Immaginate un paese governato da milizie che ora usa la legge e la rispetta per perseguire un assassino, stupratore, torturatore e criminale di guerra. Poi pensate che si tratta della stessa persona che l’Italia ha prima arrestato e e poi liberato. Non sembra surreale?». Ventisette anni, originario del Sud Sudan, attivista vicino a Mediterranea e volto dell’associazione Refugees in Libya, rete di migranti e rifugiati attiva sulle due sponde del Mediterraneo, David Yambio ha conosciuto Almasri. Da vittima. «Sono stato torturato da lui e dai suoi uomini. Mi ha preso a calci, mi ha chiamato schiavo e mi ha picchiato con i tubi. Ha anche sparato a delle persone davanti a me sia a Jadida che a Mitiga». Il suo non è stato un singolo caso: in Libia — ripete spesso — la detenzione e l’abuso sono un sistema e un business.
Come ha reagito alla notizia dell’arresto?
«Da una parte è una grande vittoria. È anche grazie e al lavoro instancabile, agli sforzi, ai sacrifici e alla perseveranza nel den…
Immaginate un paese governato da milizie che ora usa la legge e la rispetta per perseguire un assassino, stupratore, torturatore e criminale di guerra. Poi pensate che si tratta della stessa persona che l’Italia ha prima arrestato e e poi liberato. Non sembra surreale?». Ventisette anni, originario del Sud Sudan, attivista vicino a Mediterranea e volto dell’associazione Refugees in Libya, rete di migranti e rifugiati attiva sulle due sponde del Mediterraneo, David Yambio ha conosciuto Almasri. Da vittima. «Sono stato torturato da lui e dai suoi uomini. Mi ha preso a calci, mi ha chiamato schiavo e mi ha picchiato con i tubi. Ha anche sparato a delle persone davanti a me sia a Jadida che a Mitiga». Il suo non è stato un singolo caso: in Libia — ripete spesso — la detenzione e l’abuso sono un sistema e un business.
Come ha reagito alla notizia dell’arresto?
«Da una parte è una grande vittoria. È anche grazie e al lavoro instancabile, agli sforzi, ai sacrifici e alla perseveranza nel denunciare e informare anche di Refugees in Libya e dei suoi membri, vittime dei suoi crimini, che Almasri è diventato ingombrante. Dall’altra, fa ancora più rabbia quello che è successo in Italia».
Per quale motivo?
«Almasri è stato arrestato e poi liberato e riportato a casa. Meloni e i suoi ministri, invece di proteggere e rispettare le istituzioni per cui sono stati eletti, hanno scelto di inchinarsi alle milizie che li ricattano. E hanno deciso che le ragioni di “opportunità politica” pesano più del contrasto ai crimini contro l’umanità».
Chiederete un risarcimento?
«Naturalmente. Abbiamo sofferto molto, mentalmente e fisicamente, quando è stato rilasciato. In quanti posti ho dovuto nascondermi in tutta Italia, perché da quando è stato liberato e ho iniziato a parlare pubblicamente, la mia vita e la mia sicurezza non sono più state le stesse».
In Libia che peso ha l’arresto di Almasri?
«È stato sicuramente uno shock. Al momento nessuno fra le milizie si sente al sicuro».
Adesso cosa succede?
«I nostri contatti libici sono scettici riguardo a un possibile trasferimento di Almasri alla Cpi, ma staremo a vedere. In ogni caso, rimane una grande vergogna per il governo italiano».