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Lega in imbarazzo rinnega il patto con la Dc

La Festa dell'amicizia con Claudio Durigon e Totò Cuffaro 

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Un mese fa l’intesa lanciata a Ribera in vista del voto del 2027 dal sottosegretario Durigon. Il fronte del Nord prende le distanze
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Totò Cuffaro chi? Per il sottosegretario Claudio Durigon «non c’è nessun accordo». Poco male che sia passato appena un mese dalla Festa dell’amicizia di Ribera, nell’Agrigentino, dove lui stesso aveva benedetto un patto elettorale tra il Carroccio e la Nuova Dc. L’obiettivo dichiarato: liste congiunte alle Politiche 2027. «È l’inizio di un percorso insieme», aveva detto il colonnello leghista a La Sicilia. Un percorso presto rinnegato: «Niente di scritto, ora non è il momento di parlare di alleanze», si smarca il commissario regionale Nino Germanà.

Se poi si chiede ai leghisti sopra il Rubicone è come parlare del partito di un altro. A disconoscere il legame è persino l’entourage di Matteo Salvini, che pure ha impostato la sua segreteria sulla crescita al Sud: «Non è un tema che interessa il vertice nazionale». Fine del dibattito.

Il fronte settentrionale si chiude in un silenzio imbarazzato. I fedelissimi di Luca Zaia, a taccuini chiusi, si concedono una sola riflessione: «A quanto p…

Totò Cuffaro chi? Per il sottosegretario Claudio Durigon «non c’è nessun accordo». Poco male che sia passato appena un mese dalla Festa dell’amicizia di Ribera, nell’Agrigentino, dove lui stesso aveva benedetto un patto elettorale tra il Carroccio e la Nuova Dc. L’obiettivo dichiarato: liste congiunte alle Politiche 2027. «È l’inizio di un percorso insieme», aveva detto il colonnello leghista a La Sicilia. Un percorso presto rinnegato: «Niente di scritto, ora non è il momento di parlare di alleanze», si smarca il commissario regionale Nino Germanà.

Se poi si chiede ai leghisti sopra il Rubicone è come parlare del partito di un altro. A disconoscere il legame è persino l’entourage di Matteo Salvini, che pure ha impostato la sua segreteria sulla crescita al Sud: «Non è un tema che interessa il vertice nazionale». Fine del dibattito.

Il fronte settentrionale si chiude in un silenzio imbarazzato. I fedelissimi di Luca Zaia, a taccuini chiusi, si concedono una sola riflessione: «A quanto pare il governatore ha ragione a proporre una Lega del Sud e una Lega del Nord sul modello tedesco Cdu/Csu». Del resto, all’interno della forza politica il sentiment sembra già quello, soprattutto tra quanti vogliono recuperare il radicamento territoriale delle origini: un Nord che poco vuole sapere dei colleghi del Sud.

E allora le dichiarazioni si somigliano tutte. Prendi il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo: «Io sono il segretario regionale in Lombardia e mi occupo dei lombardi, non so niente di questa storia, chiedete ai siciliani». Subito dopo l’omologo alla Camera Riccardo Molinari: «Io sono il segretario in Piemonte, non ho niente da dire su questa vicenda». Anzi, aggiunge il presidente dei deputati leghisti: «Nemmeno sapevo di questa Festa dell’amicizia, non conosco né le dinamiche locali né i termini di questo patto eventuale». Un solo filo rosso: la Lega in Sicilia, questa sconosciuta. Ma è stato sconsiderato avvicinarsi a Cuffaro? «E lo chiede a me? Io sono lombardo», è il turno dell’ex sottosegretario Stefano Candiani. Identica reazione da Igor Iezzi, milanese: «Non me ne occupo, bisogna chiederlo a chi sta lì». Una piccola valutazione in più: «Ma direi che quest’alleanza non avrà un grande futuro davanti». Poi la postilla maliziosa: «Certo in Veneto non abbiamo di questi problemi», dice da lombardo. Gli occhi comunque rivolti alla regione dove le insegne di Alberto da Giussano sperano di riprendere fiato dopo risultati elettorali un po’ magri. E dopo l’inciampo siciliano.

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