Legge elettorale, le opposizioni temono la blindatura della maggioranza: “Sì al dibattito pubblico”
di Gabriella CeramiRiccardo Magi manda l’invito ma il centrodestra diserta l’appuntamento. Così il convegno organizzato alla Camera dal segretario di +Europa sulla legge elettorale diventa l’occasione per lanciare un grido d'allarme alla maggioranza: “Se la questione arriverà in Parlamento il dibattito deve essere pubblico e trasparente” non come sulla riforma della giustizia. Il parere di Federico Fornaro del Pd, Alfonso Colucci di M5S e Filiberto Zaratti di Avs è unanime. Ancora più netto Magi: “Occorre fare uscire dalla clandestinità il dibattito sulla legge elettorale, che non è un tema né tecnico né privato, che interessa solo le segreterie dei partiti. Tocca da vicino la libertà di voto del cittadino, è una questione vicina al cuore della democrazia”.
La maggioranza lavora già su uno schema, di cui trapelano alcuni dettagli. L'impianto è un proporzionale con premio alla coalizione vincente che supera il 40%, magari con un premio mobile a seconda dello score ottenuto dalla coalizione che si afferma…
Riccardo Magi manda l’invito ma il centrodestra diserta l’appuntamento. Così il convegno organizzato alla Camera dal segretario di +Europa sulla legge elettorale diventa l’occasione per lanciare un grido d'allarme alla maggioranza: “Se la questione arriverà in Parlamento il dibattito deve essere pubblico e trasparente” non come sulla riforma della giustizia. Il parere di Federico Fornaro del Pd, Alfonso Colucci di M5S e Filiberto Zaratti di Avs è unanime. Ancora più netto Magi: “Occorre fare uscire dalla clandestinità il dibattito sulla legge elettorale, che non è un tema né tecnico né privato, che interessa solo le segreterie dei partiti. Tocca da vicino la libertà di voto del cittadino, è una questione vicina al cuore della democrazia”.
La maggioranza lavora già su uno schema, di cui trapelano alcuni dettagli. L'impianto è un proporzionale con premio alla coalizione vincente che supera il 40%, magari con un premio mobile a seconda dello score ottenuto dalla coalizione che si afferma. Abolizione dei collegi, dunque resterebbero le liste bloccate. E si sta ragionando sull’indicazione del capo della coalizione.
A preoccupare politici e costituzionalisti è soprattutto il premio di maggioranza. “Nutro forti preoccupazioni rispetto alla direzione che si può intraprendere e che sintetizzo su tre interventi principali – spiega Magi - l'eliminazione dei collegi uninominali; la previsione di un forte e significativo premio di maggioranza mobile e crescente - le ipotesi sono il 40% di consensi che produrrebbe, su questa legge proporzionale, un 55% per i seggi o un 45% di consensi che garantirebbe un 60% dei seggi; e l'ipotesi della indicazione del nome del candidato premier che sarebbe abusivamente candidato o in subordine - come era sul Porcellum - del capo della forza politica / coalizione al momento del deposito delle candidature”.
A questo proposito Gaetano Azzariti, professore ordinario di Diritto costituzionale alla Sapienza, sostiene che “lo slogan ‘il giorno dopo le elezioni dobbiamo sapere chi ci governa’, ha prodotto una marea di guai: liste bloccate, premi di coalizione per vincere ma non per governare, sano plus valore a formazioni politiche minori che servono per vincere ma non per governare”. Inoltre Azzariti ricorda “le critiche di Mattarella sul capolista rispetto all'articolo 92. Ora si passa addirittura dal capolista al capo della coalizione per poi passare al capo assoluto con il premierato. Sarebbe meglio invece aspettare qualche giorno dopo elezioni per far sbollentare l'animo e garantire un serio programma di governo”.
Anche gli altri costituzionalisti intervenuti, Roberta Calvano, Fulco Lanchester, Andrea Pertici e Antonio Bultrini, hanno ammesso la difficoltà a dare un contributo in assenza di testi o anche bozze. Al confronto il più scettico di tutti è apparso Colucci per il quale “il solo scopo del centrodestra di riformare il sistema elettorale è impedire che il fronte progressista abbia una solida maggioranza nel 2027: si aggiudicherebbe l'ampia maggioranza dei collegi uninominali, che infatti il centrodestra intende eliminare. Non può essere una clava utilizzata dalla maggioranza di turno da blandire contro l’opposizione”.
L'assenza di esponenti del centrodestra ha acceso i timori: "Denuncio un rischio elevato - spiega Fornaro - di ritrovarci nella situazione della riforma costituzionale della separazione delle carriere, che non è stata modificata dal Parlamento neanche nella punteggiatura: arriveranno a un difficile compromesso e in Parlamento procederanno come sulla giustizia".
Per evitare tale scenario sia Fornaro sia Zaratti hanno espresso la disponibilità dei propri partiti al confronto: “Vedo piuttosto il rischio di una indisponibilità del centrodestra”, dice l’esponente dem. Resta il fatto che per le opposizioni, come si è detto, la riforma della legge elettorale non è una priorità. E lo dimostrano anche le parole di Giuseppe Conte: “Contrasteremo in ogni modo furbizie e astuzie per recuperare un vantaggio che evidentemente ritengono di aver perso. Sappiano sin d'ora che qualsiasi modifica dovessero apportare alla legge elettorale troveranno grande determinazione e capacità di reazione da parte del Movimento e, mi auguro, di tutto il campo progressista”, dice il presidente M5S in un’intervista al Domani. E Igor Taruffi, braccio destro e sinistra della segretaria del Pd Elly Schlein, a Repubblica, sottolinea: “Io non credo che la si debba cambiare"