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Radio radicale, salta la convenzione in manovra. Il cdr: “Preoccupati per la chiusura”

Massimo Bordin, storico direttore di Radio radicale, e di spalle Marco Pannella 

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I giornalisti sperano in un emendamento al Milleproroghe. Sullo sfondo le voci di una cessione ad Angelucci, smentite per ora dal segretario del partito Turco
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ROMA – La convenzione tra Radio radicale e lo Stato italiano non è entrata in manovra e rischia di saltare. Sarebbe la prima volta dal 1994 per l’emittente che segnò un’epoca, tra cronache dalle aule di giustizia e Parlamento o le celebri conversazioni tra Marco Pannella e lo storico direttore Massimo Bordin.

In ballo ci sono dieci milioni di euro, otto per la convenzione sulle sedute parlamentari e due per la digitalizzazione dell’archivio. Al netto dei 3,7 milioni di euro già stanziati dalla legge dell’editoria.

Dalla redazione in via Principe Amedeo di Roma non nascondono la preoccupazione “dopo due anni di relativa tranquillità” e la sorpresa arrivata durante le festività. Prima di Natale, il segretario del partito radicale, Maurizio Turco, che di fatto è l’editore della radio diretta da Giovanna Reanda, aveva rassicurato la redazione, “mostrandosi sicuro che ci sarebbe stato un accomodamento in manovra, ma così non è stato”, aggiungono dal cdr.

Ora le speranze sono riposte in un …

ROMA – La convenzione tra Radio radicale e lo Stato italiano non è entrata in manovra e rischia di saltare. Sarebbe la prima volta dal 1994 per l’emittente che segnò un’epoca, tra cronache dalle aule di giustizia e Parlamento o le celebri conversazioni tra Marco Pannella e lo storico direttore Massimo Bordin.

In ballo ci sono dieci milioni di euro, otto per la convenzione sulle sedute parlamentari e due per la digitalizzazione dell’archivio. Al netto dei 3,7 milioni di euro già stanziati dalla legge dell’editoria.

Dalla redazione in via Principe Amedeo di Roma non nascondono la preoccupazione “dopo due anni di relativa tranquillità” e la sorpresa arrivata durante le festività. Prima di Natale, il segretario del partito radicale, Maurizio Turco, che di fatto è l’editore della radio diretta da Giovanna Reanda, aveva rassicurato la redazione, “mostrandosi sicuro che ci sarebbe stato un accomodamento in manovra, ma così non è stato”, aggiungono dal cdr.

Ora le speranze sono riposte in un emendamento last minute al decreto Milleproroghe, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 31 dicembre scorso, ma in fase di conversione nei prossimi giorni. “Proprio perché di Milleproproghe nessuno aveva mai parlato finora”, il cdr fa sapere che chiederà un nuovo incontro con il segretario “per capire quali prospettive ci siano”. Non è escluso che si voglia portare al cospetto di Turco l’intera assemblea dell’emittente con tutti i lavoratori, giornalisti e tecnici.

Anche perché sullo sfondo della vicenda dei finanziamenti, si muovono le ombre di un’altra storia ben più oscura, iniziata l’estate scorsa quando l’editore aveva deciso di chiudere la fascia serale. Scelta bloccata dalla redazione che vedeva nella chiusura d’agosto l’inizio di una strategia volta a una riduzione del palinsesto e quindi del personale.

“Allora ci siamo opposti fermamente al ridimensionamento – ricordano dal cdr – ed erano uscite le voci di una cessione ad Angelucci”. L’ipotesi di un passaggio nelle mani del deputato leghista, proprietario della galassia mediatica di destra (dal Giornale a Libero al Tempo) allora venne smentita con decisione dal segretario.

"Ma la chiusura della fascia serale aleggia ancora, – continua il cdr – con la conseguenza di una nostra duplice preoccupazione. Senza convenzione cosa succede, si chiude? O c’è dietro qualcun altro?”.

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