VENEZIA – “Chi impedisce agli altri di parlare non vuole la pace. A me la parola è stata tolta perché sostengo il diritto di esistere sia dello Stato di Israele che della Palestina. È preoccupante dover lottare per valori universali proprio a trent’anni dall’assassinio del premier israeliano Yitzhak Rabin, colpevole di aver concluso un accordo di pace con il presidente dell’Olp Arafat”. Emanuele Fiano è tornato oggi nell’università di Ca’ Foscari per riprendere e concludere il suo intervento sulla pace in Medio Oriente, interrotto lunedì 28 ottobre dall’agguato violento di contestatori che si definiscono “antagonisti di estrema sinistra e pro-Pal”. Accanto al presidente dell’associazione “Sinistra per Israele”, figlio di Nedo Fiano, sopravvissuto ad Auschwitz che ha poi dedicato la vita a testimoniare gli orrori della Shoah, la ministra per l’Università, Anna Maria Bernini di Forza Italia, la rettrice Tiziana Lippiello e la capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga. Nella sala anche Gio…
VENEZIA – “Chi impedisce agli altri di parlare non vuole la pace. A me la parola è stata tolta perché sostengo il diritto di esistere sia dello Stato di Israele che della Palestina. È preoccupante dover lottare per valori universali proprio a trent’anni dall’assassinio del premier israeliano Yitzhak Rabin, colpevole di aver concluso un accordo di pace con il presidente dell’Olp Arafat”. Emanuele Fiano è tornato oggi nell’università di Ca’ Foscari per riprendere e concludere il suo intervento sulla pace in Medio Oriente, interrotto lunedì 28 ottobre dall’agguato violento di contestatori che si definiscono “antagonisti di estrema sinistra e pro-Pal”. Accanto al presidente dell’associazione “Sinistra per Israele”, figlio di Nedo Fiano, sopravvissuto ad Auschwitz che ha poi dedicato la vita a testimoniare gli orrori della Shoah, la ministra per l’Università, Anna Maria Bernini di Forza Italia, la rettrice Tiziana Lippiello e la capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga. Nella sala anche Giorgio La Malfa.
Proprio Lippiello e Bernini, subito dopo l’aggressione, avevano invitato l’ex deputato Pd, da anni sotto scorta a causa delle minacce antisemite, a tornare a Venezia “per dimostrare che le università sono il luogo del confronto, del dialogo, del rispetto reciproco e dell’apertura, non della censura e della contrapposizione violenta”. Nell’aula Baratto, opera di Carlo Scarpa che può ospitare una settantina di persone, anche i presenti all’agguato di fine ottobre nell’aula 3B del campus di San Giobbe: gli studenti dell’associazione Futura, promotori dell’evento, i veneziani della Comunità ebraica con il presidente Dario Calimani e alcuni docenti che pure nelle scorse settimane avevano contestato la sospensione delle relazioni tra Ca’ Foscari e gli atenei israeliani. Nella sede centrale dell’ateneo, non aperta al pubblico per “ragioni di sicurezza”, Fiano ha parlato in una Venezia parzialmente blindata. “Contestare è un diritto che io difendo – ha ripetuto Fiano – impedire a qualcuno di parlare è una violenza pericolosa che va contrastata. Rivedere il gesto della P38 rivolto contro di me e risentire minacce antisemite dentro un’aula studentesca, mi ha impressionato. La critica non può mai giustificare la censura e la violenza,”. Contro il rischio di disordini e di infiltrazioni anarchiche ed estremiste, la questura ha dispiegato decine di agenti in assetto antisommossa attorno all’università, nel vicino campo Santa Margherita e nelle calli di Dorsoduro.
Fuori dal rettorato si è riunita la stessa galassia pro-Pal che a fine ottobre aveva impedito a Fiano, promotore della legge che vieta la propaganda fascista e nazista, di concludere il suo intervento a San Giobbe. Sotto l’aula Baratto si sono radunati una quarantina di militanti del Fronte per la gioventù comunista (Fgc). Nel campo dietro la Giudecca i collettivi Sumud e Lisc, espressione dei centri sociali, a cui si sono aggiunti i militanti del Global Movement to Gaza. Rispetto al 28 ottobre non sono stati mimate le minacce con il gesto della P38 e non si sono sentiti gli insulti antisemiti e quelli contro “Fiano appeso a testa in giù”, su cui indaga la questura su richiesta della Procura veneziana.
Mentre l’ex deputato Pd parlava dentro Ca’ Foscari è però riesplosa la contestazione contro lo Stato israeliano e contro l’appoggio del governo italiano al primo ministro Netanyahu. Tra gli slogan gridati da studenti e militanti pro-Pal, “Stop al genocidio Palestina libera”, “Antisionismo è antimilitarismo”, “Fiano venduto non sei il benvenuto”, Antisionismo è antifascismo”, “Fuori il sionismo dalle università”. Molti gli striscioni per spiegare che “noi non siamo antisemiti, ma ci opponiamo al colonialismo genocida di Israele, che annienta il popolo palestinese”. “Fiano non è stato contestato perché ebreo – ha detto Paolo Spena – ma per le sue posizioni politiche. E oggi si è blindato nell’università con il governo per impedire a noi di confrontarci con le sue idee che legittimano il genocidio a Gaza”. Ripetuti anche i riferimenti polemici alla concomitanza tra il 4 novembre, festa delle forze armate, e il ritorno blindato di Fiano in laguna. Ripetuti i cori contro lo “smantellamento dell’università promosso dalla ministra Bernini” e contro il disegno di legge di Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia in Senato, che “mette sullo stesso piano antisemitismo e critiche a Israele”. “Il nostro obiettivo – hanno ripetuto i manifestanti – è impedire al sionismo di diffondersi negli atenei italiani, perché la cosiddetta pace imposta a Gaza per i palestinesi oggi significa genocidio”.
Assenza polemica, dentro Ca’ Foscari, da parte di un gruppo di docenti “preoccupati che la passerella della ministra Bernini a Venezia sia funzionale all’uso propagandistico di una destra che strumentalizza l’antisionismo per reprimere la libertà d’espressione, anche in vista della disastrosa riforma dell’università voluta dal governo Meloni”.