Il caso politico è chiuso, dicono al Quirinale. Anche se sul retroscena pubblicato martedì da La Verità, che ha originato l’affondo di FdI contro il consigliere della presidenza della Repubblica, Francesco Garofani, stanno venendo fuori dettagli «grotteschi». Al Colle ne prendono atto: si è sgonfiato un complotto risibile, è l’umore. «Cene conviviali, tavolate di tifosi, origliatori, autori improbabili, mail da indirizzi misteriosi e attribuzione di parole mai pronunciate, come “scossone provvidenziale”». La sensazione è che più che un golpe contro Meloni, qualcuno abbia provato a tendere un tranello al Colle.
Dopo due giorni di tribolazioni, il grosso della politica tace sul caso sollevato dal giornale di destra di Maurizio Belpietro. Poche eccezioni. Il senatore di FdI Marco Scurria chiede ancora «un passo indietro di Garofani». È stato «inopportuno», dice il forzista Sisto, anche se il suo capogruppo Gasparri smorza: «Nessun complotto». Anche a sinistra un po’ di discussione c’è. B…
Il caso politico è chiuso, dicono al Quirinale. Anche se sul retroscena pubblicato martedì da La Verità, che ha originato l’affondo di FdI contro il consigliere della presidenza della Repubblica, Francesco Garofani, stanno venendo fuori dettagli «grotteschi». Al Colle ne prendono atto: si è sgonfiato un complotto risibile, è l’umore. «Cene conviviali, tavolate di tifosi, origliatori, autori improbabili, mail da indirizzi misteriosi e attribuzione di parole mai pronunciate, come “scossone provvidenziale”». La sensazione è che più che un golpe contro Meloni, qualcuno abbia provato a tendere un tranello al Colle.
Dopo due giorni di tribolazioni, il grosso della politica tace sul caso sollevato dal giornale di destra di Maurizio Belpietro. Poche eccezioni. Il senatore di FdI Marco Scurria chiede ancora «un passo indietro di Garofani». È stato «inopportuno», dice il forzista Sisto, anche se il suo capogruppo Gasparri smorza: «Nessun complotto». Anche a sinistra un po’ di discussione c’è. Battuta della vicepresidente Chiara Gribaudo: «Forse dovremmo essere più offesi noi del Pd», visti i ragionamenti privati del consigliere sull’opposizione. Per Pier Ferdinando Casini Mattarella è stato «impeccabile».
Poche dichiarazioni pubbliche, tante chiacchiere private. A partire da una domanda: chi c’era alla cena tra romanisti alla terrazza Borromini organizzata da Luca Di Bartolomei, giovedì 13, insieme a Garofani? E chi ha fatto la soffiata? «Io la talpa? Ma figuriamoci, non sapevo chi fosse Garofani, l’ho scoperto il giorno dopo quando mi hanno inoltrato l’articolo, non avevo nemmeno letto La Verità. A tavola ci eravamo presentati solo per nome». Così risponde uno dei commensali, Francesco De Dominicis, classe ‘76, ex giornalista di Libero ai tempi della direzione di Alessandro Sallusti e poi, per 6 anni, di Belpietro.
Il nome di De Dominicis circola da ieri pomeriggio tra i palazzi romani. Dagospia ha dato l’imbeccata: a quel tavolo c’era un ex giornalista di Belpietro. Era lui, De Dominicis, oggi capo ufficio stampa della Fabi, la federazione dei bancari. Il presidente dell’organismo era al convegno che ha preceduto la cena di Di Bartolomei (ma non a tavola). E l’altro ieri è uscita una sua intervista su Panorama, altro giornale diretto da Belpietro. De Dominicis, contattato, non cade dal pero: «Ho capito il giochino, ma non sapevo chi fosse Garofani. Era seduto alla mia destra, dopo un signore calvo del Sud». Rispetto ad altri commensali contattati da questo giornale, De Dominicis è l’unico a suggerire che accanto al tavolo da 18 ospiti ci fossero altri avventori. «Quattro o cinque tavoli». Carlo Paris, una vita da telecronista Rai, presente alla cena col collega Fabrizio Failla, racconta una versione diversa: «No, eravamo in una sala separata, difficile che qualcuno abbia orecchiato». A parte i 18, ovvio. Paris scherza pure in radio, a Un giorno da pecora: «Abbiamo parlato di sport e delle mozzarelle di bufala zizzona che ci hanno portato. Garofani? Era al centro, tipo Gesù all’ultima cena…». Chi altro c’era? Consulenti, manager, il dirigente di una banca. Non l’ad di Rai Cinema, Paolo Del Brocco: «Ho preso parte all’evento benefico, non alla cena», fa sapere.
Naturalmente è solo una coincidenza la partecipazione dell’ex cronista di Belpietro alla tavolata da cui è partito tutto. Sulla mail anonima spedita a La Verità e al Giornale di Sallusti c’è la firma di tale Mario Rossi. Però se Belpietro l’ha copiata e incollata in pagina, senza cambiare una virgola, facendoci il titolo di prima del quotidiano, del mittente reale si fidava. E lo conosceva bene.