Parodi (Anm) a Marina Berlusconi: “Se ritengono di aver avuto giustizia, perché lamentarsi?”
di Conchita SanninoROMA – Il logo e il primo slogan ufficiale adesso ci sono. Tre righe giganti, firmate Anm, “Giusto dire No”, tutto in verde, gridano i totem informativi contro la riforma della giustizia firmata Meloni-Nordio, i roll-up piazzati nel cuore della Corte di Cassazione che, dalle prime ore del weekend, accoglie un’affollatissima assemblea generale dell’associazione nazionale magistrati.
“Abbiamo il dovere di informare i cittadini in maniera corretta sui motivi per cui siamo contro questa legge che vuole modificare la Costituzione e l’equilibrio tra i poteri – sottolinea il presidente Cesare Parodi – Perché con questa riforma i processi non saranno più veloci né di un giorno, né di un minuto. Gli uffici non lavoreranno meglio. Le carenze non saranno sanate di un grammo. Quindi non avremo una giustizia né di qualità migliore, né di quantità maggiore, né di tempi più brevi".
Poi, rispondendo a una domanda sull’ennesimo endorsement di Marina Berlusconi, che in un commento su Il Giornale si dic…
ROMA – Il logo e il primo slogan ufficiale adesso ci sono. Tre righe giganti, firmate Anm, “Giusto dire No”, tutto in verde, gridano i totem informativi contro la riforma della giustizia firmata Meloni-Nordio, i roll-up piazzati nel cuore della Corte di Cassazione che, dalle prime ore del weekend, accoglie un’affollatissima assemblea generale dell’associazione nazionale magistrati.
“Abbiamo il dovere di informare i cittadini in maniera corretta sui motivi per cui siamo contro questa legge che vuole modificare la Costituzione e l’equilibrio tra i poteri – sottolinea il presidente Cesare Parodi – Perché con questa riforma i processi non saranno più veloci né di un giorno, né di un minuto. Gli uffici non lavoreranno meglio. Le carenze non saranno sanate di un grammo. Quindi non avremo una giustizia né di qualità migliore, né di quantità maggiore, né di tempi più brevi".
Poi, rispondendo a una domanda sull’ennesimo endorsement di Marina Berlusconi, che in un commento su Il Giornale si dice “fermamente convinta della necessità” della riforma, il numero uno dell’Anm scandisce: “Se si ritengono giuste delle sentenze – per le quali non c’è ancora motivazione, comunque – allora non capisco perché lamentarsi. Capirei invece che uno si rallegrasse. Perché esistono tre gradi di giudizio, apposta per questo, e come si vede evidentemente è bene avere fiducia. Ma non parlo dei casi singoli, io intendo parlare in generale”. Mentre il segretario Rocco Maruotti, in riferimento ad attacchi più interni, e ai toni polemici con cui il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo ha lasciato l’Anm (che sarebbe “in mano delle correnti”), scandisce in assemblea: “Noi preferiamo guardare ai tantissimi giovani magistrati che invece si sono appena iscritti all’Anm, portando altro senso critico, nuove risorse, intelligenza, energie alla tutela dei valori costituzionali”.
Una lunga maratona che accoglie voci esterne, artisti, intellettuali. Da Carofiglio a De Cataldo, da Sigfrido Ranucci a Edoardo Bennato, la rockstar dall’inscalfibile ironia che, al leggio, si prende meno tempo di tutti gli altri e dice: “Io sono un pazzaglione, sono uno che ironizza su tutto, spietatamente. Ma ho deciso di stare con voi. Alla mia maniera: mia figlia mi aveva detto ‘mettiti una giacca’, solo che non sarei stato io”.
E’ quasi un’ovazione ad accogliere poi, in mattinata, il conduttore di Report, bersaglio della bomba che la scorsa settimana ha devastato le sue due auto parcheggiate sotto casa, appena mezz’ora dopo che era passata sua figlia esattamente nel luogo dell’esplosione. La sala gli tributa un lungo omaggio, molti giovani magistrati si alzano dalle balconate dell’aula: lui sorride, ironizza “Credo sia la prima volta che tanti magistrati applaudono un plurindagato”. Poi a margine, Ranucci non esita a spiegare la sua posizione sulla riforma: “Il referendum sulla giustizia? Voterò no, perché ovunque ci sia stata una separazione del pm dal giudice, più o meno direttamente, c’è stata la sottoposizione di chi fa le indagini al potere politico. E i padri costituenti non avevano voluto questo”.
