau, provenienti da Fiume. Io avevo sei anni e mezzo, Andra quattro e mezzo. Mio padre, Giovanni Bucci, cattolico, era stato costretto a cambiare nome, da Bucich a Bucci, su ordine del fascismo. La mamma ebrea, originaria di Kiev, perdette la cittadinanza. I suoi fratelli e sorelle il lavoro. Un mio cugino, Mario, 10 anni, non poté più andare a scuola».

A cosa sono servite le gite ad Auschwitz, si domanda adesso la ministra Roccella.

«A far capire alle nuove generazioni cos’è stato il nazifascismo, direi».

Lei quante ne ha fatte?

«Più di quaranta. La prima nel 2004, con la Regione Toscana. Di recente con mia sorella abbiamo accompagnato anche il presidente Mattarella».

Pensa siano state utili?

«Sì, ho sempre trovato giovani preparati. Molti magari erano partiti convinti di fare una gita, ma poi una volta lì si sono commossi, assumendo consapevolezza storica».

Cosa pensa dell’uscita della ministra?

«Sbaglia. Sbaglia a dire quel che ha detto. Vede, i tedeschi hanno fatto i conti col proprio passato. Noi italiani, no. Noi non li faremo mai. Non vogliamo ammettere le colpe dei fascismo».

Nazismo e fascismo sono equiparabili?

«È vero che i campi li hanno inventati i nazisti, ma i fascisti, alleati dei tedeschi, vi hanno collaborato, come hanno sperimentato sulla propria pelle molti ebrei italiani».

Per Roccella le gite ad Auschwitz sono servite per ripetere che “l’antisemitismo era una questione fascista e basta”.

«Beh, dimentica che senza l’ausilio dei fascisti non ci sarebbero state le deportazioni. Pensi al 16 ottobre 1943 nel ghetto di Roma».

Roccella vuole dire che l’antisemitismo oggi è diffuso anche a sinistra.

«È così. Ma darei la colpa a Netanyahu, e ai suoi ministri. Hanno bombardato degli ospedali, ucciso bambini, ci vuole del coraggio per farlo. Mi emoziono alla sorte subita da migliaia di civili. In questo modo Netanyahu si è messo al livello di Hamas. E solo per evitare le inchieste che lo riguardano, per rimanere al potere».

Quello che ha fatto Netanyahu è genocidio?

«È un massacro. Lo vuole chiamare genocidio? Cosa cambia? Non vi colgo alcuna differenza».

Pensa che Gaza avrà conseguenze sulla Giornata della memoria?

«Mi auguro di no. Spero che la gente rinsavisca. Che sappia distinguere tra Israele e il suo governo, che ha permesso di fare ai coloni di fare quello che hanno fatto. Anche questo è imperdonabile».

Cosa teme?

«La banalizzazione. Non che non ci sia già adesso. I negazionisti ci sono sempre stati, ma adesso sono di più. E anche l’antisemitismo rischia di crescere».

Cosa bisognerebbe dire per fare davvero i conti col passato?

«Basterebbe affermare che eravamo dalla parte sbagliata. Ma temo che io non lo vedrò più».

Quanto è rimasta a Birkenau?

«Ci hanno liberati il 27 gennaio 1945. Ricordo che la guardiane ci dicevano che si usciva dal camino. Non capivo bene. Cosa voleva dire uscire dal camino? Guccini l’ha poi raccontato benissimo: Son morto ch’ero bambino, passato per il camino, e adesso sono nel vento. Ricordo che nel Dopoguerra non se ne voleva parlare. Nessuno voleva sapere. Tra un po’ non ci saranno più testimoni a difendere quella memoria».

Leggi i commenti