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Il campo largo in piazza al fianco di Ranucci. E spuntano i big di FdI

Sigfrido Ranucci a Piazza Santi Apostoli a Roma

 
Al presidio romano Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli. Il giornalista: “Mi ha chiamato anche la premier Meloni”
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ROMA – La piazza chiede un segnale: il governo e i ministri devono ritirare le querele contro Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report e vicedirettore Rai, accolto ieri dall’ovazione di tutti i partecipanti alla manifestazione “Viva la stampa libera”. Pochi giorni dopo l’attentato al giornalista, che ha visto esplodere la propria auto davanti casa mezz’ora dopo il passaggio della figlia, mille persone si sono radunate nel centro di Roma, chiamate a raccolta dal M5S senza bandiere e senza slogan di partito.

E così, in piazza Santi Apostoli, la storica piazza dell’Ulivo, si schiera l’intero campo largo. Lo racconta anche una foto che ritrae nel retropalco Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli mentre parlano non solo della manifestazione ma anche dei pross…

ROMA – La piazza chiede un segnale: il governo e i ministri devono ritirare le querele contro Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report e vicedirettore Rai, accolto ieri dall’ovazione di tutti i partecipanti alla manifestazione “Viva la stampa libera”. Pochi giorni dopo l’attentato al giornalista, che ha visto esplodere la propria auto davanti casa mezz’ora dopo il passaggio della figlia, mille persone si sono radunate nel centro di Roma, chiamate a raccolta dal M5S senza bandiere e senza slogan di partito.

E così, in piazza Santi Apostoli, la storica piazza dell’Ulivo, si schiera l’intero campo largo. Lo racconta anche una foto che ritrae nel retropalco Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli mentre parlano non solo della manifestazione ma anche dei prossimi appuntamenti elettorali. Ancora insieme, quindi, e con la stessa idea.

Il primo a tracciare la strada, dando il via agli interventi dal palco, è il presidente M5S: «Per una stampa libera serve una politica responsabile. E il partito della premier dovrebbe ritirare la querela nei confronti di Ranucci perché una politica responsabile non può sventolare carote o offrire gogne». Lo stesso invito arriva dalla segretaria del Pd: «Bene la solidarietà, ma non basta. Servono fatti concreti. Ritirino quelle querele temerarie». Quindi Schlein invita la maggioranza ad approvare l’emendamento per «il recepimento della direttiva europea che a tutela dei giornalisti indipendenti e di inchiesta chiede proprio di evitare il meccanismo delle querele temerarie». Parole che fanno il paio con quelle di Fratoianni: «Quando alle parole di contrizione e solidarietà non seguono atti concreti c’è da preoccuparsi».

Ed è proprio quando dal palco viene ricordato come ci sia stato «un processo di delegittimazione, un processo di isolamento con vari mezzi» da parte anche del governo nei confronti di Ranucci, che arrivano a sorpresa gli esponenti della maggioranza. In realtà si fermano per pochi minuti, giusto il tempo di qualche battuta davanti alle telecamere, ma sembra che vogliano far pesare la loro presenza. Giovanni Donzelli, capo dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, guida la truppa composta dai capigruppo Galeazzo Bignami e Lucio Malan, e dalla deputata Augusta Montaruli.

La folla intorno, per lo più sostenitori del M5S, comincia a rumoreggiare. Donzelli non si scompone: «Noi ovviamente non avevamo un solo motivo per non esserci. L’appello era, a prescindere dagli orientamenti politici, per chiunque voglia difendere la libertà di stampa, e noi siamo qui in piazza proprio per questo. Questo governo è il miglior presidio della libertà in Italia». Ma di ritirare le querele, come chiede la piazza, proprio non se ne parla. E FdI respinge anche la richiesta della segretaria Pd: «La legge non può stabilire a priori cosa è temeraria e cosa no, è una decisione che spetta ai giudici».

Querela come arma di ricatto. O come pretesto per alzare al massimo la tensione. Di questo, anche, si parla dal palco dove si sono alternati tra gli altri giornalisti come Milena Gabanelli e Lirio Abbate. «La legge contro le liti temerarie esiste, sarebbe già sufficiente applicare quella che c’è», fa presente l’ex conduttrice di Report. E Abbate, cronista sotto scorta da anni, sottolinea che «oggi in Italia un giornalista può diventare un bersaglio non per quello che inventa ma per quello che rivela. E quando una bomba esplode davanti la casa di un cronista non colpisce solo lui ma tutti noi».

In chiusura, ecco il conduttore di Report. Ranucci abbraccia Schlein, poi saluta gli altri leader del centrosinistra. Sale sul palco portando con sè la redazione di Report. «Non credo che la democrazia in Italia sia a rischio — afferma — ma c’è una crescente difficoltà nel fare libera informazione. Non so chi abbia messo l’ordigno di fronte a casa mia, ma se il tentativo era quello di zittire me e la mia squadra hanno sbagliato obiettivo». E la piazza, che lo ha atteso nonostante la pioggia, lo incoraggia ad andare avanti: «Sig-fri-do, Sig-fri-do», scandisce.

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