Scandalo nella diplomazia Ue, Sannino si dimette dall’incarico in Commissione
dal nostro inviato Giuliano FoschiniStefano Sannino
BRUXELLES – Stefano Sannino lascia in anticipo il suo incarico in Commissione in seguito al suo coinvolgimento nell’inchiesta su una presunta frode Ue quando era segretario generale del Servizio europeo di azione esterna. Lo rende noto Euractiv che cita una lettera di Sannino indirizzata alla Direzione generale che lui guidava.
Sannino è l’attuale direttore generale nella Direzione Mena in Commissione europea e ha confermato di essere stato interrogato in relazione a un progetto portato avanti durante il suo mandato di segretario generale del servizio diplomatico dell'Ue. Lo stesso si è detto "fiducioso nel lavoro dei magistrati e fiducioso che tutto verrà chiarito". Quello di Sannino è un pensionamento anticipato, riferisce sempre Euractiv.
Rilasciati nella notte
Sono stati rilasciati nella notte Federica Mogherini, Stefano Sannino e Cesare Zegretti, i tre italiani coinvolti nello scandalo diplomazia nella Unione europea. L’ex Alta rappresentante dell'Ue, Mogherini, l'ambasciatore e …
BRUXELLES – Stefano Sannino lascia in anticipo il suo incarico in Commissione in seguito al suo coinvolgimento nell’inchiesta su una presunta frode Ue quando era segretario generale del Servizio europeo di azione esterna. Lo rende noto Euractiv che cita una lettera di Sannino indirizzata alla Direzione generale che lui guidava.
Sannino è l’attuale direttore generale nella Direzione Mena in Commissione europea e ha confermato di essere stato interrogato in relazione a un progetto portato avanti durante il suo mandato di segretario generale del servizio diplomatico dell'Ue. Lo stesso si è detto "fiducioso nel lavoro dei magistrati e fiducioso che tutto verrà chiarito". Quello di Sannino è un pensionamento anticipato, riferisce sempre Euractiv.
Rilasciati nella notte
Sono stati rilasciati nella notte Federica Mogherini, Stefano Sannino e Cesare Zegretti, i tre italiani coinvolti nello scandalo diplomazia nella Unione europea. L’ex Alta rappresentante dell'Ue, Mogherini, l'ambasciatore e il dirigente del Collegio d'Europa sono accusati di frode negli appalti, conflitto di interessi, violazione del segreto professionale e corruzione: interrogati dai magistrati della procura Ue hanno spiegato la loro posizione e rilasciati perché “non ritenuti a rischio di fuga”. I tre si sono difesi, spiegando di essersi comportati secondo la legge.
Oggetto dell’inchiesta è il progetto dell’Accademia diplomatica europea, una scuola comune per formare i diplomatici dell’Unione. Una struttura pensata per affiancare i singoli Stati, creare “un linguaggio condiviso nella politica estera e rafforzare la presenza dell’Ue nel mondo”. È un programma nato come progetto pilota del Parlamento europeo nel 2021, poi messo a terra dal Seae, il servizio diplomatico della Commissione, che nel 2022 avviò la procedura per scegliere chi dovesse gestirlo. Sei le offerte in gara, tutte da istituti accademici qualificati: a vincere fu il Collegio d’Europa di Bruges, allora guidato da Mogherini.
Secondo l’accusa, è qui che si sarebbe consumato il favore: Sannino, segretario generale del Seae all’epoca, avrebbe anticipato al Collegio elementi chiave della gara, consentendogli di arrivare preparato laddove altri concorrenti non lo erano. In particolare, gli inquirenti hanno messo sotto la lente l’acquisto da parte del Collegio di un palazzo in Spanjaardstraat, ritenuto essenziale per ospitare gli allievi dell’Accademia. L’immobile, del valore di 3,2 milioni, sarebbe stato comprato pochi mesi prima della pubblicazione del bando, in una fase in cui il Collegio era in difficoltà finanziaria. Una scelta che — se confermata — lascerebbe pensare a un accesso privilegiato a informazioni riservate.
L’edificio oggi ospita davvero i partecipanti al corso, perché dopo il primo anno sperimentale la Commissione ha stabilizzato il programma: nel 2024 è stata firmata una convenzione quadriennale che affida al Collegio la gestione della nuova Accademia diplomatica, con Mogherini come direttrice. Una decisione che aveva consolidato l’esperienza del pilot e accompagnato la crescita del progetto, il cui valore complessivo — tra studi di fattibilità e attività formative — sfiora il milione di euro, con circa 700 mila destinati direttamente a Bruges.
Gli investigatori dell’Eppo vedono però in quella sequenza temporale il possibile perno dell’illecito: informazioni anticipate, una struttura acquistata su misura, un vantaggio competitivo che avrebbe escluso gli altri candidati. Una ricostruzione tutta da dimostrare, mentre i tre — dopo ore di interrogatorio — tornano liberi. Ma l’inchiesta è appena cominciata.