Anche il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, viene più volte interrotto dagli scrosci, nonostante non sia tenero con il sindacato delle toghe. “Ho 67 anni ed è la prima volta che entro qui. Dall’Anm non mi sono sentito tutelato quando ero in Calabria – sottolinea il capo della Procura più grande d’Italia - né quando alzavamo il tiro contro i poteri collusi, né quando colpivamo massoneria e pezzi delle istituzioni, e qualche imputato eccellente ai domiciliari adoperava il telefono della moglie per dettare a qualche amico politico le interrogazioni parlamentari contro di me. Ma l’ho superata, penso che questa sia una battaglia giusta: la posta in gioco è troppo alta. Il vero obiettivo è normalizzare la magistratura, ridurci al silenzio”. Gratteri indica la propria vicenda, “Lezioni di mafie”, il programma cui ha partecipato su La 7, premiato dal boom di ascolti. “Nonostante io impieghi da sempre giorni di ferie o il poco tempo libero per andare nelle scuole e nelle Università, nonostante vada da anni in televisione , è bastato che ci fossero quegli ascolti per spingere il viceministro Francesco Sisto a parlare contro di me, il deputato Pietro Pittalis (di Forza Italia, ndr) a firmare un’interrogazione parlamentare in cui si sollecitavano sanzioni contro di me. E sapete cosa ha fatto il ministro Nordio, dopo valutazione che so essere stata abbastanza meditata? -prosegue Gratteri – Ha dovuto dire che non c’era scorrettezza nel mio comportamento, ma ha inserito una postilla preoccupante, sottolineando che c’è “un buco normativo”, un vuoto “da regolamentare”. Avete capito? Vogliono impaurirci e zittirci”.
Una destra compatta che ha la magistratura nel mirino, nonostante liti e profonde divisioni interne. Come sottolinea lo scrittore da bestseller (ed ex magistrato) Giancarlo De Cataldo, con la sua parabola sui “croccantini”. “Devo citare un bravissimo giornalista che non c’è più, Curzio Maltese – sottolinea l’autore di Romanzo criminale - mi invitava a guardare agli esponenti di quello schieramento. “Fanno come i gatti, si azzuffano, si graffiano. Poi, appena sentono la chiamata dei croccantini, il potere, si sistemano, quieti, per mettervi le zampe sopra”. Partecipano anche i laici dei Csm. Il professor Roberto Romboli (area Pd) fa l’elenco “purtroppo clamoroso” degli attacchi mossi dal centrodestra, anche “da esponenti apicali delle istituzioni e da ministri”: “Il caso Apostolico, il caso Gattuso, le critiche per la sentenza sgradita alle Sezioni unite della Cassazione, la definizione dei pm come killer, e addirittura un ministro della Giustizia (Nordio, ndr ) che parla di indagini ‘clonate’ o ‘occulte’ come ‘prassi diffuse e condivise’”. Dall’altro consigliere, Ernesto Carbone, quota Iv, non arriva meno netto il no alla riforma: “Senza l’indipendenza della magistratura, non ci sono garanzie per i cittadini e quindi non c’è democrazia”. E chissà che nel resto del partito renziano (che, in origine, era totalmente favorevole alla separazione tra pm e giudici) non maturino altri no. Mentre sono giuristi e professori come Mitya Gialuz a portare alla battaglia contro il ddl di revisione costituzionale anche le ragioni degli avvocati. Una sintesi chiara più volte esposta anche da un giurista del calibro di Franco Coppi, assente per ragioni personale. “Questa riforma – dice Gialuz – non serve ai cittadini, non serve a chi opera nella giustizia, in qualunque ruolo, non serve alla democrazia”. Bocciature autorevoli, a dispetto delle posizioni ufficiali di Camere Penali e Consiglio forense. Che da sempre – e con vari argomenti – sono schierati per il sì alla riforma.