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Idea Lega a quattro teste: Zaia, Vannacci, Durigon e Sardone vicesegretari territoriali

Luca Zaia, Roberto Vannacci e Matteo Salvini 

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L’ipotesi di nuova organizzazione del Carroccio che dopo il voto in Veneto ha un gran punto interrogativo, cioè il destino del "Doge". Ma l’ultima parola spetterà a Salvini
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Un partito con dei vicesegretari territoriali, per così dire: Luca Zaia al nord, Roberto Vannacci al centro, Claudio Durigon al sud, Silvia Sardone per l'Europa. La Lega post-Veneto ha un gran punto interrogativo, cioè il destino del "Doge". E i lombardi, assieme ai veneti, premono per la svolta settentrionalista, cioè un più marcato ritorno ai valori originari. Avere una specie di portavoce del "sindacato del nord" come Zaia sarebbe l'ideale per rafforzarsi. Ma siccome il nord non dovrebbe essere l'eccezione, alla fine per ognuno dei vicesegretari ci sarebbe una zona da presidiare. Com'è avvenuto in Toscana per Vannacci alle passate regionali (con pessimi risultati elettorali).

Se ne sta parlando nel Carroccio in questi giorni e rispetto a questo scenario ci sono due grandi punti interrogativi: innanzitutto se Zaia ha voglia, eventualmente, di entrare nella segreteria. Un titolo onorifico che però, a seconda di come viene interpretato, può essere molto politico. L'altro è Matteo Salv…

Un partito con dei vicesegretari territoriali, per così dire: Luca Zaia al nord, Roberto Vannacci al centro, Claudio Durigon al sud, Silvia Sardone per l'Europa. La Lega post-Veneto ha un gran punto interrogativo, cioè il destino del "Doge". E i lombardi, assieme ai veneti, premono per la svolta settentrionalista, cioè un più marcato ritorno ai valori originari. Avere una specie di portavoce del "sindacato del nord" come Zaia sarebbe l'ideale per rafforzarsi. Ma siccome il nord non dovrebbe essere l'eccezione, alla fine per ognuno dei vicesegretari ci sarebbe una zona da presidiare. Com'è avvenuto in Toscana per Vannacci alle passate regionali (con pessimi risultati elettorali).

Se ne sta parlando nel Carroccio in questi giorni e rispetto a questo scenario ci sono due grandi punti interrogativi: innanzitutto se Zaia ha voglia, eventualmente, di entrare nella segreteria. Un titolo onorifico che però, a seconda di come viene interpretato, può essere molto politico. L'altro è Matteo Salvini: non è chiaro come il segretario federale la pensi. Di sicuro però in Lombardia da tempo sta riprendendo piede l'anima territorialista che non aveva mai gradito le aspirazioni nazionaliste. E non sarà facile non tenerne di conto.

Le strade per l'ex presidente del Veneto, ultravotato alle scorse regionali come candidato consigliere "semplice", restano tutte aperte. Dalla candidatura a sindaco di Venezia a un eventuale posto da deputato - al posto di Alberto Stefani, suppletive permettendo - o così pure da ministro, se mai ci sarà un rimpasto, o magari uno spacchettamento di deleghe. Zaia dopotutto può essere una risorsa per tutta la coalizione di centrodestra. Ma siccome la politica è fatta anche di gelosie, pure troppo.

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