FI e Lega contro i tecnici del Mef: “Sulla manovra decide la politica”
di Lorenzo De CiccoIl ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani
(ansa)L’affondo lo firma Antonio Tajani da Bruxelles, a margine del vertice del Ppe. Ma nel governo lo sfogo è largamente condiviso. Il vicepremier, titolare degli Esteri, se la prende con i dirigenti del ministero dell’Economia che hanno vagliato la manovra, decidendo dove sforbiciare. Senza troppo consultarsi, è l’accusa, con le forze politiche dell’esecutivo. «Mi pare che a volte ci sia qualche grand commis al ministero delle Finanze che ha voglia di punire, reintegrare le tasse, ma decide la politica, non i grand commis». Ricorda un po’ il famoso WhatsApp di Rocco Casalino contro i burocrati del Mef, ai funambolici tempi gialloverdi.
Stavolta a tutti è chiaro, sia dentro FI che negli altri partiti di maggioranza, chi sia il bersaglio della lamentela: il capo della ragioneria dello Stato, Daria Perrotta, manager scelta da Giancarlo Giorgetti. Al grido di «non toccare la casa», storico slogan dei berlusconiani, Tajani promette che gli azzurri saranno in trincea contro l’aumento delle tass…
L’affondo lo firma Antonio Tajani da Bruxelles, a margine del vertice del Ppe. Ma nel governo lo sfogo è largamente condiviso. Il vicepremier, titolare degli Esteri, se la prende con i dirigenti del ministero dell’Economia che hanno vagliato la manovra, decidendo dove sforbiciare. Senza troppo consultarsi, è l’accusa, con le forze politiche dell’esecutivo. «Mi pare che a volte ci sia qualche grand commis al ministero delle Finanze che ha voglia di punire, reintegrare le tasse, ma decide la politica, non i grand commis». Ricorda un po’ il famoso WhatsApp di Rocco Casalino contro i burocrati del Mef, ai funambolici tempi gialloverdi.
Stavolta a tutti è chiaro, sia dentro FI che negli altri partiti di maggioranza, chi sia il bersaglio della lamentela: il capo della ragioneria dello Stato, Daria Perrotta, manager scelta da Giancarlo Giorgetti. Al grido di «non toccare la casa», storico slogan dei berlusconiani, Tajani promette che gli azzurri saranno in trincea contro l’aumento delle tasse sugli affitti brevi. Non gli basta la revisione varata al fotofinish dall’esecutivo. «In Parlamento faremo di tutto». Non solo: annuncia battaglia pure «sui dividendi», cioè la tassazione extra che si appresta a colpire le holding che hanno piccole partecipazioni in grandi società. «Non sapevamo niente di questo, non c’è una visione abbastanza liberale».
Sulla Ragioneria, Tajani certifica un malessere già venuto a galla nell’ultimo Cdm, come raccontato da Repubblica. Condiviso dalla Lega, che pure esprime il titolare del Mef. Non a caso, nel primo pomeriggio, interviene Matteo Salvini. Con toni più sfumati, ma ugualmente significativi. Prima stoccata: «Se avessi dovuto aspettare questa legge di Bilancio il ponte lo avrei fatto a casa mia, alla Camilluccia». Fortuna, aggiunge, che «gli stanziamenti sono già nel cassetto». Seconda frecciata al Mef: per il piano Casa a cui lavora il “suo” Mit «servono finanziamenti seri». Il capo leghista continua a minacciare le banche sugli extraprofitti: «Ogni lamento che sentiremo equivale all’1% di Irap in più». Ma è il fronte interno al governo a creare fibrillazioni. Conferma l’irrequietezza verso alcuni dirigenti del Mef il capo dei dipartimenti del Carroccio, fedelissimo di Salvini, Armando Siri: «Alcune parti della manovra sono state portate avanti dalla parte tecnica, non politica - spiega - Ma è la politica che deve guidare, è la politica che prende i voti». Altro segnale: dal Mit viene imputato «unilateralmente» alla Ragioneria il taglio dei fondi alla linea M4 di Milano.
Politicamente, da destra l’accusa che viene mossa sottotraccia a Perrotta è una: è troppo vicina al Pd. O a Matteo Renzi. Insomma, alle vecchie gestioni del centrosinistra. Illazioni, le derubricano i democratici. «Daria Perrotta – replica Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato - è lontanissima dal Pd di oggi. L’attuale assetto della Ragioneria dello Stato è lontano anni luce dal Partito democratico, quello che sta accadendo è una dinamica tutta riconducibile a Giorgetti e alla Lega. Nessuno utilizzi dunque il Pd per giochi interni al governo».
Nella contesa, FdI prova a giocare il ruolo del paciere. Evitare bizze. Anche se molti Fratelli nel governo si sono lamentati, in privato, contro Perrotta. Per il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che dovrà governare in prima battuta le tensioni in sede di conversione della manovra, i margini di ritocco sono stretti. La dinamica politica «non mi spaventa, è logica, ogni partito rivendica le proprie posizioni, però l’impostazione finanziaria è già chiusa», spiegava ieri a Montecitorio. Nelle Camere, si discuterà «dei dettagli, ma il grosso è già chiuso». Le modifiche? «Non sono cifre che possono mettere in discussione l’impianto», si tratta di «aggiustamenti». Come dire: piccolo cabotaggio.