ROMA – «Nella storia non ricordo né guerre giuste, né paci giuste. Sull’Ucraina serve un sano realismo se vogliamo fermare questa carneficina», dice Cesare Maria Ragaglini, 72 anni, consigliere diplomatico di D’Alema, Amato e Berlusconi, sherpa al G8 con Prodi, ambasciatore all’Onu a New York e a Mosca (2013-2017), poi vicepresidente della banca statale di sviluppo russo, Veb.
Ambasciatore, Meloni è tra due fuochi, l’Europa e gli Usa. Il governo è diviso tra Trump, Putin e la Ue. Che fare?
«L’Italia ha mantenuto una posizione intermedia. Ha cercato una relazione privilegiata con gli Usa, adottando atteggiamenti che sono parsi poco leggibili agli altri partner europei. Ciò potrebbe averli indotti a interpretare questo atteggiamento come un indebolimento dell’Europa».
Cosa intende per “atteggiamento poco leggibile?”. Di fatto il governo sta con Trump?
«Non è detto che sia così. Abbiamo sempre sostenuto e finanziato gli aiuti all’Ucraina».
Secondo Prodi la premier Meloni ha privilegiato …
ROMA – «Nella storia non ricordo né guerre giuste, né paci giuste. Sull’Ucraina serve un sano realismo se vogliamo fermare questa carneficina», dice Cesare Maria Ragaglini, 72 anni, consigliere diplomatico di D’Alema, Amato e Berlusconi, sherpa al G8 con Prodi, ambasciatore all’Onu a New York e a Mosca (2013-2017), poi vicepresidente della banca statale di sviluppo russo, Veb.
Ambasciatore, Meloni è tra due fuochi, l’Europa e gli Usa. Il governo è diviso tra Trump, Putin e la Ue. Che fare?
«L’Italia ha mantenuto una posizione intermedia. Ha cercato una relazione privilegiata con gli Usa, adottando atteggiamenti che sono parsi poco leggibili agli altri partner europei. Ciò potrebbe averli indotti a interpretare questo atteggiamento come un indebolimento dell’Europa».
Cosa intende per “atteggiamento poco leggibile?”. Di fatto il governo sta con Trump?
«Non è detto che sia così. Abbiamo sempre sostenuto e finanziato gli aiuti all’Ucraina».
Secondo Prodi la premier Meloni ha privilegiato i rapporti con il presidente americano.
«Ma anche gli altri leader vanno sempre a Washington, e cercano di parlare con Trump, e di non antagonizzarlo».
Trump ci ha voltato le spalle?
«È più vistoso e aggressivo dei suoi predecessori, ma anche prima di Trump gli Stati Uniti non hanno mai amato l’Unione europea. Solo che prima c’era la Gran Bretagna che pensava a mettere i paletti ad una maggiore integrazione nella Ue».
Trump e Putin attaccano continuamente l’Europa. Non è un attacco ai nostri valori?
«Un’Unione europea sempre più integrata non piace né agli Stati Uniti, né alla Russia. Trump considera l’Europa un attore marginale, oltre che scontato. Ed è irritato del fatto che non abbia seguito immediatamente il suo piano, anzi lo contesta. Ci considera dei sabotatori della pace».
Lo pensa anche lei?
«No, io no. Però è un fatto che l’Europa sia stata in una posizione di totale sudditanza nei confronti degli Usa senza far valere i propri interessi geopolitici ed economici».
Cosa intende con sudditanza?
«Non ha mai assunto un’iniziativa diplomatica. Questa guerra, tornando indietro al 2014, si poteva evitare».
Quella dei volenterosi non è un’iniziativa diplomatica?
«Del tutto velleitaria. Perché mai la Russia dovrebbe accettare delle truppe Nato in Ucraina quando l’ha invasa proprio per evitare che Kiev entrasse nella Nato».
Cosa rimprovera agli europei?
«Di essere rimasti prigionieri di questo mito della vittoria dell’Ucraina, quando tutti sapevano che non sarebbe successo. Nel novembre 2022 lo disse pure il Capo degli stati maggiori congiunti Usa».
E quindi la diamo vinta a Putin?
«Non si tratta di darla vinta a Putin, ma di leggere la situazione con realismo».
Ritiene l’Europa fuorigioco?
«Lo dicono i fatti. Lo è per l’oggettiva incapacità di proporre soluzioni concrete. Perciò Trump ci ritiene inefficaci nel fermare il conflitto».
Gli Usa erano i nostri alleati.
«Ma Trump non ritiene questa la “sua” guerra. La vuole chiudere e staccare la Russia dalla Cina, anche se penso che sia troppo tardi».
Quindi lei è per accettare “l’accordo” Trump-Putin?
«Se vogliamo arrivare alla pace dobbiamo tutti mettere da parte le questioni che non sono attinenti alla realtà. Non le vorrei apparire cinico, ma alla fine quello che conta è un compromesso per finire questa guerra».