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Garante Privacy corre ai ripari dopo il caso Report: si cerca un portavoce ma senza gara pubblica

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Il posto è vacante dal 30 giugno 2024, quando l’ex responsabile della comunicazione Baldo Meo è andato in pensione dopo 27 anni di servizio
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AAA esperto di comunicazione cercasi. Dopo i venti di bufera dell’ultimo mese – tra le inchieste di Report e i conflitti di interesse emersi a carico dei componenti – il Garante della Privacy corre ai ripari: l’Authority ha indetto un bando per il ruolo di “dirigente del servizio relazioni esterne e media”. Fuori dal burocratese: assumono un nuovo portavoce. Sulla spinta di un’urgenza: risollevare la credibilità del collegio del quale l’opposizione ha chiesto a più riprese l’azzeramento. Il problema, subito sollevato dai sindacati, è nella procedura scelta. Non una vera gara pubblica – con una commissione esterna – ma una selezione gestita all’interno dal segretario generale Luigi Montuori.

Il posto è in realtà vacante dal 30 giugno 2024, quando l’ex portavoce Baldo Meo è andato in pensione dopo ventisette anni di servizio continuativo per l’Authority. In un anno e mezzo il Garante non ha però ritenuto di dover trovare una nuova figura per il ruolo. A gestire la comunicazione era rima…

AAA esperto di comunicazione cercasi. Dopo i venti di bufera dell’ultimo mese – tra le inchieste di Report e i conflitti di interesse emersi a carico dei componenti – il Garante della Privacy corre ai ripari: l’Authority ha indetto un bando per il ruolo di “dirigente del servizio relazioni esterne e media”. Fuori dal burocratese: assumono un nuovo portavoce. Sulla spinta di un’urgenza: risollevare la credibilità del collegio del quale l’opposizione ha chiesto a più riprese l’azzeramento. Il problema, subito sollevato dai sindacati, è nella procedura scelta. Non una vera gara pubblica – con una commissione esterna – ma una selezione gestita all’interno dal segretario generale Luigi Montuori.

Il posto è in realtà vacante dal 30 giugno 2024, quando l’ex portavoce Baldo Meo è andato in pensione dopo ventisette anni di servizio continuativo per l’Authority. In un anno e mezzo il Garante non ha però ritenuto di dover trovare una nuova figura per il ruolo. A gestire la comunicazione era rimasto solo l’ufficio stampa (diverso da una struttura dirigenziale).

Poi il collegio è finito nell’occhio del ciclone, come mai prima. Nell’ordine: le immagini di Agostino Ghiglia, componente in quota fiamma, nella sede di FdI il giorno prima della multa di 150mila euro a Report; i conflitti d’interesse dei quattro membri rispetto a vari dossier discussi; da ultimo, le dimissioni dell’ex segretario generale Angelo Fanizza dopo il tentativo di entrare nei device dei dipendenti per scovare la talpa di Sigfrido Ranucci.

Sabato 27 novembre, quando l’Authority ha deliberato il bando, era in arrivo un’altra puntata della trasmissione di Rai3 con una nuova accusa: i componenti avrebbero permesso l’ingresso di soggetti esterni in sede, la notte del primo novembre, un sabato festivo, sempre con l’obiettivo di cercare la fonte di Report.

Una fonte interna conferma che l’accelerazione sul nuovo portavoce sia legata all’esigenza di serrare i ranghi e difendersi meglio dal punto di vista comunicativo. Soprattutto: non muoversi in ordine sparso. Nel pieno dello scandalo, nelle scorse settimane, i componenti sono intervenuti a titolo personale, talvolta persino contraddicendosi l’un l’altro. Non a caso tra i compiti del prossimo portavoce c’è “la gestione unitaria della comunicazione tradizionale e digitale”. “Unitaria” è la parola chiave.

Le rappresentanze sindacali all’interno del collegio, però, sottolineano delle criticità. “Abbiamo appreso del bando quando è stato messo online, nessuno ci ha informato”, dice Alessandro Bartolozzi di Fisac Cgil. “E poi – aggiunge – ci lascia perplessi che si utilizzi una procedura velocizzata anziché un concorso pubblico con una commissione esterna e indipendente”. A scegliere il futuro portavoce sarà invece il segretario generale, in base ai curricula e a “colloqui conoscitivi”. Un ultimo punto fa storcere il naso ai sindacalisti: “È un contratto di due anni. Noi riteniamo invece – conclude Bartolozzi – che si debba selezionare con trasparenza una figura da inquadrare nella struttura dell’Authority senza scadenza”.

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