«Il vicepresidente americano JD Vance e l’amministrazione americana in passato avevano già attaccato esplicitamente l’Europa: accusandola di limitare la libertà di parola con le sue regole. Il visto negato a Thierry Breton è dunque un passo avanti sfrontato, che rivendica quelle posizioni e mira a influenzare una spinta ideologica precisa». Alessandro Aresu è l’analista specializzato in scenari geopolitici legati all’industria tecnologica, consigliere scientifico di Limes. Ha pubblicato di recente Geopolitica dell’Intelligenza Artificiale.
Thierry Breton è l’architetto del Digital Service Act. E con lui sono stati sanzionati quattro studiosi che monitorano fake news e discorsi d’odio. Che succede?
«Questa vicenda ci dice innanzitutto che fidarsi degli Stati Uniti è sempre più difficile: l’amministrazione Trump è capace di violare qualsiasi accordo. Dai dazi ai finanziamenti alla Nato, lo abbiamo già visto più volte. Sulle faccende digitali, poi, la questione è più complessa perché gli…
«Il vicepresidente americano JD Vance e l’amministrazione americana in passato avevano già attaccato esplicitamente l’Europa: accusandola di limitare la libertà di parola con le sue regole. Il visto negato a Thierry Breton è dunque un passo avanti sfrontato, che rivendica quelle posizioni e mira a influenzare una spinta ideologica precisa». Alessandro Aresu è l’analista specializzato in scenari geopolitici legati all’industria tecnologica, consigliere scientifico di Limes. Ha pubblicato di recente Geopolitica dell’Intelligenza Artificiale.
Thierry Breton è l’architetto del Digital Service Act. E con lui sono stati sanzionati quattro studiosi che monitorano fake news e discorsi d’odio. Che succede?
«Questa vicenda ci dice innanzitutto che fidarsi degli Stati Uniti è sempre più difficile: l’amministrazione Trump è capace di violare qualsiasi accordo. Dai dazi ai finanziamenti alla Nato, lo abbiamo già visto più volte. Sulle faccende digitali, poi, la questione è più complessa perché gli Stati Uniti sono i leader del mondo digitale e noi meri consumatori. Deboli perché non competitivi».
Attaccando Breton si fa però un passaggio ulteriore...
«Lui è l’ex commissario Ue per il Mercato Interno, con competenze sulle piattaforme online, che ha avuto liti dirette con Elon Musk. Ma non lo è più, ha lasciato dopo aver litigato con von der Leyen. A mio avviso si tratta sì di una ritorsione, ma che denota poca conoscenza degli equilibri della Commissione. Io poi credo che otterranno l’effetto opposto a quello preteso. Le norme saranno mantenute. Quindi è un atto inutile e controproducente. Mera ritorsione ideologica».
Non sarà un avvertimento indiretto alla Ue, risposta alla multa da 120 milioni di euro imposta a X a inizio dicembre per la violazione degli obblighi di trasparenza previsti dal Dsa?
«Che le aziende tecnologiche americane non vogliano pagare le multe europee, è evidente. Su questo Trump è allineato con gli obiettivi di Silicon Valley. Ma dev’essere chiaro che gli americani non hanno paura di noi. Nel 2025 hanno investito 400 miliardi in Intelligenza Artificiale. Le nostre multe sono spiccioli. Ci bullizzano perché non abbiamo alternative. Dobbiamo usare le loro piattaforme. Non essendo competitivi, risultiamo deboli. Se non miglioreremo le nostre capacità tecnologiche, resteremo in posizione di sudditanza. Questa vicenda deve svegliarci: dobbiamo investire su politiche tecnologiche o lo scontro proseguirà».
È significativo che gli Stati Uniti ci abbiano messo fra i violatori dei diritti umani nell’ultimo dossier redatto dal Dipartimento di Stato: proprio per le nostre regole, percepite da Trump come un limite per il diffondersi delle ideologie sovraniste che sostiene.
«Cerchiamo di salvaguardare la nostra democrazia e una certa visione del mondo. Ma viviamo in un contesto di interdipendenza armata. Siamo rivali, ma dipendenti. Finora abbiamo reagito solo con dichiarazioni d’intenti. Invece è il momento di reagire e agire, proprio per garantire i nostri valori e diritti. Un miglior sistema tecnologico sarebbe la miglior garanzia delle capacità europee».
Come si fa in un’Europa attraversata da pulsioni sempre più anti-europeiste?
«Serve forte volontà politica. E unità nell’applicarla. Ovvio che il gioco americano consiste nel dividerci, mantenendoci deboli. Non sarà facile avere reale capacità d’azione. Per questo dobbiamo invertire questa tendenza a ogni costo».
Gli Stati Uniti ci accusano di violare il diritto alla libertà di parola, ma intanto si arrogano il diritto di non far entrare chi critica Trump sui social.
«Sono su una strada irrazionale. Bloccare gli ingressi ha la stessa valenza di cacciare i ricercatori stranieri, questione che infatti divide il mondo Maga pro America First e Silicon Valley. Ma se proseguiranno con le chiusure, perderanno leadership. Azioni di quel tipo sono sintomi di travaglio e debolezza. Quando si accorgeranno del boomerang, invertiranno la rotta».