ROMA – Una cena giovedì alla Terrazza Borromini, ristorante vista piazza Navona, una ventina scarsa di ospiti, tra cui Francesco Garofani (e Luca Di Bartolomei, figlio del grande Ago, indimenticato asso della Roma anni ‘70 e ‘80). Una mail anonima spedita la domenica mattina tardi, all’ora di pranzo, destinatari diversi giornali di destra, in cui vengono annotati mozziconi di frasi pronunciate in quella tavolata dal consigliere del Quirinale. Testo copiato e incollato da La Verità, senza nemmeno cambiare le virgole, o l’attacco o la chiusa, per finire in edicola martedì mattina, sotto la firma di un giornalista che non esiste e un titolone di prima che spara: “Il piano del Quirinale per fermare la Meloni”. Genesi di un complotto immaginario, un tetris a cui ancora mancano alcune tessere, ma che Repubblica è in grado di ricostruire con gli elementi che stanno venendo a galla.
ROMA – Una cena giovedì alla Terrazza Borromini, ristorante vista piazza Navona, una ventina scarsa di ospiti, tra cui Francesco Garofani (e Luca Di Bartolomei, figlio del grande Ago, indimenticato asso della Roma anni ‘70 e ‘80). Una mail anonima spedita la domenica mattina tardi, all’ora di pranzo, destinatari diversi giornali di destra, in cui vengono annotati mozziconi di frasi pronunciate in quella tavolata dal consigliere del Quirinale. Testo copiato e incollato da La Verità, senza nemmeno cambiare le virgole, o l’attacco o la chiusa, per finire in edicola martedì mattina, sotto la firma di un giornalista che non esiste e un titolone di prima che spara: “Il piano del Quirinale per fermare la Meloni”. Genesi di un complotto immaginario, un tetris a cui ancora mancano alcune tessere, ma che Repubblica è in grado di ricostruire con gli elementi che stanno venendo a galla.
A dare notizia che una mail con quel retroscena circolasse tra i quotidiani di destra è stato Il Giornale di Alessandro Sallusti. Con un significativo inciso pubblicato nell’edizione in edicola ieri. La missiva, di cui questo giornale è in possesso, è datata domenica, alle ore 13.24. La firma è di tale Mario Rossi, nome presumibilmente di fantasia. L’indirizzo è stefanomarini@usa.com. Della mail, il quotidiano di Belpietro cambia solo la firma (in pagina compare comunque un altro pseudonimo, Ignazio Mangrano) e il titolo. Quello proposto da tal Mario Rossi era: “Quirinale, quel cocktail che svela il gioco del Colle: così il Quirinale guarda al dopo-Meloni: «Serve una grande lista civica nazionale»”. Il testo invece è identico, parola per parola. Stesso attacco: «C’è una conversazione, avvenuta lontano dai riflettori…». Stessa chiusa: il Colle «sta osservando, valutando, probabilmente orientando». Nel suo editoriale di martedì, Maurizio Belpietro ha scritto di avere ricevuto la notizia «da una fonte più che autorevole».
Balza poi agli occhi una discrepanza tra il contenuto della mail e il sottotitolo pubblicato da La Verità, che in prima pagina (e nell’editoriale del direttore) attribuiva al consigliere di Mattarella questa affermazione tra virgolette: «Serve uno scossone provvidenziale». Nel testo della mail invece questa frase non è tra virgolette, ma sembra un’interpretazione dell’anonimo Mario Rossi. Intervistato ieri dalla trasmissione Un giorno da pecora, su Rai Radio1, il condirettore de La Verità, Massimo De Manzoni, ha smentito la ricostruzione suggerita dal Giornale, parlando di «invidia» dei colleghi: «Si assumono la responsabilità di quello che dicono, avremmo fatto tutto questo sulla base di una lettera anonima? E se fosse vero, come mai il Giornale non ci è andato dietro?». La fonte «non è un Mario Rossi». Anche se l’articolo pubblicato è identico a quello della mail.
Oltre al giallo dello «scossone» che non pare mai attribuito direttamente a Garofani nella lettera anonima, non tornano neanche le date. La conversazione, scrive Mario Rossi nella mail di domenica, risalirebbe al giorno prima: si legge infetti che «l’incontro conviviale è avvenuto ieri». Dunque sabato. La Verità non ha nemmeno cambiato questa parte, nonostante sia andata in edicola martedì. Da quanto apprende Repubblica, invece, la cena in questione è avvenuta giovedì della scorsa settimana, il 13 novembre. Era la coda di un evento di solidarietà organizzato da Luca Di Bartolomei, per l’associazione intitolata a suo padre Agostino, che offre borse di studio ai giovani in difficoltà, per farli studiare e praticare sport. Il convegno era al Tempio di Adriano, pieno centro di Roma. Diversi ospiti, anche volti noti: il conduttore di Di Martedì Giovanni Floris, il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, manager come Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, diversi giornalisti (o ex) della tv di Stato come Carlo Paris e Fabrizio Failla. C’era anche Lando Maria Sileoni, che ieri è stato intervistato da Panorama, settimanale diretto sempre da Belpietro, descritto così: «Indiscusso leader della Fabi, il più potente sindacato dei bancari italiani».
Finito il convegno, una parte degli invitati va a cena alla Terrazza Borromini. Vista su piazza Navona. Tavolo non riservato: il ristorante era aperto anche ad altri avventori. Qualcuno dei commensali annota mentalmente le uscite informali del consigliere di Mattarella? O è qualcun altro a registrare? Il condirettore de La Verità, De Manzoni, ieri in radio rispondeva sibillino: «Esiste un audio? Possibile».