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Fenice, San Silvestro con protesta: orchestra e direttore contro Venezi

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La spilletta con una chiave di violino è stata distribuita al pubblico in Campo San Fantin, fuori dal teatro
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È ormai un braccio di ferro, «loro si aspettano che ci stufiamo, noi siamo determinati a far stufare loro», dice Francesca Poropat, orchestrale della Fenice di Venezia e rappresentante sindacale della Cgil nel teatro. Anche per il concerto di Capodanno infatti è andata in scena la silenziosa protesta delle lavoratrici e dei lavoratori contro la nomina governativa di Beatrice Venezi a direttrice musicale: una spilla sulla giacca, color oro, con rappresentata una chiave di violino con un cuore, «a dimostrazione del nostro amore per la musica. Non è un gesto contro qualcuno, ma contro la mancanza di rispetto verso gli artisti», aggiunge Poropat.

Anche Michele Mariotti, il direttore del concerto del 31 dicembre, ha indossato al bavero la spilletta. Se la sono autofinanziata i lavoratori — una spesa di oltre 700 euro — ed è stata distribuita anche al pubblico in Campo San Fantin, un modo di manifestare il dissenso che ha scelto il linguaggio dei simboli. Piccolo particolare: in queste ore …

È ormai un braccio di ferro, «loro si aspettano che ci stufiamo, noi siamo determinati a far stufare loro», dice Francesca Poropat, orchestrale della Fenice di Venezia e rappresentante sindacale della Cgil nel teatro. Anche per il concerto di Capodanno infatti è andata in scena la silenziosa protesta delle lavoratrici e dei lavoratori contro la nomina governativa di Beatrice Venezi a direttrice musicale: una spilla sulla giacca, color oro, con rappresentata una chiave di violino con un cuore, «a dimostrazione del nostro amore per la musica. Non è un gesto contro qualcuno, ma contro la mancanza di rispetto verso gli artisti», aggiunge Poropat.

Anche Michele Mariotti, il direttore del concerto del 31 dicembre, ha indossato al bavero la spilletta. Se la sono autofinanziata i lavoratori — una spesa di oltre 700 euro — ed è stata distribuita anche al pubblico in Campo San Fantin, un modo di manifestare il dissenso che ha scelto il linguaggio dei simboli. Piccolo particolare: in queste ore sono arrivate richieste anche da altri teatri italiani, da Trieste la richiesta è stata di cento pezzi.

Per ricapitolare la vicenda: Venezi, classe 1990, figlia dell’immobiliarista Gabriele Venezi — già esponente del partito neofascista Forza Nuova — si è diplomata in pianoforte nella sua città e in direzione d’orchestra al Conservatorio Verdi di Milano. Vicina agli ambienti della fiamma tricolore, ha espresso stima e amicizia per Giorgia Meloni e nel 2021 ha ricevuto il “premio Atreju” della kermesse di Fratelli d’Italia. Dal 2022 è consigliera per la musica al ministero della Cultura e nello stesso anno è stata nominata direttrice artistica della Fondazione Taormina Arte, tra le proteste del sindaco. Nel 2021 aveva anche affiancato Amadeus in una serata del Festival di Sanremo.

Qual è il problema? Che secondo i musicisti Venezi non ha le carte in regola, sul piano professionale, per ricoprire un ruolo di cotanto prestigio. Nonostante gli scioperi e altre forme di protesta andate in scena da settembre, né Comune né Regione né ministero alla Cultura hanno voluto retrocedere rispetto alla nomina. Né ha sortito alcun effetto la successiva sfiducia verso Nicola Colabianchi, direttore artistico — altra nomina governativa — che difende a spada tratta la scelta di Venezi. I rapporti dentro il teatro sono deteriorati: dall’8 ottobre scorso gli orchestrali non hanno più una interlocuzione formale né col sindaco Luigi Brugnaro né con Colabianchi.

Due sere fa anche Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera (FdI), ha indossato la spilletta della protesta. «Perché simboleggia anche il mio sostegno alle dichiarazioni in difesa della musica, dell’orchestra e del coro e della Fenice stessa», le sue parole. Una furbata, secondo gli orchestrali. I quali hanno ancora due cartucce per sventare l’arrivo di Venezi, previsto in autunno: coinvolgere il neo-presidente della Regione Alberto Stefani e sperare che dalle urne in primavera per il Comune venga fuori un sindaco più sensibile alle recriminazioni degli artisti.

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