ROMA – Contesta un’esperienza educativa che nessuno, neanche a destra, in questi decenni ha mai provato a mettere in discussione. La ministra Eugenia Roccella sostiene che «le gite ad Auschwitz», le chiama così e non viaggi d’istruzione, siano state «un modo per continuare a dire che l’antisemitismo era una questione fascista e basta». Per questo motivo «sono state incoraggiate e valorizzate». La titolare del dicastero della Famiglia e delle pari opportunità non considera che sta parlando del campo di concentramento e sterminio più grande della storia, dove i nazisti hanno agito anche con la complicità dei regimi fascisti europei, che consegnavano i propri concittadini alle SS.
Queste frasi, pronunciate di fronte all’Unione delle comunità ebrai…
ROMA – Contesta un’esperienza educativa che nessuno, neanche a destra, in questi decenni ha mai provato a mettere in discussione. La ministra Eugenia Roccella sostiene che «le gite ad Auschwitz», le chiama così e non viaggi d’istruzione, siano state «un modo per continuare a dire che l’antisemitismo era una questione fascista e basta». Per questo motivo «sono state incoraggiate e valorizzate». La titolare del dicastero della Famiglia e delle pari opportunità non considera che sta parlando del campo di concentramento e sterminio più grande della storia, dove i nazisti hanno agito anche con la complicità dei regimi fascisti europei, che consegnavano i propri concittadini alle SS.
Queste frasi, pronunciate di fronte all’Unione delle comunità ebraiche italiane, la cui presidente Noemi Di Segni ha lanciato l’allarme su un «Islam radicale già in Italia per annientare gli ebrei», suscitano l’indignazione di Liliana Segre, superstite dell’Olocausto, che si dice incredula. «Stento a credere che una ministra della Repubblica — dice la senatrice a vita — possa avere detto che i viaggi ad Auschwitz sono stati incoraggiati per incentivare l’antifascismo. Quale sarebbe la colpa?». Quindi un richiamo alla verità da parte di chi questa storia l’ha conosciuta sulla sua pelle: «Durante la Seconda guerra mondiale, i nazisti con la collaborazione zelante dei fascisti locali realizzarono una colossale industria della morte per cancellare dalla faccia della terra ebrei, rom e sinti e altre minoranze. La formazione dei nostri figli e nipoti — sottolinea Segre — deve partire dalla conoscenza della storia. La memoria della verità storica fa male solo a chi conserva scheletri negli armadi». Il leader di Italia viva, Matteo Renzi, scrive: «Io sto con Liliana Segre, sempre. Oggi, ieri, domani».
E mentre il governo resta in silenzio, Elly Schlein chiede alla premier Giorgia Meloni «una netta presa di distanza nei confronti di questa inqualificabile dichiarazione, che prova a riscrivere la storia».
La ministra ha stigmatizzato anche l’atteggiamento degli atenei italiani sul conflitto israelo palestinese e i suoi ultimi sviluppi: «Di fronte a questa nuova pagina, che comincerà con il tanto atteso ritorno degli ostaggi, si deve aprire una di riflessione. Le università sono state fra i peggiori luoghi di non riflessione».
Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Pd, rigetta qualsiasi «manipolazione». E secondo Angelo Bonelli di Avs, «le gite scolastiche oggi dovremmo organizzarle a Gaza, per far vedere agli studenti cosa significa un genocidio nel terzo millennio. Poi ricorda alla ministra che «le università sono il cuore del dibattito democratico, non un nemico da zittire». Per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, «è anche nel ricordo della Shoah e nel ripudio dei fascismi, grazie appunto a iniziative come le visite ad Auschwitz, che è maturata nelle giovani generazioni la ferma contrarietà al massacro di Gaza».
A bufera innescata, Roccella non corregge il tiro, anzi rilancia una prima volta dicendo che «la sinistra, tra la Albanese portata in trionfo, gli striscioni che inneggiano al 7 ottobre, le piazze e le università messe a ferro e fuoco e il cessate il fuoco siglato da Trump, non sa più che pesci prendere. E quindi non resta altro che far finta di non capire e cercare disperatamente di strumentalizzare le parole altrui». A tarda sera la maggioranza fa intervenire il vicecapogruppo FdI alla Camera, Alfredo Antoniozzi: «Io credo che la ministra Roccella sia stata fraintesa». E poi, un nuovo attacco: «A cosa serve andare ad Auschwitz se poi rimane l’antisemitismo? L’antisemitismo è a sinistra, non tra noi».
Ed ecco che l’esponente del governo, diffonde un’altra nota, per dire che chiamerà la senatrice a vita e che «molto volentieri» andrà «in audizione sull’antisemitismo di ieri e sull’antisemitismo di oggi in commissione Segre, dove ogni dubbio potrà essere chiarito» perché il suo intento, a suo dire, non era negazionista.