✕

Consenso “riconoscibile”, Elisa Ercoli (Differenza donna): "Passo indietro ai danni delle vittime”

Ascolta l'audio

La presidente dell’associazione: “Si rischia di non capire le situazioni in cui la donna si paralizza e non reagisce”
1 minuti di lettura

Elisa Ercoli, da presidente di Differenza donna che si batte contro la violenza di genere, cosa pensa dell’aggiunta dell’aggettivo “riconoscibile” nel nuovo testo del ddl stupri?

«Mi sembra un passo indietro rispetto alla attuale giurisprudenza e alla Convenzione di Istanbul. Il consenso è consenso e basta. Come un “no” è un “no”. E un “sì” è un “sì”. Non servono aggettivi».

Quale rischio intravede?

«Che introducendo quel termine ricada di nuovo sulla parte offesa la responsabilità di aver espresso in modo riconoscibile il proprio consenso e di doverlo provare. Noi che lavoriamo con le donne vittime di violenza sappiamo benissimo che ci sono situazioni coniugali o extraconiugali in cui il non consenso viene espresso implicitamente o silenziosamente e in cui il contesto di una relazione sussistente o pregressa non impedisce affatto lo stupro. Non solo: ci preoccupano anche le situazioni, estremamente frequenti, in cui le donne si paralizzano. Quel terrore immobile esprime un non con…

Elisa Ercoli, da presidente di Differenza donna che si batte contro la violenza di genere, cosa pensa dell’aggiunta dell’aggettivo “riconoscibile” nel nuovo testo del ddl stupri?

«Mi sembra un passo indietro rispetto alla attuale giurisprudenza e alla Convenzione di Istanbul. Il consenso è consenso e basta. Come un “no” è un “no”. E un “sì” è un “sì”. Non servono aggettivi».

Quale rischio intravede?

«Che introducendo quel termine ricada di nuovo sulla parte offesa la responsabilità di aver espresso in modo riconoscibile il proprio consenso e di doverlo provare. Noi che lavoriamo con le donne vittime di violenza sappiamo benissimo che ci sono situazioni coniugali o extraconiugali in cui il non consenso viene espresso implicitamente o silenziosamente e in cui il contesto di una relazione sussistente o pregressa non impedisce affatto lo stupro. Non solo: ci preoccupano anche le situazioni, estremamente frequenti, in cui le donne si paralizzano. Quel terrore immobile esprime un non consenso chiarissimo eppure spesso non riconosciuto».

Bongiorno dice che il consenso “riconoscibile” sgombri il campo da criticità, strumentalizzazioni.

«Al contrario: quell’aggettivo non fa riferimento al consenso “libero e attuale” di cui si parlava nella versione precedente del ddl che sottolineava come il consenso fosse revocabile in qualsiasi momento perché qualsiasi persona, uomo o donna che sia, è sempre l’unica detentrice del proprio corpo».

L’introduzione del concetto di consenso è però un grande balzo in avanti. La mediazione che si sta tentando le sembra un passo indietro?

«Per quanto ne sappiamo, anziché una rivoluzione, è la dichiarazione di un Paese arretrato in cui una parte di uomini, come Salvini, pensa che questa mediazione serva per sgombrare i tribunali da false accuse di stupro che le donne avrebbero formulato per vendetta. Una mistificazione antistorica. Avviene il contrario: le denunce e i processi per stupro gravano tutti sulle spalle delle donne. Spero che si accenda un dibattito forte e che anche gli uomini si ribellino a chi pensa di affrontare la violenza di genere dipingendoli come perseguitati».

Leggi i commenti