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Voto a distanza, depositata proposta di legge a favore dei fuorisede

(ansa)

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L’iniziativa di The Good Lobby, Will Media e la Rete Voto Fuorisede. L’obiettivo è raccogliere 50 mila firme entro il gennaio 2026 per costringere il Parlamento ad aprire una discussione
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Sono passati quasi vent’anni da quando in Italia si cominciò a parlare seriamente di diritto di voto a distanza. Un tema che nel resto d’Europa è scontato, ma che nel nostro Paese continua a restare sospeso tra promesse, rinvii, sperimentazioni, inghippi burocratici. Nonostante i dati delle alte astensioni suggerirebbero di attivarsi per trovare subito una soluzione.

Oggi la spinta torna dal basso: The Good Lobby, Will Media e la Rete Voto Fuorisede hanno depositato una proposta di legge di iniziativa popolare per garantire a tutti i cittadini che studiano, lavorano o si curano lontano dal proprio Comune la possibilità di votare senza dover attraversare l’Italia. L’obiettivo è chiaro: 50 mila firme entro gennaio 2026 per costringere il Parlamento a discutere finalmente una legge che giace da due anni in Senato. Si può firmare anche online, in pochi istanti, su firmereferendum.giustizia.it. Non un gesto simbolico, ma un atto di pressione democratica.

“L’Italia è l’unico grande Paese eu…

Sono passati quasi vent’anni da quando in Italia si cominciò a parlare seriamente di diritto di voto a distanza. Un tema che nel resto d’Europa è scontato, ma che nel nostro Paese continua a restare sospeso tra promesse, rinvii, sperimentazioni, inghippi burocratici. Nonostante i dati delle alte astensioni suggerirebbero di attivarsi per trovare subito una soluzione.

Oggi la spinta torna dal basso: The Good Lobby, Will Media e la Rete Voto Fuorisede hanno depositato una proposta di legge di iniziativa popolare per garantire a tutti i cittadini che studiano, lavorano o si curano lontano dal proprio Comune la possibilità di votare senza dover attraversare l’Italia. L’obiettivo è chiaro: 50 mila firme entro gennaio 2026 per costringere il Parlamento a discutere finalmente una legge che giace da due anni in Senato. Si può firmare anche online, in pochi istanti, su firmereferendum.giustizia.it. Non un gesto simbolico, ma un atto di pressione democratica.

“L’Italia è l’unico grande Paese europeo a non avere una legge sul voto a distanza”, ricordano i promotori. Cinque milioni di persone ogni volta sono costrette a scegliere tra il diritto di voto e i costi di un viaggio spesso impossibile, visto che le riduzioni - ad esempio del trasporto ferroviario - sono più che altro dei semplici sconti.

La proposta riprende il testo della legge delega approvata dalla Camera il 4 luglio 2023, ma introduce tre novità sostanziali: estende il diritto a tutti gli elettori fuorisede, lo applica a ogni tipo di elezione e riduce da 18 a 6 mesi il termine per l’attuazione da parte del Governo, in modo da rendere possibile il voto a distanza già entro la fine della legislatura.

Dietro questo traguardo simbolico del 4 luglio 2025 — data scelta non a caso, esattamente due anni dopo il voto di Montecitorio — c’è una storia di mobilitazione civile lunga diciassette anni. Tutto comincia nel 2008, con la nascita del Comitato Iovotofuorisede e la prima petizione nazionale. Nel 2011, in occasione dei referendum su acqua e nucleare, l’iniziativa Battiquorum permette a 40 mila cittadini di votare fuori dal proprio Comune grazie ai posti da rappresentanti di lista messi a disposizione dei fuorisede. È in quell’occasione che nasce anche il nome de La Rappresentante di Lista: la cantante Veronica Lucchesi fu una di loro.

Da allora la battaglia è passata per le aule parlamentari, i tribunali e persino per il palco di Sanremo. Nel 2015 una prima apertura arriva con l’Italicum, che riconosce il voto a distanza solo agli studenti Erasmus. Poi, nel 2017, un ordine del giorno di Andrea Mazziotti (Scelta civica) registra per la prima volta il parere positivo del Ministero dell’Interno. Ma nulla si muove davvero.

Così nel 2019 parte la via giudiziaria: ricorsi a Palermo e a Genova, e dal 2020 una nuova stagione di campagne social, flash mob, tour universitari e alleanze con artisti e influencer (da Casa Surace a Diodato, da Piero Pelù a Karma B) per riportare il tema nell’agenda pubblica.

Nel frattempo, arrivano anche i primi risultati concreti: nel 2024 il voto a distanza per gli studenti fuorisede alle Europee, poi nel 2025 una sperimentazione più ampia ai referendum di giugno che include anche chi si sposta per motivi di lavoro o di cura. Oltre 67 mila persone hanno potuto votare fuori dalla propria provincia di residenza. Segnali di progresso, ma non ancora una riforma strutturale.

“Ora serve un ultimo scatto”, spiega Federico Anghelé di The Good Lobby, l’organizzazione nata a Bruxelles nel 2015 per rendere più accessibile e trasparente la democrazia. “Dopo due anni di stallo al Senato non possiamo più aspettare. Serve una legge stabile, universale, che garantisca il diritto di voto a ogni cittadino, ovunque si trovi”.

La raccolta firme è appena iniziata, online ne sono state già raccolte 18 mila e la posta in gioco è alta: far sì che il diritto più elementare — per l'appunto, quello di votare — non dipenda più da un biglietto del treno.

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