Domani e lunedì si vota in Campania, Puglia e Veneto, le ultime tre regioni al voto del 2025 e la tornata si chiude con un altro caso: le dimissioni del capoufficio stampa del ministero della Cultura, Piero Tatafiore. «L’utilizzo di strumenti istituzionali per comunicazioni politiche è stato da parte mia un errore improprio», saluta lui. Dal Mic infatti erano partiti dei comunicati dal contenuto più politico che riprendevano le parole del ministro Alessandro Giuli a sostegno del candidato del centrodestra Edmondo Cirielli. Una sbavatura istituzionale che non era passata inosservata, tanto che le note in questione ieri sono sparite dal sito del ministero.
Per il dicastero in questione sono settimane particolari: l’ex ministro Gennaro Sangiuliano (FdI) è a sua volta candidato…
Domani e lunedì si vota in Campania, Puglia e Veneto, le ultime tre regioni al voto del 2025 e la tornata si chiude con un altro caso: le dimissioni del capoufficio stampa del ministero della Cultura, Piero Tatafiore. «L’utilizzo di strumenti istituzionali per comunicazioni politiche è stato da parte mia un errore improprio», saluta lui. Dal Mic infatti erano partiti dei comunicati dal contenuto più politico che riprendevano le parole del ministro Alessandro Giuli a sostegno del candidato del centrodestra Edmondo Cirielli. Una sbavatura istituzionale che non era passata inosservata, tanto che le note in questione ieri sono sparite dal sito del ministero.
Per il dicastero in questione sono settimane particolari: l’ex ministro Gennaro Sangiuliano (FdI) è a sua volta candidato consigliere in Campania; così anche la sua ex collaboratrice, Maria Rosaria Boccia. Poi per l’appunto c’è stato l’attivismo politico di Giuli («i progetti culturali di Cirielli fanno parte della visione del governo», recitava il titolo di un comunicato), pubblicizzato utilizzando la mailing list ministeriale. E alla fine paga Tatafiore, col quale Giuli aveva già avuto qualche dissidio. «È inaccettabile — filtra dal ministero — qualsiasi ombra di sospetto su un utilizzo di strumenti istituzionali per attività che spetta alle agenzie, semmai, riportare. Nessun nesso con le critiche del Pd ma un rispetto invalicabile della cosa pubblica». Versione smontata dal Pd: «Ecco un altro scaricabarile al Mic...», dicono i deputati della commissione cultura.
Intanto gli esiti di queste consultazioni non sono scontati ma le previsioni sono chiare: un 2-1 per il centrosinistra — che va unito dappertutto, a parte la defezione di Carlo Calenda — in questo “secondo tempo” delle regionali, quindi un possibile 3-3 finale dopo i risultati di Marche, Calabria e Toscana. Il centrodestra campano, per recuperare terreno, ha puntato tutto sull’“affaire gozzo” di Roberto Fico. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha risposto ad una interrogazione per chiarire che la barca è stata ormeggiata in «un’area controllata militarmente per esigenze di sicurezza personale» ma le sue parole, per gli avversari dell’ex presidente della Camera, confermano l’aver usufruito di un privilegio. In Veneto invece per il dem Giovanni Manildo contro il leghista Alberto Stefani non ci sono grandi speranze. Occhi puntati al “derby” tra Carroccio e FdI. Stesso discorso in Puglia ma a parti invertite: qui avanti è il dem Decaro contro Lobuono.
©RIPRODUZIONE RISERVATA