I rossoverdi Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni sono stati tra i primi a definire «gravissimo e inaccettabile l’aggressione» al Venezuela. A ottobre avevano criticato apertamente il Nobel della pace a Maria Corina Machado, l’anti Maduro. «Trump si comporta come un pirata globale», hanno spiegato i due ieri in una nota.
Beninteso: sulla violazione del diritto internazionale operata dal presidente Usa, e sui rischi che implica per il mondo, sono tutti d’accordo a sinistra. Sul giudizio politico su Maduro le opinioni divergono. Un rapporto che viene da lontano. Tutto era iniziato con Chávez, il predecessore di Maduro. Che nel 2006 venne ricevuto con gran calore a Montecitorio, da Fausto Bertinotti, leader di Rifondazione e neo presidente della Camera.
Poi sono arriva…
I rossoverdi Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni sono stati tra i primi a definire «gravissimo e inaccettabile l’aggressione» al Venezuela. A ottobre avevano criticato apertamente il Nobel della pace a Maria Corina Machado, l’anti Maduro. «Trump si comporta come un pirata globale», hanno spiegato i due ieri in una nota.
Beninteso: sulla violazione del diritto internazionale operata dal presidente Usa, e sui rischi che implica per il mondo, sono tutti d’accordo a sinistra. Sul giudizio politico su Maduro le opinioni divergono. Un rapporto che viene da lontano. Tutto era iniziato con Chávez, il predecessore di Maduro. Che nel 2006 venne ricevuto con gran calore a Montecitorio, da Fausto Bertinotti, leader di Rifondazione e neo presidente della Camera.
Poi sono arrivati i Cinque stelle, intrisi di fascinazione per la rivoluzione venezuelana. Ieri il loro leader Giuseppe Conte, nel chiedere al governo di condannare l’attacco americano a Caracas, ha però definito «illiberale» il governo di Maduro. È una posizione diversa da quella storicamente tenuta agli albori dal Movimento. Nel marzo del 2017 un gruppo di tre parlamentari - Manlio Di Stefano, Ornella Bertorotta, Vito Petrocelli - arrivò a Caracas per partecipare alle manifestazioni ufficiali per il quarto anniversario della morte di Chávez. Quell’anno l’M5S votò contro una mozione che chiedeva il ripristino dei principi democratici in Venezuela. «La fame è stata ridotta del 21,1 per cento» era una delle obiezioni grilline. Due anni dopo Manlio Di Stefano, diventato nel frattempo sottosegretario agli Affari esteri, disse che il Venezuela era stato «molto penalizzato dall’embargo».
Filo Maduro è sempre stato Alessandro Di Battista. Nel 2019 fece discutere una sua presa di posizione in cui metteva sullo stesso piano il leader venezuelano con le opposizioni democratiche del Paese («Entrambi gli schieramenti fanno molti errori»). Quelli del Pd saltarono su. Ieri «Dibba» ha pubblicato un post su Facebook per dire che Trump l’ha fatto per il petrolio: «Per quattro anni parlando della guerra in Ucraina, media e politici hanno ripetuto il mantra del “c’è un aggressore e un aggredito e si sta con l’aggredito fornendogli armi per metterlo in condizione di negoziare la pace con l’aggressore”. Secondo voi la Commissione europea e i leader europei terranno questa posizione nei prossimi giorni? Sanzioneranno gli Usa per l’attacco al Venezuela? Figuriamoci». Sia Di Stefano che Di Battista non sono più in Parlamento.
Vari presidi si sono tenuti ieri in alcune città del Paese. Erano in duecento davanti all’ambasciata americana di via Veneto, a Roma. Tra gli striscioni esposti “Giù le mani dal Venezuela” e “Liberare subito Maduro”. Un altro sit-in, di circa duecento persone, a Milano, davanti al consolato Usa. A promuovere la mobilitazione Cgil, Anpi e Arci. Tra i cori anche: «Chávez presente, Maduro presidente». C’era anche una delegazione M5S, con l’eurodeputato Gaetano Pedullà.